Come mai siamo turisti sanitari di altri paesi? Cosa succede nel nostro? Attese, criteri di selezione, soldi e Regioni. Ma le potenzialità per garantire e facilitare l’accesso a tutti ci sono. Vediamo come mai le persone affette da Epatite C sono costrette a cambiare paese per avere accesso alle cure in grado di risolvere la patologia.

L’epatite C

L’Epatite C è un’infiammazione del fegato causata dal virus HCV.  L’infezione causa la morte degli epatociti (le cellule del fegato), che vengono sostituiti da un tessuto cicatriziale riparativo; questo conduce alla cosiddetta fibrosi epatica. Buona parte delle infezioni cronicizza (parliamo dell’80%). Col tempo, la parte sana del fegato diminuisce sempre più, fino a che il tessuto di cicatrizzazione non la sostituisce quasi tutta. La compromissione delle funzioni dell’organo evolve in cirrosi epatica e può portare allo sviluppo di cancro al fegato.

In Italia gli affetti sono circa 1,5 milioni, e all’anno muoiono 17 mila persone proprio a causa di cirrosi epatica. A partire dal 2009, i casi si sono stabilizzati al tasso di 0,2 e 0,3 ogni 100.000 abitanti, ma negli ultimi anni è in aumento l’età dei nuovi casi (35-54 anni). I maggiori fattori di rischio sono trasfusioni, interventi chirurgici, rapporti sessuali se non protetti e droghe assunte per via endovenosa.

Si può curare? Oggi esistono in commercio nuove terapie antivirali ad azione diretta, che bloccano il processo di replicazione del virus e incrementano la possibilità di eradicare il virus stesso. Anche senza l’ausilio dell’interferone (alla base delle terapie prima dell’avvento nel Novembre 2014 di questi farmaci innovativi), una loro somministrazione per via orale della durata compresa tra le 12 e 24 settimane risulta efficace nell’eradicare il virus nel 90% dei casi.

La questione economica

Ma allora, dove sta il problema? Nel costo. Le cure interferon-free sono farmaci innovativi ad alto costo: in Italia circa 50.000 euro, negli USA 90.000 dollari. In India ed in Egitto, per la disponibilità di farmaci generici, costano intorno ai 1.000 dollari. Questo nonostante le autorità indiane nel maggio 2016 abbiano riconosciuto il brevetto di due farmaci innovativi SOVALDI E HARVONI alla GILEAD: l’azienda non ostacolerà la distribuzione nè la fabbricazione di versioni generiche di alta qualità indiane.

Ovviamente, prezzi simili hanno ripercussioni. Ovunque. Per il malato in primis, ma pure per le politiche dell’erogatore della cura (il sistema sanitario nazionale). Da un’indagine elaborata in un rapporto presentato l’8 Settembre da parte del Tribunale dei diritti del malato, risulta che un paziente su 2 rivoltosi all’ente riscontra difficoltà nell’accesso ai farmaci: il 45% lamenta criticità nella reperibilità del farmaco per mancanza di informazioni, il 44,6% non riesce a ottenere l’indennizzo da sangue infetto. L’AIFA, dopo aver contrattato con il produttore un prezzo (secretato) definito come uno dei più vantaggiosi, ha dovuto stabilire 7 categorie eleggibili per l’erogazione del farmaco, che presentano come denominatore comune: la sussistenza di danno epatico evoluto.

La posizione delle Regioni

Questo meccanismo è dovuto certamente al prezzo, e le stesse Regioni, che dovrebbero garantire il farmaco, si trovano nella posizione di non voler sforare il budget (che con la legge di stabilità DEF 2015-1016, ammonta a di un miliardo di euro, per tutti i farmaci innovativi) dovendo oltretutto anticipare esse stesse il prezzo d’acquisto per poi essere rimborsate tramite il Fondo Farmaci Innovativi.

Si vedono, inoltre, impossibilitate a stabilire un numero preciso dei pazienti, data la poca chiarezza riguardo i trattamenti per i co-infetti HCV e HIV, per i trattamenti erogati in carcere, per i trattamenti dei presentanti codice STP o ENI, e per i trattamenti di coloro che si curano fuori regione. Tutto ciò in tandem con un accesso alle cure deficitario per il semplice motivo che le strutture ospedaliere abilitate a prescrivere i nuovi farmaci sono 204, distribuite in maniera eterogenea sul suolo nazionale. Questa situazione rende le decisioni di gestione davvero complesse.

Vari sono i parlamentari che si sono espressi al riguardo, da più schieramenti: lavorare in direzione del libero accesso ad un farmaco così efficace e fondamentale, è un priorità. Al lavoro su questo tema, oggi, sono in molti. Non ci resta che attendere, fiduciosi.

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