L’obiezione di coscienza e l’abortosono da parecchi anni un argomento molto discusso nella comunità scientifica italiana, di solito tendiamo a concentrarci sulla negazione di un diritto ai danni di una donna, ma quanto è facile la vita di un non obiettore?

Spesso da studenti di medicina, da neo medici o da semplici cittadini veniamo chiamati a porci alcune domande sul “sistema”, quello che è più grande di noi, che non ci tocca (ancora).
Oggi la mia domanda è: – Quanto, essere obiettore di coscienza, rispetta il diritto di una donna alla “procreazione cosciente e responsabile” (legge 194/78) ? –

“Ciao redazione,

Sono una ragazza di 22 anni, studio Medicina e Chirurgia ed ho sempre avuto il sogno di lavorare per salvare il prossimo. Ma oggi, oggi non è questa la storia che voglio raccontarvi.

Oggi voglio raccontarvi di altro, di come io mi stia trovando in una situazione di forte disagio. Sono fidanzata da un po’ di anni: il mio ragazzo ed io abbiamo sempre avuto una vita sessuale attiva ed è sempre andato tutto bene. Finché un giorno non si rompe il preservativo, e noi un po’ ingenui (un po’ pirla, possiamo dirlo), ci siam detti: “ma va?! non ne vale la pena andare a prendere la pillola del giorno dopo. Cosa vuoi che sia? Non capiterà certo a noi.”

Questo accadde esattamente un mese fa. Ed ormai sono 4 settimane che porto in grembo una creatura. Una creatura che però io non voglio e non posso permettermi di volere. Così, dopo litigate e pianti, dopo averne parlato con i nostri genitori, io ed il mio ragazzo abbiamo preso la difficile decisione di praticare l’interruzione volontaria della gravidanza.

Solo che c’è un problema, io sono di Trapani. E qui questo diritto non lo ho.

La legge dice: “diritto alla procreazione cosciente e responsabile”. Ma qui a Trapani, io nel mio ospedale, questo diritto non lo posso esercitare.

Vi starete chiedendo come mai? beh semplice. L’unico medico non obiettore di coscienza del nostro ospedale è andato in pensione. Non sto certo mettendo in dubbio il diritto ad essere obiettori di coscienza, che sia chiaro, ognuno è libero di vivere come preferisce la propria etica professionale. Ma questo mio racconto è solo una denuncia di qualcosa che non va.

Ho prontamente chiamato una mia amica strutturata, Ginecologa, le ho spiegato la situazione, e lei mi ha detto: “mia cara, ahimè se io non fossi obiettrice di coscienza in questo momento mi starei occupando solo di interruzioni di gravidanza e non starei per partecipare ad un intervento di isterectomia vaginale laparoscopicamente assistita”. Sì, perché non è giusto che uno strutturato di ginecologia qualora decidesse di non essere obiettore si ritrovi a fare solo interruzioni di gravidanza a scapito del resto della sua carriera e professione. Perché è questo il problema. In una struttura con il 90,3% di medici obiettori come in Molise l’unico non-obiettore fa la stessa cosa, sempre e solo lui. Essere obiettore è una scelta più semplice, ti puoi dedicare maggiormente ad altro.

Non è giusto che negli ospedali non sia garantita una percentuale adeguata di personale non obiettore che possa così permettere l’interruzione volontaria di gravidanza come si dovrebbe.

Con questa lettera non voglio giudicare chi è obiettore o chi non lo è. Quel che mi interessa è che in Italia si ha una media del 69,6% di ginecologi obiettori, e mi interessa sottolineare che questo crea un evidente squilibrio nel sistema sanitario oltre che una intollerabile violazione di diritti sanciti dalla legge. Un sistema che condanna e giudica chi non obietta, e chi decide di abortire.

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Tratta dal blog https://learrabbiate.wordpress.com/

Non è rimuovere il diritto all’obiezione il problema, anzi, è dare la possibilità di svolgere questa pratica lavorativa con serenità. Finanche l’Europa nel 2012 ci dice che “la legge 194 non rispetta il diritto per la donna di accedere al servizio abortivo”. Persino lei ci dice che “le misure messe in atto dalle autorità competenti per far fronte a questo fenomeno sono insufficienti”e che i “medici non obiettori sono discriminati”.
Rompiamo lo stigma nei confronti di chi non è obiettore. Se esiste una legge che garantisce l’interruzione della gravidanza, bisogna creare anche l’ambiente per poterla praticare in modo sereno. Torniamo a mettere al centro la salute del paziente, questa falla nel sistema c’è ed è da colmare.

Fonti | Articolo 1, Articolo 2, Articolo 3, Articolo 4

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