Uno studio spagnolo ha di recente ipotizzato che la Sensibilità al glutine non-celiaca (NCGS) non sia altro che una forma “minore” di Celiachia.

La sensibilità al glutine non-celiaca viene definità come reattività al glutine che, nonostante manifesti sintomi simili alla malattia celiaca o all’allergia al grano non è ascrivibile alle due categorie. E sembra che questa condizione sia più frequente rispetto alla celiachia.

Il glutine è una lipoproteina che si forma dall’unione in presenza di acqua e di energia meccanica, di gliadina e glutenina, due proteine che si trovano in molti cereali, quali frumento, orzo, farro e segale. I sintomi che caratterizzano la Sensibilità al glutine, comuni alla malattia celiaca, comprendono:
  • Stanchezza cronica, difficoltà di concentrazione e sonnolenza;
  • Difficoltà digestive, gonfiore addominale, senso di nausea, dolore e crampi addominali;
  • Iperacidità gastrica, gastrite;
  • Diarrea, stitichezza, irregolarità intestinale;
  • Flatulenza, aerofagia.

Ad oggi, la diagnosi di Sensibilità al glutine non-celiaca viene posta per esclusione, quando i markers sierologici per la celiachia, gli  anticorpi anti-endomisio (EMA) e anti-transglutaminasi (tTGA), e la biopsia duodenale risultano negativi.

Secondo il Dr. Fernando Fernandez Banares dell’Università Hospital Mútua di Terrassa, in Spagna, le cose potrebbero non essere così semplici. Il suo gruppo di studio ha reclutato 18 partecipanti che al momento della diagnosi di NCGS presentavano un’enterite linfocitaria nel referto bioptico e sintomi gastrointestinali tipici della malattia celiaca, con sierologia, però, negativa. Inoltre, tutti presentavano gli istotipi HLA-DQ2 e/o HLA-DQ8 che predispongono alla celiachia. Altre cause di enterite linfocitaria, come infezioni parassitarie o da Helicobacter Pylori, erano state escluse.

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Infine, i pazienti presentavano una remissione clinica e istologica dopo un anno di terapia alimentare gluten free. All’inizio dello studio, i pazienti sono stati divisi in due gruppi: il primo gruppo ha assunto 10 gr di glutine due volte al giorno per sei mesi, il secondo ha assunto placebo.

Alla fine dello studio, il gruppo che aveva assunto glutine, ha manifestato la ricomparsa delle manifestazioni gastrointestinali e delle alterazioni istologiche, con netto peggioramento della qualità della vita. Cosa che non si è manifestata, al contrario, nei pazienti del gruppo placebo.

Ma non è tutto. E’ stato inoltre osservato un aumento dei linfociti intraepiteliali e di depositi di anti-transglutaminasi (TG2) nella mucosa intestinale che, di recente, sono stati considerati dei nuovi markers istologici di celiachia, poichè sembrano rimanere costanti a livello villi atrofizzati dei celiaci, anche dopo l’eliminazione del glutine dalla dieta.

Questa osservazione dimostra come la Sensibilità al glutine non celiaca possa essere una forma lieve di celiachia e come la conta dei linfociti intraepiteliali e il riscontro di depositi anti-transglutaminasi, possano rappresentare dei markers di diagnosi per questi pazienti “borderline”, migliorandone sensibilmente la qualità di vita.