Il cancro continua ad essere la vera “peste” del nostro secolo. Ad oggi, nonostante ci siano stati degli importantissimi progressi sia nel campo della chirurgia che della farmacologia, per alcuni tipi di tumore non siamo riusciti ancora ad offrire delle soluzioni veramente efficaci. Inoltre uno dei problemi che ci troviamo sempre più spesso ad affrontare riguarda la formazione di metastasi.

Per fortuna ogni tanto i giapponesi ci danno qualche buona notizia in campo medico (oltre a fare dell’ottimo sushi!): qualche settimana fa sono stati pubblicati i risultati di uno studio che ha saggiato l’azione di una molecola naturalmente prodotta dal nostro organismo, il peptide natriuretico atriale (ANP), sulla proliferazione tumorale.

La soluzione dal cuore

Anche conosciuto con il nome di atriopeptina, questa composto è prodotto naturalmente dal nostro organismo in alcune cellule specializzate del miocardio.
Quando la pressione sanguigna aumenta oltre un certo valore, e il cuore si dilata a causa della maggiore “forza” con la quale il sangue raggiunge il ventricolo destro, alcuni tipi cellulari presenti nell’auricola rilasciano all’interno del torrente ematico questo ormone formato da 28 amminoacidi. Il suo scopo principale è quello di ridurre la volemia plasmatica facendo abbassare di conseguenza il carico sul muscolo cardiaco.

Uno dei meccanismi con il quale svolge questa azione è contenuto nel suo nome: l’ANP, una volta raggiunto il rene, diminuisce il riassorbimento di sodio nel tubulo distale ritorto e nel dotto collettore corticale del nefrone. Aumentando la natriuresi viene ridotta anche la quantità di acqua che l’organismo riesce a recuperare e, grazie a questo effetto “diuretico”, la diminuzione della volemia è rapida.
Questo effetto sull’emuntorio renale è amplificato anche in altri modi: la dilazione dell’arteriola glomerulare afferente e la contrazione l’arteriola glomerulare efferente aumenta la pressione nei capillari glomerulari, incrementando perciò la velocità di filtrazione glomerulare (VFG). Inoltre viene inibita la secrezione di renina, necessaria all’attivazione del sistema renina-angiotensina, e ridotta la concentrazione di aldosterone.

Metastasi ed infiammazione

I ricercatori del National Cerebral and Cardiovascular Center Research Institute di Osaka, coordinati dal dott. Takashi Nojiri, hanno sfruttato l’azione del peptide natriuretico atriale non tanto sulla regolazione della pressione ma sulle cellule endoteliali (ndr. quelle che ricoprono l’interno dei vasi sanguigni).

Dopo un intervento chirurgico, volto alla resezione di una massa tumorale, è dimostrato che singole cellule maligne possono rimanere in situ o eventualmente migrare all’interno del nostro organismo attraverso il torrente ematico.
Quando questa eventualità diviene realtà non sempre questo comporta lo sviluppo di metastasi: può succedere infatti che queste cellule neoplastiche non sopportino lo stress alle quali sono sottoposte all’interno della sangue, oppure possono essere riconosciute dal sistema immunitario ed eliminate.

Numerosi studi hanno però confermato il ruolo dell’infiammazione come fattore che favorisce la sopravvivenza, l’adesione e la colonizzazione di aree distanti dal “focolaio” tumorale primitivo. Questo processo fisiologico, particolarmente accentuato nel periodo post-operatorio, comporta l’attivazione di tutta una serie di meccanismi, sia da parte delle cellule neoplastiche che in quelle endoteliali, volte a predisporre il predisporre il processo di formazione delle metastasi. In altre parole, proprio come quando un globulo bianco vuole spostarsi dal sangue all’organo nel quale deve combattere l’infezione, la cellula tumorale riesce a spostarsi dal sangue ai tessuti dove intende stabilirsi grazie all’attivazione di tutta una serie di pathway molecolari.

Come agisce l’ANP?

Il meccanismo individuato dai ricercatori giapponesi dell’Università di Osaka, ed incriminato di concorrere alla formazione delle metastasi, coinvolge il recettore GC-A. Questo è presente sulle cellule endoteliali e lega specificamente l’ormone natriuretico: la sua attivazione va a comportare tutta una serie di alterazioni a livello vascolare di cui, quella che maggiormente sembra collegata al processo di diffusione tumorale, riguarda la riduzione nell’esposizione della’E-selectina.

Questa è una molecola di adesione che viene “esposta” sul versante extracitoplasmatico (ndr. quindi all’interno del vaso) solo in particolari condizioni, come in seguito alla stimolazione da parte di citochine pro-infiammatorie. Una volta espressa, l’E-selectina lega alcuni gruppi carboidrati sialilati complessi presenti su proteine di superficie dei leucociti permettendo a queste cellule di “migrare” nei tessuti.
Durante un intervento chirurgico sono molti i fenomeni che generano il rilascio di molecole stimolanti l’infiammazione: una volta in circolo queste promuovono l’espressione dell’E-selectina che viene sfruttata dalle cellule tumorali nel sangue per diffondersi nel corpo.

In questo studio il dott. Nojiri ha somministrato a delle cavie del lipopolisaccaride (ndr. una molecola di origine batterica che stimola l’infiammazione mimando ciò che avviene nell’organismo durante e dopo un intervento chirurgico) e, contemporaneamente, l’ormone natriuretico striale. I risultati ottenuti sono molto positivi: nel 91% dei topi che hanno ricevuto l’ANP, dopo 2 anni, non c’è stata la formazione di metastasi (contro il 61% degli animali che componevano il gruppo di controllo).

Il meccanismo con il quale l’atriopeptina agisce non è ancora del tutto chiaro ma sembra che inibisca (o riduca) l’adesione delle cellule neoplastiche alle cellule endoteliali del micro-circolo sopprimendo l’espressione di selectina-E, promossa a sua volta dallo stato di infiammazione. Alla luce dei dati ottenuti il team suggerisce ulteriori studi nei quali questo ormone potrebbe essere usato come una “profilassi” intraoperatoria e postoperatoria, in modo da valutare esattamente l’efficacia anche sull’uomo.

Nonostante questa potrebbe non essere una risposta velocemente applicabile in clinica nei prossimi anni, l’aspetto positivo di questa scoperta riguarda il fatto che l’azione del peptide natriuretico atriale sembra non dipendere direttamente dal tipo di tumore primario. In altre parole questa “terapia” è efficace contro la disseminazione di metastasi di qualsiasi tumore, e questo sicuramente aprirà la strada ad altri farmaci della stessa “famiglia”.

APPROFONDIMENTO | Studio originale pubblicato su PNAS