In uno studio pubblicato recentemente su Science Immunology, gli scienziati dalla University of British Columbia ci spiegano come potremmo fermare le complicazioni della fibrosi nei malati di Morbo di Crohn, sopprimendo l’azione di particolari cellule immunitarie che causano infiammazione.

La malattia di Crohn è una Malattia Infiammatoria Cronica Intestinale (MICI) che può colpire ogni segmento del tratto gastrointestinale, dalla bocca all’ano. Nella maggior parte dei casi la malattia interessa l’ultima parte dell’intestino tenue (ileo) e il colon. L’infiammazione dei tessuti può portare alla formazione di ulcere, che si alternano a parti di intestino sano. Se trascurate, queste ulcere possono degenerare in restringimenti intestinali (stenosi) o addirittura in lesioni che coinvolgono anche gli organi circostanti, le fistole. Il morbo di Crohn può influenzare considerevolmente la vita delle persone che ne sono affette, si tratta infatti di una malattia cronica, caratterizzata da un alternarsi di periodi di benessere e periodi con episodi acuti.
Una delle maggiori complicanze della malattia di Crohn è la fibrosi, che consiste in un indurimento e ispessimento della parete intestinale. La fibrosi è dovuta ad una sovrapproduzione di proteine, trai cui il collagene, che normalmente sono coinvolte nel processo di guarigione. Allo stato dell’arte non esiste ancora un modo efficace per trattare la fibrosi. I pazienti affetti da morbo di Crohn si devono spesso sottoporre ad operazioni chirurgiche, con una buona probabilità che i sintomi si ripresentino in futuro.

I ricercatori della University of British Columbia hanno infettato i topi con un tipo di salmonella che imita i sintomi della malattia di Crohn, inclusa la fibrosi. E’ stata scoperta una particolare mutazione genetica che ha prevenuto la formazione della fibrosi. La mutazione ha spento il recettore ormonale che induce il processo di infiammazione (ROR-alpha). Questa scoperta apre la strada a possibili trattamenti della fibrosi. Esistono già dei farmaci che potrebbero bloccare il recettore ormonale in questione.
Le implicazioni di questa ricerca vanno oltre il trattamento del morbo di Crohn, ci sono infatti una serie di altre patologie in cui è presente la fibrosi, come la cirrosi epatica, le malattie croniche dei reni e tutte quelle patologie che causano cicatrizzazione dei tessuti e degenerazione dei muscoli.

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Matteo Cavanna
Redazione | Nato a Belluno il 5/06/1990, ho studiato all'Università degli studi di Trento Scienze e tecnologie biomolecolari. Delle scienze biologiche mi appassiona tutto ciò che è afferente alla medicina. Microrganismi, cellule, cromosomi e geni sono il mio microcosmo. In che modo queste entità microscopiche influenzano ciò che siamo e il nostro stato di salute? Quale impatto possono avere sulla vita di tutti i giorni? Queste sono le domande che mi affascinano. Se anche tu sei curioso/a questo è il posto giusto :)