Droga: La Pillola di Superman! Vale la Pena Sentirsi Invincibili?

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Prendi un derivato amfetaminico in un’accattivante compressa rosa, imprimi sul fronte la S del mitico supereroe della DC Comics ed ecco la pillolina di Superman! Un nome tutto mediatico, che affascina il mondo dei giovanissimi del Nord Europa, assicurando attimi di vita eroici, ma che concretamente ha ben poche garanzie da offrire.

Il mercato della droga e la sua inarrestabile espansione

La crescente arborizzazione delle normative antidroga risulta sempre di notevole intralcio all’indefesso lavoro degli “imprenditori dell’illegalità”, i quali si trovano a fronteggiare l’inevitabile e conseguenziale difficoltà di reperibilità delle materie prime necessarie alla realizzazione dei propri “prodotti”. La sfida sarebbe dunque di eludere la legislazione vigente sintetizzando sostanze innovative, al fine di entrare nell’indisturbata “zona grigia” della legalità. Risultato finale? Sul mercato degli stupefacenti ogni anno si annoverano centinaia di novità, a cui vanno naturalmente aggiunti i capostipiti del genere, i grandi classici dell’abusivismo, rassicuranti sempreverdi che non conoscono crisi di consumo.

Tuttavia, tale frenetica corsa al rinnovamento funzionale non lascia certo spazio e tempo a coscienziosi (quanto sacrosanti) interrogativi del caso, quelli che bisognerebbe porsi ogniqualvolta ci si approcci a novità e cambiamenti, per antonomasia spogli di qualsivoglia certezza in termini di sicurezza e tutela. Il tutto si traduce quindi in una inevitabile quanto pericolosa minimizzazione degli effetti collaterali, troppo spesso fatali.

Ed è questo il caso della Superman Pill, che corrisponde alla Parametossianfetamina, sostanza il cui uso voluttuario è legato alla sua capacità di indurre resistenza alla fatica ed un generalizzato senso di invincibilità ed euforia. Passata agli onori della cronaca per le decine di vittime che lascia sul suo cammino – tanto da conquistarsi l’altro macabro appellativo di dr. Deathsi tratta di un sostanza facente parte della nota famiglia delle amfetamine, tuttavia ben più pericolosa dei suoi capostipiti.

PMA: Meccanismo d’azione e tossicità

La prima ondata di commercializzazione della Parametossiamfetamina risale in realtà ai primi anni ’70, quando per le strade canadesi e statunitensi veniva spesso barbaramente spacciata per le imparentate e ben più celebri pilloline di Ecstasy (anche nota come MDMA, acronimo di 3,4–metilendiossimetilamfetamina). È dunque un derivato dell’amfetamina, alla cui struttura di base si aggiunge un gruppo metossi in posizione para all’anello aromatico del gruppo feniletilamminico. Come per ogni composto di questo gruppo, il meccanismo di azione della PMA si focalizza su un aumento della secrezione ed una diminuzione della ricaptazione del neurotrasmettitore serotonina (5-idrossitriptamina, 5-HT) nelle sinapsi neuronali. A questo si aggiunge l’inibizione della monoamminossidasi A (MAO), enzima responsabile della degradazione di serotonina ed altri neurotrasmettitori.

Il principale e più grave rischio di intossicazione (come per tutti i composti che stimolano la secrezione della serotonina) si identifica quindi con la Sindrome Serotoninergica, una grave e potenzialmente fatale reazione iatrogena indotta da un’eccessiva attività serotoninergica al livello del sistema nervoso centrale e che clinicamente si manifesta con ipertensione, tremori, ipertermia, agitazione, midriasi, diarrea ed infine coma.

Dosaggi ed effetti della parametossianfetamina

La peculiarità farmacologica della pillolina di Superman rispetto agli altri derivati della famiglia, è una ritardata comparsa degli effetti euforici ricercati, inducente il consumatore ad assumerne una dose ben oltre superiore a quella tollerabile. Nel dettaglio, sulla base di relazioni e documentazioni raccolte dalle autorità sanitarie nordeuropee (sebbene risultino presumibilmente insufficienti o addirittura ignote le esatte quantità assunte nei casi di ricovero o decesso) si è cercato di profilare un quadro generale degli effetti dose-correlati:

  • 40-50 mg: gli effetti talvolta sono assimilabili all’eccesso di alcool, o si possono ottenere un iniziale stato di estasi ed un aumento delle percezioni.
  • 100-110 mg: corrispondo generalmente ai consumi medi. Alla comparsa degli effetti ricercati sopraccitati segue un alquanto spiacevole senso di malessere, caratterizzato da agitazione, palpitazioni, tremori, visione offuscata, vomito e destinato a regredire lentamente.
  • dai 150 mg in su: è il dosaggio che si ritiene esponga maggiormente al rischio di sviluppo della dannosa sindrome serotoninergica. Ci sarebbero delle evidenze circa casi in cui si sia raggiunta anche l’assunzione di 400-500 mg, decisamente oltre il dosaggio potenzialmente tollerato.

È importante sottolineare che sembrerebbe possa incorrere una differenza minima tra le dosi causanti l’effetto ricercato e quelle fatali: non mancano infatti segnalazioni di decessi e danni alla salute anche a seguito di consumazione di un dosaggio normale. Va in aggiunta chiarito che non risultano conosciuti con certezza i dati circa la purezza dei composti; questo sottintende la possibilità che alcune ospedalizzazioni siano state causate da formulazioni contenenti contemporaneamente MDMA e PMA, la cui associazione comporta maggior rischio di insorgenza di complicanze fatali.

Già da tempo questa serie di evidenze ha portato le autorità sanitarie nordeuropee a lanciare l’allarme sulla pericolosità del fenomeno, che forse deve la sua resistenza ad un disperato tentativo di anestetizzare quel drammatico senso di vacuità e di sfiducia che oggi pervade le giovani generazioni. Attimi di invincibilità inesistenti.

Fonti