Che si voglia o meno passare per sadici o realisti, la morte è una delle poche certezze di cui disponiamo; riusciamo ad evitarla -letteralmente- per una vita intera ma non potendo scamparne la questione finale rimane solo di che morte morire.

È ormai noto che il fumo, una cattiva alimentazione e in generale uno stile di vita poco salutare siano elementi che conducono verso quelle che vengono definite le principali cause di morte. A prescindere da questi elementi, che chiameremo più correttamente fattori di rischio, quanti di noi saprebbero dire, tuttavia, in relazione al loro sesso ed età, il pericolo più grande a cui vanno incontro quotidianamente?

L’ISTAT (istituto nazionale di statistica) ha pubblicato a Dicembre del 2014 un dettagliato studio sui decessi italiani di tutto il 2012. In linea con gli altri paesi occidentali, le principali cause di morte includono le malattie del cuore, le cerebrovascolari, l’ipertensione e i tumori ad oggi più diffusi.

Il 50% circa dei decessi avviene tra i 65 e gli 84 anni e consultando i dati vediamo appunto che per gli uomini la principale causa è la malattia ischemica cardiaca mentre per le donne le malattie cerebrovascolari.

Potremmo dilungarci a lungo su questi grandi numeri dell’età avanzata, oppure discutere del picco di morti per tumore maligno tra i 45 e 64 anni (per gli uomini polmone al primo posto, colon-retto al quarto e fegato al quinto, per le donne nelle prime tre posizioni seno, polmone e colon-retto), oppure ancora trattare la mortalità infantile e i decessi prima dei 14 anni ma abbiamo deciso, per questo articolo, di raccontare una fascia d’età spesso meno considerata in questi studi nonostante includa molti di noi direttamente: i periodi tra i 15 e i 24 anni e tra i 25 e i 44 anni.

Tra i 15 e i 24 anni, al primo posto sia per quanto riguarda i ragazzi che le ragazze, troviamo gli incidenti di trasporto. Anche il secondo posto è in comune tra i due sessi ed è occupato da un altro aspetto molto delicato che affligge la società: i suicidi e l’autolesione intenzionale.

Passando alla categoria successiva uomini e donne prendono due strade diverse: per gli uomini si mantiene la stessa direzione con incidenti e suicidi ma iniziano ad avere peso le malattie cardiocircolatorie e il tumore al polmone. Per quanto riguarda le donne assistiamo invece a un repentino picco di insorgenza di morte per tumore al seno, seguito dai suicidi e dagli incidenti. Anche in questo caso inizia ad essere evidente una percentuale di tumori al polmone.

Per ora ci siamo limitati a riportare i dati ma non possiamo non porre particolare attenzione alle principali cause che abbiamo appena citato. Non si fa mai abbastanza propaganda riguardo la prudenza alla guida e questi dati ne sono la prova evidente: il dato è chiaro, nel 2012 la principale causa di morte nei giovani sono gli incidenti. Passiamo giornate a studiare patologie rare e troppo spesso ci dimentichiamo che il principale rischio per i nostri coetanei è rappresentato da un evento non prevedibile come un incidente.

Anche per quanto riguarda il disagio psichico ci sarebbe molto da dire, questo viene spesso sminuito e non trattato, la malattia della mente non ha purtroppo ancora la stessa dignità delle malattie del corpo, tutto questo nonostante l’evidente e palese impatto sulla società. Tante ragazze e ragazzi muoiono per un tabù storico della società, molti altri, i sopravvissuti, sono invece costretti ad una vita da emarginati.

Ultima, ma non meno importante, questione su cui poniamo attenzione è l’incidenza del tumore al seno in donne che a tutti gli effetti possiamo ancora considerare giovanissime. Non sarebbe sufficiente questo dato per promuovere all’unisono l’assoluta importanza della prevenzione?

Abbiamo introdotto l’articolo dicendo che banalmente potremmo ridurre tutto al modo in cui il destino decide di farci morire ma alla luce dei dati riportati non si può negare che la cura delle persone non debba essere rilegata al trattamento di patologie ben note, e non sempre ben conosciute, ma debba necessariamente passare attraverso rami quali la prevenzione, l’educazione e l’integrazione completa della persona con la società cui appartiene.

Salvare la vita a molti dei giovani citati vorrebbe dire aumentare statisticamente il numero dei decessi per altre cause purtroppo ancora poco trattabili ma, al contempo, dal nostro punto di vista, sarebbe l’equivalente di aver iniziato a fare qualcosa di buono per la salute pubblica.

Fonti | ISTAT