Qualche mese fa i ricercatori della Scuola di Medicina “Lewis Katz” della Temple University di Philadelphia capitanati da Kamel Khalili sono riusciti ad eliminare il genoma di HIV dalle cellule del sistema immunitario in-vitro riuscendo, oltretutto, a prevenirne la reinfezione. Lo stesso team ha pubblicato ieri su Gene Therapy i risultati di uno studio che dimostrano, per la prima volta in assoluto, la possibilità di eradicare HIV in-vivo utilizzando la stessa strategia.

Giusto per ricordarvelo, CRISPR/Cas9 è un sistema molecolare ricavato dai batteri in cui vi è una proteina (Cas9) in grado di degradare precise sequenze di DNA complementari ad un RNA guida (gRNA).

Nell’esperimento in questione, gli scienziati hanno preso alcuni ratti contenenti nel loro DNA alcune sequenze fondamentali di HIV-1 e li hanno infettati con dei virus appositamente modificati per programmare le cellule infettate in modo che producano la proteina Cas e gli RNA necessari per guidare questa verso le sequenze di HIV.

Le successive analisi del sangue e dei pezzi bioptici prelevati dalle cavie hanno mostrato l’effettiva capacità di questo metodo di tagliare via dall’ospite i segmenti di genoma di HIV-1 e produrre una soppressione della produzione degli RNA virali.

Nello svolgimento di questo studio, uno dei problemi maggiori è stato il trovare un modo adatto per portare il genoma con le istruzioni per sistema Cas9/gRNAs alle cellule bersaglio: per ovviare a ciò sono ricorsi a dei Virus Adeno-Associati e alla Cas9 derivata dallo Stafilococco Aureus (saCas9), abbastanza piccola da poter essere trasportata da questi.

Il risultato è incredibile, bisogna però puntualizzare che questo studio, per quanto ottimo, è un “proof-of-concept“, un lavoro con lo scopo di dimostrarne la fattibilità o la fondatezza degli elementi in esame: per arrivare a risultati molto più tangibili, con qualche impatto sulla clinica, sarà necessario molto altro lavoro.

Per onestà intellettuale dobbiamo però mettervi al corrente di uno studio pubblicato verso fine aprile su Cell Reports che potrebbe smorzare l’entusiasmo per questi risultati. Secondo questo studio, l’uso di CRISPR/Cas9 anti-HIV, oltre ad abbattere la carica virale, può portare anche alla formazione di ceppi di HIV resistenti al trattamento.

La formazione di ceppi mutanti di HIV resistenti ai farmaci (escape mutants) è un fenomeno di cui vi avevamo già parlato in altri articoli in maniera più esaustiva. In breve, generalmente la farmaco-resistenza è data dalla bassa accuratezza del processo di trascrizione virale chè può comportare mutazioni delle proteine target dei farmaci tali da renderle “non aggredibili” da questi; in questo caso, in base alle evidenze sperimentali, la genesi dei cosiddetti escape mutants potrebbe essere frutto di alcuni processi cellulari di riparazione del DNA.

Nonostante questo vogliamo comunque essere ottimisti: conoscendo un fenomeno che può portare ad un risultato sfavorevole, si può sempre studiare una contromossa.

Fonti | articolo originale 1, articolo originale 2