Nel XXI secolo pare che uno dei problemi principali degli italiani sia il morboso attaccamento al nucleo familiare: spesso si arriva a 30 anni senza aver “tagliato il cordone ombelicale”, rimanendo attaccati alla mamma e al papà. Negli ultimi anni c’è chi ha preso alla lettera questo modo di dire ed ha assecondato la diffusione di una nuova pratica: il Lotus Birth. Dopo una lunga diatriba tra comunità scientifica ed esponenti della paramedicina, è il Royal College of Obstetricians and Gynaecologists (RCOG) a prendere la parola per chiarire i dubbi riguardo a questo metodo: vediamo insieme dove è stato tracciato il limite tra verità e speculazione.

Cos’è?

Il Lotus Birth è una pratica, che si è diffusa negli ultimi anni, che consiste nel non recidere il cordone ombelicale al momento della nascita del bambino, ma di lasciarlo attaccato alla placenta, anche dopo la sua espulsione, fino a che questo non si stacchi in maniera naturale. Normalmente l’essiccazione del cordone avviene a pochi giorni dalla nascita, tuttavia, ad oggi, non ci sono evidenze scientifiche sui benefici derivanti da questo nuovo metodo. Fino al momento del distacco la placenta viene lavata, conservata in un apposito sacchetto e trasportata sempre con il neonato (viene opportunamente profumata poichè i tessuti morti, dopo poche ore cominciano a maleodorare). Il nome deriva da Mrs. Clair Lotus Day, un’infermiera californiana, che millantava di avere la capacità di vedere l’aura delle persone. Affermava che questa fosse più forte ed integra in chi non avesse ancora subito il taglio del cordone: nel 1974, al momento della nascita di suo figlio chiese di non recidere il cordone, dando inizio al Lotus Birth.

Ovviamente va da sè che ogni donna ha il diritto di fare le proprie scelte in merito a cosa sia più appropriato al momento del parto e nelle prime ore postpartum, ciononostante la priorità dovrebbe andare alla sicurezza ed al benessere del bambino e della madre. Prima di scegliere di non recidere il cordone ombelicale, ogni donna dovrebbe essere informata dei potenziali rischi che potrebbe comportare. A questo discorso si aggiunge, inoltre, che il Lotus Birth è una pratica che ha preso piede negli ultimi anni, quindi oltre alla disinformazione dilagante, si aggiunge anche una mancanza di dati e di tempo per approfondire gli effetti a lungo termine sulla vita del bambino.

L’opinione del RCOG

“Se lasciata per un periodo di tempo significativo, la placenta rischia di infettarsi e di conseguenza di causare una batteriemia nel neonato. La placenta è un organo molto suscettibile alle infezioni poichè contiene sangue. Subito dopo la nascita, una volta che il cordone ombelicale smette di pulsare, la circolazione all’interno della placenta cessa e questa diviene, essenzialmente, un tessuto morto. Se una donna opta per il Lotus Birth, il RCOG raccomanda fortemente che il neonato venga monitorato in maniera intensiva, per trattare immediatamente un’eventuale infezione.” – (Dr Patrick O’Brien, portavoce del RCOG)

Secondo la medicina

La placenta, come tutti sappiamo, è quell’organo che consente al feto di ricevere ossigeno e nutrienti dalla madre e contemporaneamente funge da barriera per proteggerlo da sostanze potenzialmente nocive. Al momento del parto, questa, si stacca dal punto di inserzione nell’utero, cessando quindi lo scambio tra sangue fetale e sangue materno. Ci sono evidenze scientifiche che dimostrano come il taglio precoce del cordone ombelicale sia nocivo per il bambino poichè, nei primissimi minuti dopo la nascita, il sangue materno continua ad essere preziosissimo per il neonato, ovviamente fino alla cessazione della pulsazione del cordone; questo, però, non va in contraddizione con il discorso che lasciare un tessuto morto in contatto con un individuo immunodepresso (come tutti i neonati) possa essere un grave errore.

Al termine della pulsazione, il sangue ha già smesso di circolare, il cordone collassa ed il tessuto comincia ad andare incontro ad un’essiccazione progressiva fino al distacco spontaneo. Il sangue tuttavia rimane nella placenta, non viene espulso, ma non circola. Di qui la domanda: che vantaggio può dare avere un’appendice di sangue stantio e coagulato? La risposta è nessuno. Allora poniamone un’altra: può essere un rischio? E qui ci ritroviamo costretti a dire SI, un tessuto morto, ricco di sangue in stasi, è il terreno ideale per la proliferazione di microrganismi patogeni (anche se purtroppo non ci sono dati sufficienti affinchè questo rischio venga quantificato).

Dall’altro lato dello schieramento, dai sostenitori della medicina alternativa e della paramedicina, si sostiene con fermezza il contrario: il rischio d’infezione, secondo loro, aumenterebbe con il taglio del cordone ombelicale. Tuttavia, vivendo nell’era dell’igiene e della prevenzione, sono decine di anni che si previene il rischio infettivo del taglio del cordone con utilizzo di materiale sterile, disinfettante in abbondanza e precisione nei gesti chirurgici.

Secondo la pseudoscienza

I sostenitori del Lotus Birth, per rispondere ai continui attacchi di medici che non vorrebbero prestarsi a questa nuova usanza, sostengono che il cordone ombelicale, dopo aver smesso di veicolare sangue, si trasformi un un’ottima via per il trasferimento di “energia”. Ammetterete che, se qualcuno mai dovesse darvi una risposta del genere, al vostro lato scientifico probabilmente verrebbero le crisi epilettiche. Indagando sulle argomentazioni usate a sostegno di questa tesi, nel sito ufficiale possiamo trovare scritto:

“E’ un periodo di transizione in cui il bambino può separarsi dal corpo della madre dolcemente e gradualmente e completare il suo corpo eterico (quella parte invisibile all’occhio fisico, è la parte più importante di noi che fa percepire le sensazioni). Un tempo importante per stabilizzare il sistema respiratorio autonomo e gli altri organi.”

In quest’aria mistica e poco concreta possiamo anche avventurarci nei vantaggi apportati dal Lotus Birth, secondo i sostenitori:

  • Miglioramenti considerevoli in armonia fisica e stabilità metabolica.
  • I neonati non perdono energie nel tentativo di stabilizzare il proprio sistema.
  • Risparmia ai neonati una violenza ed una fonte di stress.
  • Il Lotus Birth da ai bambini gli strumenti di una lunga vita.

Si parla, quindi, di dolore del neonato nell’essere separato da una parte di sé, si parla di un tessuto morto che conserverebbe la capacità nocicettiva. Anche in questo l’anatomia dà torto a questa tesi, da qualche centinaio di anni, si ha la prova scientifica che il cordone ombelicale sia completamente privo di innervazione: non esiste nessuna via nervosa che possa condurre un eventuale stimolo doloroso al SNC del neonato.

In conclusione

Noi medici siamo spesso accusati di essere freddi, con una mentalità chiusa, e poco propensi a credere in quello che non possiamo vedere. La verità è che è un luogo comune ben lontano dall’essere vero, chiunque abbia intrapreso questa strada sa che la medicina non è una scienza esatta, e che ogni paziente è una cosa a sè: ciò che funziona per uno non è detto funzioni anche per un altro con la stessa identica patologia. Tuttavia ci insegnano, fin dal primo giorno, che a supporto di una tesi ci vogliono evidenze scientifiche, che l’energia, come tutte le grandezze fisiche, ha un’unità di misura e che di corpo ce n’è uno solo, quello eterico non sappiamo neanche cosa sia.

Abbiamo giurato “di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale”, quindi se un medico, un giorno, dovrà dirvi che può essere pericoloso, per voi o per il vostro bambino, pensateci due volte prima di dargli dell’ottuso mentale, magari sta solo cercando di rispettare i principi etici per cui ha votato la propria vita al camice bianco.

Fonti | Articolo RCOG, sito ufficiale Lotus Birth Foto | Michele Pampanin Fotografia