Quattro giovani su dieci non usano il preservativo durante i rapporti sessuali: questo è l’allarme lanciato a inizio maggio a Padova dal Prof. Foresta e la sua Fondazione sulla scorta di indagini epidemiologiche effettuate su più di 2000 ragazzi.

Secondo i dati delle vendite che Durex ha fornito a Corriere della Sera, tra la popolazione italiana sessualmente attiva, solo uno su cinque usa i preservativi durante i rapporti, ma solo il 14% li usa regolarmente. Questa evidenza è rafforzata pure dai dati di un’indagine di Repubblica.it, riportati anche durante la conferenza stampa della Fondazione Foresta, che mettono in luce un trend di vendita negativo dei preservativi dal 2007, con un calo delle vendite del 5% tra il 2013 al 2014.

Parallelamente a questo, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) riporta un aumento del 31% dei casi di infezioni da clamidia, sifilide o gonorrea e altre malattie sessualmente trasmissibili dal 2005 al 2013, aumento documentato anche dall’AMCLI (Associazione Microbiologi e Clinici Italiani) assieme al fatto che l’Italia è uno dei paesi con il numero più elevato di casi di AIDS, con oltre 3000 casi all’anno e 140.000 sieropositivi.

È triste notare come questi casi si sarebbero potuti probabilmente evitare utilizzando un preservativo: sono dati di fatto che più dell’80% delle infezioni da HIV si trasmettano attraverso il sesso non protetto e che solo poco più dell’8% delle persone che hanno contratto MST abbia dichiarato di aver usato il condom.

I profilattici sono dei dispositivi medici che permettono di prevenire, se non usati impropriamente, più del 97% delle infezioni e gravidanze indesiderate, eventi che possono avere impatti sociali molto importanti: perché questa disaffezione?

Dai dati raccolti, vi sono principalmente quattro motivi:

  • In costo (tra i 6-12€), fattore non sempre favorevole specialmente per i più giovani;
  • È ritenuto essere una condizione che riduce la sensibilità ed il piacere sessuale;
  • Il senso di trasgressione e la carica adrenalinica che possono derivare dal sua mancato uso
  • l’atavico convincimento (e sbagliatissimo) che l’uomo è forte, immune da questi problemi e che non ha bisogno di protezione.

Complice del suo disuso è probabilmente anche la mancanza di un’informazione corretta e organica in tema di educazione sessuale: da varie indagini epidemiologiche, tra cui quella svolta dal gruppo patavino, emerge che circa il 40% dei ragazzi ritiene di non avere un’adeguata cultura sulle MST e che altrettanto inadeguate sono le fonti da cui tra le informazioni.

Soprattutto nei più giovani, disincentivante il sesso protetto potrebbe essere anche il senso di imbarazzo e vergogna al momento dell’acquisto della confezione di preservativi e, specialmente nelle ragazze, la paura di portarli con se per il timore di commenti sgradevoli.

In fine, un recente studio pubblicato su BMJ Open, abbastanza limitato a dire il vero, sostiene che la scelta da parte di una persona di fare sesso protetto o meno potrebbe dipendere da quanto attraente trova la controparte: più in particolare, tanto più la partner è sexy e tanto meno vi sarebbe interesse nell’avere un rapporto protetto.

Il risultato di questo studio è alquanto particolare e curioso quanto pionieristico: se l’ipotesi fosse in qualche maniera confermata, potrebbe dare il LA ad un nuovo approccio alle campagne di prevenzione.

Scena tratta da Una pallottola spuntata
Scena tratta da Una pallottola spuntata

Vogliamo quindi unirci all’appello della Fondazione Foresta:
FALLO, MA CON PROTEZIONE

 

 

 

 

Approfondimenti| Infografica sui preservativi Repubblica.itLa storia del preservativo, MST

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Mattia Ballo
Redazione | Nato il 19 novembre 1992. Iscritto al VI anno del corso di laura magistrale in Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Padova. Il bello della medicina è che ti da la possibilità di vedere il mondo con occhi diversi. Incuriosire e stimolare: questi sono gli obiettivi che voglio raggiungere assieme a tutti i ragazzi de "La medicina in uno Scatto".