Energy drink che ti mettono le ali, per davvero

Nella nostra società moderna sempre più spesso studenti sotto esame, professionisti con ansia da prestazione e persone comuni ricorrono a bevande a base di caffeina, zuccheri e molecole “ricostituenti” per migliorare le loro performance fisiche e cognitive. La RedBull ha aperto le danze in Europa nel 1997, ma in America si conoscevano già nel secondo dopoguerra e venivano commercializzati promettendo gli stessi miracoli di quanto fanno oggi. I primi energy drink erano rivolti agli sportivi che li vedevano come un modo legale di aumentare le loro prestazioni fisiche in prossimità di una competizione o migliorare la velocità di recupero dopo l’attività agonistica. Negli anni il target principale è cambiato ed oggi queste bevande spopolano tra i teenager.

Uno studio di pochi mesi fa, condotto dall’Università di Dammam e pubblicato sull’International Journal of Health Sciences, ha analizzato quali fossero gli effetti “collaterali” più comuni dopo l’assunzione di energy drink sia negli adolescenti che nei giovani adulti. La conclusione degli autori è particolarmente preoccupante tanto che consigliano di “limitare o proibire la vendita finché ulteriori ricerche non abbiano stabilito la loro sicurezza in particolare tra gli adolescenti“.
Sicuramente qualcuno potrebbe dire che gli arabi non hanno mai visto di buon occhio i prodotti occidentali: hanno l’ISIS, le guerre, il petrolio, la Siria, l’Iraq ecc ecc.

Per questo motivo, al fine di scrivere questa “review” basandoci su dati statisticamente significativi e risultati sperimentali ottenuti da più autori, abbiamo deciso di tenere in considerazione uno studio svizzero (pubblicato nel 2015 su PLoS ONE) condotto dalla professoressa Evangelia Liakoni del Dipartimento di farmacologia e tossicologia dell’Università di Basel.
Questa ricerca ha coinvolto 1139 studenti tra i 14 e i 19 anni e ha svelato come più della metà di loro hanno utilizzato almeno una volta un “soft enhancer” al fine di migliorare l’attenzione o la capacità di memoria in prossimità di un test scolastico. Inoltre, il dato ancora più allarmante è costituito dal fatto che il 54.4% dei partecipanti ha anche ammesso di aver assunto dei farmaci regolarmente prescritti per ottenere risultati cognitivi migliori.

La “chimica” degli energy drink

Il dato ormai chiaro è che oggi due consumatori su tre hanno un’età compresa tra i 13 e i 25 anni. Non è quindi anomalo che in rete possiamo trovare sempre più ricerche che valutino la loro sicurezza in organismi giovani e non completamente sviluppati a livello anatomo-fisiologico.
Tutti gli studi a riguardo analizzano i vari effetti indesiderati organizzandoli per organi o sistemi perché, a prescindere dal cuore o dal cervello (dove probabilmente si hanno gli effetti maggiormente visibili), l’azione di queste bevande a base di caffeina, glucosio, taurina e vitamina B si esplica anche a livello metabolico, renale e gastrointestinale.

Il “problema” principale degli energy drink è l’alta dose di caffeina che essi contengono in relazione alla modesta quantità di acqua. Spesso inoltre chi li assume non si limita a berne uno, come si potrebbe fare con un caffè o un the, ma può berne anche 3-4 nel giro di un’ora. In questo modo la concentrazione di molecola attiva all’interno dal sangue raggiunge dosaggi così alti da causare un’intossicazione acuta ed esacerbare effetti negativi sempre maggiori sui vari organi.
Basti considerare che in media ogni lattina contiene tra gli 80 e i 150mg di caffeina, mentre  le prime “reazioni avverse” si manifestano già con l’assunzione di 200mg.

Effetti cardiovascolari

Già dopo 30 minuti dall’assunzione numerosi studi hanno evidenziato ciò che può sembrare banale: aumento della frequenza cardiaci e della pressione arteriosa. In altre parole il loro cuore batte più velocemente e con “più forza” proprio come accade quando ci alleniamo in palestra sul tapis roullant.
Ci sono anche conseguenze più rare (per fortuna) e temibili come: l’aumento del rischio di aritmia ventricolare, l’elevazione del tratto ST, aumento della formazione di aneurismi arteriosi e infarto del miocardio. In particolare si è visto che il consumo di energy drink causa una diminuzione della funzione endoteliale con conseguente aumento dell’attività piastrinica e maggiori possibilità di formazione di trombi che possono andare ad occludere le arterie coronarie.
In letteratura sono anche riportati due casi di giovani adolescenti (rispettivamente 14 e 16 anni) in cui si è manifestata fibrillazione atriale in seguito al consumo smisurato di questi drink.

Effetti neurologici e psicologici

I primi segni neurologici dovuti alla tossicità acuta da caffeina si manifestano già per dosi superiori ai 200mg e comprendono: insonnia ed ansia, tremore muscolare, difficoltà nel riposare e cefalea.
Negli ultimi anni si sono verificati sempre più casi di mal di testa caffeina-dipendente tanto che numerosi neurostudiosi hanno evidenziato come la caffeina attivi direttamente alcuni recettori corticali pro-nocicettivi; in altre parole è come se stimolasse il nostro cervello a “sentire più dolore”.
L’assunzione di più di 300mg di sostanza attiva aumenta il rischio di sviluppare delle vere e proprie allucinazioni che possono slantentizzare stati di delirio o paranoia che possono spingere l’individuo a gesti di aggressività immotivata nei confronti degli altri.
Infine ricerche in-vitro hanno dimostrato come caffeina, taurina e guaranà promuovono una riduzione dell’attività di alcuni enzimi fondamentali alla rimozione dei prodotti tossici dalle nostre cellule. In particolare viene ridotta l’attività di SOD (Super-Ossido-Dismutasi) e della catalasi con aumento della concentrazione intracellulare di radicali liberi dell’ossigeno (ROS) e aumento dell’apoptosi delle cellule nervose. Il nostro cervello invecchia prima perché non riesce a difendersi più adeguatamente dai prodotti “tossici” che normalmente produce.

Effetti gastrointestinali e metabolici

Oltre al “problema” caffeina gli energy drink sono anche super-addizionati con zuccheri. È proprio lo zucchero uno dei co-responsabili dell’aumento delle attività cognitive, questo perché il nostro cervello ne è ghiotto.
Allo stesso tempo però tutti questi carboidrati semplici (in una lattina possono esserne presenti fino a 34 g) aumentano il rischio di sviluppare diabete di tipo II, obesità e da recenti studi sembra modifichino il microbiota intestinale. L’insieme di batteri “buoni” che ognuno di noi possiede all’interno del proprio tubo digerente diventa meno attivo, viene ridotta la sua bio-diversità e di conseguenza anche l’espressione dei geni che questi microorganismi esprimono è alterata.
L’effetto che dovrebbe sconvolgere maggiormente è messo in luce da uno studio americano: la caffeina riduce in maniera dose-dipendente la sensibilità dell’insulina sul suo recettore. Ogni mg/kg di caffeina introdotta c’è bisogno del 5,8% in più di insulina per evocare la medesima risposta recettoriale.
L’insulino-resistenza è un problema serio che è la causa di alcuni disturbi metabolici quali il DM di tipo II e la sindrome metabolica, malattie sempre più diffuse nella nostra comunità del “benessere”.

Effetti renali

La caffeina fa dimagrire? A questa domanda non esiste una risposta univoca. Ovviamente i muscoli e il sistema cardiovascolare lavorano di più, consumano più ossigeno e nutrienti e quindi, almeno in linea teorica, c’è una minore deposizione di tessuto adiposo (anzi viene anche stimolata la lipolisi). Allo stesso tempo però le alte concentrazioni di zuccheri e l’azione della caffeina sull’insulina causano l’effetto inverso e quindi il nostro organismo è indotto ad accumulare più grasso. Fin qui i due effetti potremmo dire che si bilanciano.
Per quanto riguarda il rene invece è certo che questa molecola causi l’aumento della diuresi e in particolare dell’eliminazione di sodio. Questa riduzione dello ione può comportare degli squilibri idroelettrici particolarmente importanti specialmente quando il soggetto è disidratato o non riesce ad integrare adeguatamente la perdita.
Sicuramente un’aumento della natriuresi causa una riduzione del volume del plasma e quindi un’apparente riduzione del peso corporeo (in realtà non si è perso grasso ma acqua!).

E i benefici?

Come non è tutto oro quello che luccica potremmo dire che non è tutto sterco quello che puzza…o quasi.
Sicuramente ci sono degli effetti benefici della caffeina che però vanno ben soppesati rispetto ai rischi che abbiamo evidenziato fino ad ora.
In particolare questa molecola migliora le performance muscolari aerobie (quelle anaerobie rimangono invariate) e le prestazioni mentali quali il tempo di risposta, la concentrazione e la memoria.
Inoltre la grande quantità di caffeina presente negli energy drink migliora l’umore e la resistenza fisica tanto da indurre nell’utilizzatore una certa condizione di “onnipotenza” che poi è alla base della diffusione di queste bevande negli ultimi anni.
Alcuni studi hanno anche evidenziato che assumere 75mg di caffeina sotto forma di chewing-gum circa 2 ore prima di mettersi al volante migliora le capacità di guida e l’attenzione del conducente riducendo sensibilmente la quantità di episodi di addormentamento.

In definitiva ciò su cui è importante riflettere riguarda l’uso (e l’abuso) fatto dagli adolescenti d’oggi di questi energy drink, spesso mixati con alcolici o altre sostanze stupefacenti che alterano ulteriormente l’effetto finale con risultati non prevedibili e potenzialmente fatali.

Fonti | Articolo principale, Articolo PLoS ONE