Uno studio della Langone University di New York pubblicato da “Contact Dermatisis”, afferma che il 10% delle persone con un tatuaggio ha una reazione avversa che in oltre la metà dei casi diventa cronica. I problemi vanno da semplici arrossamenti a reazioni allergiche che possono richiedere persino la rimozione del tatuaggio.

Cosa succede quando decidiamo di farci un tatuaggio?

Il pigmento colorato viene inserito con un ago sotto la pelle a livello dell’epidermide senza mai arrivare al derma, costituita da tessuto connettivo e ricca di vasi sanguigni. In passato l’operazione era manuale, oggi invece gli aghi vengono montati su un apparecchio che li fa penetrare nella pelle ripetutamente e velocemente. Dopo ogni tatuaggio, gli aghi vengono eliminati e l’apparecchiatura deve essere sterilizzata al fine di evitare la trasmissione di infezioni come, ad esempio, l’epatite.

Dopo aver fatto il tatuaggio, la parte decorata viene protetta con un velo di vaselina in modo da prevenire l’invasione di batteri presenti nell’aria che possono, a loro volta, dar vita ad una infezione, e per favorire l’inizio del processo di cicatrizzazione e riepitelizzazione.

Le possibili complicanze

Dermatite da contatto
Dermatite da contatto

Le possibili reazioni avverse da tatuaggio possono essere acute (insorgenza immediata dopo le prime settimane) o croniche (a distanza di mesi o anni). Tra le reazioni avverse acute, le principali sono rappresentate da infiammazione asettica dei tessuti, edema, reazioni linfonodali locali, dermatiti da contatto e infine infezioni acute

Reazioni granulomatose
Reazioni granulomatose

quali impetigini, eresipela, follicoliti, pioderma ed herpes. Tra le complicanze tardive invece si annoverano reazioni allergiche, orticaria, cancerizzazioni, reazioni granulomatose e lichenoidi, fino ad arrivare a micobatteriosi e tubercolosi in caso di diluizione di inchiostro in acqua non sterile.

Gli studi

La ricerca della Langone University di New York, in particolare, è stata condotta su 300 persone fermate a Central Park. A loro è stato chiesto se avessero mai avuto problemi con i loro tatuaggi e circa il 10% ha affermato di aver avuto qualche complicanza, sei su 10 con problemi durati oltre i 4 mesi.

Spesso il problema è un’infezione batterica, ma in molti casi si tratta di un’allergia all’inchiostro. Infatti persone che si sono fatte un tatuaggio rosso senza problemi, dopo qualche anno ne hanno fatto un altro e all’improvviso entrambi hanno incominciato a prudere e gonfiarsi ” – (Marie Leger, autrice di Livescience)

Infine, secondo uno studio tedesco pubblicato da Lancet il 5% dei tatuaggi genera un’infezione e molti di essi sarebbero dovuti anche ad una sostanza chimica allergizzante spesso presente nell’Henne nei tatuaggio non permanenti.

Curiosità

Quando sono nati i tatuaggi?

Il tatuaggio vanta delle origini molto antiche, accompagnando l’uomo per gran parte della sua esistenza. Nel corso della storia ha assunto i significati più disparati: ha potuto rappresentare un simbolo d’identità dell’individuo, un rito di passaggio, fino anche a certificare l’appartenenza ad una religione o ad un gruppo etnico.

Tra le prime civiltà antiche in cui si sviluppò il tatuaggio troviamo l’Egitto, l’antica Roma, dove venne poi vietato dall’imperatore Costantino, a seguito della sua conversione al Cristianesimo. È inoltre attestata nel Medioevo l’usanza dei pellegrini di tatuarsi simboli religiosi dei santuari visitati, particolarmente quello di Loreto.

Nella zona europea il tatuaggio venne reintrodotto successivamente alle esplorazioni oceaniche del XVIII secolo che fecero conoscere gli usi degli abitanti dell’Oceania. Alla fine del XIX secolo l’uso di tatuarsi si diffuse anche fra le classi aristocratiche europee, tanto che tra i tatuati celebri si annoverano nomi quali, ad esempio, lo Zar Nicola II e Sir Winston Churchill.

Il tatuaggio con finalità medica

Il tatuaggio con finalità medica ha lo scopo di ripristinare l’aspetto di una cute sana in caso di condizioni patologiche oppure può essere utilizzato come complemento agli interventi di chirurgia ricostruttiva. I casi più frequenti sono rappresentati da condizioni quali ad esempio la ricostruzione di areola o capezzolo dopo mastectomie, radioterapia oncologica, alopecia areata e vitiligine.

Queste procedure presentano il vantaggio di evitare altre tecniche ricostruttive chirurgiche più costose e non generano cicatrici, contribuendo al benessere psico-fisico del paziente.