Dobbiamo ammetterlo: sembra un titolo degno di “Famiglia cristiana” o “Viver sani e belli”, senza nulla togliere ai lettori di queste di interessantissime riviste di cultura e società.
In realtà questo è il risultato a cui sono giunti gli studiosi della Duke University, pubblicando uno studio su Molecular Psychiatry, dove hanno spiegato come la povertà possa influenzare l’espressione di alcuni geni del DNA coinvolti nello sviluppo di patologie quali ansia, depressione e dipendenze.

Uno studio sulla “povertà”

Johanna Swartz, studiosa presso il dipartimento di Psicologia e Neuroscienze dell’Università di Duke, ha condotto uno studio prospettico mirato ad analizzare quali potessero essere le conseguenze di un basso status socio-economico (in inglese SES) sul cervello di 183 adolescenti.

I ragazzi, di età compresa tra gli 11 e i 19 anni, sono stati valutati sia psicologicamente (attraverso valutazione da parte di esperti e dati comportamentali) sia mediante l’uso di tecniche di neuro-imaging.

Il risultato principale a cui è giunto il team riguarda 132 individui del campione iniziale (72%), nei quali è stato dimostrato che la variazione di metilazione in specifiche regioni di alcuni geni, associato ad un basso SES, predice cambiamenti patologici delle funzioni cerebrali.
In particolare si è visto coloro che vivevano sotto la “soglia di povertà” subiscono un’incremento della metilazione di specifiche sequenze di DNA del promotore del gene SLC6A4, che codifica per il trasportatore della serotonina (SERT).

Tutta una questione di serotonina

Il ruolo di questa proteina SERT all’interno del cervello umano è essenziale: è presente a livello della membrana pre-sinaptica dove regola la ricaptazione del neurotrasmettitore serotonina. In altre parole è responsabile della cessazione dello stimolo di questa molecola sulla membrana post-sinptica e contemporaneamente assicura il recupero della stessa da parte del neurone che l’ha rilasciata, impedendo che debba essere riprodotta nuovamente e trasportata verso il bottone sinaptico.

Ad oggi non sappiamo ancora completamente come la serotonina agisca a livello del SNC; sicuramente variazioni di questo trasportatore sono responsabili di svariati comportamenti patologici come l’alcolismo, la depressione, i disordini ossessivo-compulsivi, la fobia sociale e il disturbo d’ansia generalizzata. 

Un’alterazione “ereditabile”

L’alterazione nel pathway di metilazione del promotore del gene SLC6A4, che gli studiosi americani hanno evidenziato, comporta una iper-attività della serotonina all’interno dell’amigdala. L’anomala attivazione di quest’area è stata associata allo sviluppo di depressione, ansia e dipendenze.

In realtà non è tutto. La cosa più interessante, che rende questo studio ancora più importante dal punto di vista socio-sanitario, riguarda l’evidenza che questo cambiamento di espressione avviene con un meccanismo epigenetico: in altre parole la “modifica” è ereditabile.
Proprio per questo motivo si è osservato che in questi soggetti si sviluppa una depressione familiare e che questi, anche se vengono allontanati dal loro ambiente “di nascita”, tendono comunque a sviluppare in seguito sintomi depressivi o severe dipendenze a multiple sostanze.

Prima l’uovo o la gallina?

Il problema principale quando parliamo di alterazioni genetiche è uno: bisogna definire bene il nesso di causalità. In altre parole ci si deve chiedere se è stata la patologia a causare un’alterazione del DNA oppure effettivamente una modifica della metilazione può comportare lo sviluppo patologico. Inoltre, in questo caso, bisogna anche valutare quanto l’ambiente abbia influito effettivamente nel cambiamento del pathway di espressione genica.

Ovviamente la dott.ssa Swartz ha risposto a questi dubbi ribadendo che ormai in letteratura ci sono numerose evidenze di come la “povertà” possa influenzare lo sviluppo mentale di giovani adulti. In quest’ottica è possibile che questa condizione sia responsabile anche di cambiamenti più profondi e radicati attraverso tutta una serie di meccanismi: aumentato stress, fattori di rischio ambientali, scarsa qualità di vita, inquinamento acustico esposizione alla violenza o criminalità.

In Italia, secondo i dati ISTAT del 2014, sono più di 4 milioni le persone che vivono sotto la soglia di povertà (ndr. il 6,8% della popolazione totale); di questi 1 milione 45 mila sono minori.
Non sappiamo come sia variato questo dato negli ultimi mesi, ma possiamo affermare che, se quanto riportato sopra fosse vero, tra poco più di un decennio ci troveremo di fronte alla più grande “epidemia” di malattie psichiatriche mai affrontata dal genere umano.

Come già diceva l’OMS nel 1948 la salute è “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza dello stato di malattia o di infermità”. Forse un giorno finiremo per dire che i soldi non comprano la salute ma tengono lontana la povertà, che è una malattia.

APPROFONDIMENTO | Link articolo originale, Info sull’epigenetica