Per prima cosa si rasano i capelli, completamente o solo nell’area di interesse a seconda della padronanza del neurochirurgo. Si incidono cute e sottocute con un bisturi e, se presente, si disseca il muscolo. Poi si sostituisce il bisturi con un elettrobisturi che permette di scollare il periostio dall’osso; si passa quindi al trapano, il quale praticherà dei fori nella teca cranica. Infine è l’ora del craniotomo, lo strumento che permetterà di rimuovere un lembo osseo e finalmente scoprire il cervello rivestito dalle meningi.

Quanto appena descritto è la craniotomia, la procedura alla base della stragrande maggioranza degli attuali interventi neurochirurgici. Infatti quella scatola rigida che, insieme al liquor, permette di difendere dagli insulti esterni un organo tanto vitale quanto sensibile qual è il nostro cervello, proprio nel momento in cui dobbiamo intervenire per risolvere un problema insorto al suo interno rappresenta il nostro più grande ostacolo.

Una nuova e promettente tecnica potrebbe però cambiare completamente le carte in tavola:C.

Cosa sono gli ultrasuoni e cosa si intende per focalizzati?

Da definizione gli ultrasuoni sono onde acustiche con frequenza superiore ai 20 kHz, ovvero al di sopra della soglia udibile dall’orecchio umano.

Salemme_Neurochirurgia
Toy Story – Il mondo dei giocattoli (1995, Pixar – Walt Disney Pictures)

Ora, forse ricorderete la scena di Toy Story in cui un ragazzino sfrutta una lente di ingrandimento per focalizzare i raggi solari su di un inerme Woody nel tentativo di fargli prendere fuoco. Ebbene il concetto di focalizzare gli ultrasuoni è lo stesso: indirizzare queste onde meccaniche su di un target anche millimetrico e determinarne un danno tramite un aumento della temperatura o tramite cavitazione. I tessuti attraversati dai singoli fasci non vengono intaccati mentre il punto di convergenza subisce gli effetti detti.

Il fascio di raggi è guidato da un programma che sfrutta le immagini di Risonanza Magnetica del cranio del paziente acquisite durante la seduta, le quali permettono inoltre di avere un feedback intraoperatorio della temperatura raggiunta dal target e dai tessuti circostanti.

Quali sono le possibili applicazioni?

I FUS, ad oggi, sono stati approvati per l’ablazione dei neuroni disfunzionali alla base del tremore essenziale, del morbo di Parkinson e del dolore neuropatico, ma in futuro potrebbero essere usati nel trattamento di numerose altre patologie, tra cui l’epilessia e i tumori cerebrali.

Allo stesso tempo potrebbero risolvere un fondamentale limite dei neurofarmaci, ovvero la limitata capacità di attraversamento della barriera ematoencefalica (BEE): grazie ai FUS si è infatti in grado di “aprire” temporaneamente la BEE permettendo così ai neurofarmaci di raggiungere più agevolmente il tessuto nervoso. In questo modo si possono utilizzare dosaggi del farmaco più bassi minimizzandone gli effetti collaterali.

Infine un ulteriore campo di applicazione è rappresentato dagli ictus – deficit neurologici di entità variabile determinati da una riduzione improvvisa della perfusione di una o più aree cerebrali. Nella maggior parte dei casi gli ictus sono di natura ischemica: è cioè presente un ostacolo che impedisce la normale perfusione di un distretto. Il trattamento d’elezione è oggi rappresentato dalla terapia fibrinolitica, un farmaco che agisce dissolvendo i coaguli. Alcuni studi di piccole dimensioni hanno dimostrato un miglioramento degli esiti nel gruppo in cui il farmaco fibrinolitico era affiancato dai FUS, i quali agitano il coagulo e facilitano l’azione del farmaco.

Quali i vantaggi?

Tra i vantaggi di un approccio senza incisioni si ha innanzitutto un crollo del rischio di sanguinamenti intra- e postoperatori e di infezioni da impianto diretto di microorganismi. In aggiunta, la guida RM garantisce un’elevata precisione riducendo la probabilità che durante il trattamento possano essere danneggiate strutture nervose limitrofe. Infine si ha una migliore gestione del paziente, il quale non dovrà essere sottoposto ad anestesia e non dovrà andare incontro ad ospedalizzazione riducendo dunque al minimo l’impatto sulla famiglia e sui reparti.

 

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Simone Salemme
Redazione | Nato il 30/01/1993. Frequento l’Università di Modena e Reggio Emilia, Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia. Il mio campo di interesse sono le neuroscienze. “Better is possible. It does not take genius. It takes intelligence. It takes moral clarity. It takes ingenuity. And above all, it takes a willingness to try" - Atul Gawande.