ILVA di Taranto: Quando il Lavoro Devasta la Salute

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Danni alla salute: ora la verità sui fumi dell’ILVA. Uno studio da conoscere, per sensibilizzare la popolazione italiana in merito ad uno dei problemi sanitari più importanti dello Stato.

Il problema dell’ILVA

Anche l’aria uccide. Lo sanno da anni gli abitanti di Taranto, che vivono tra i fumi dell’Ilva, e ora ci sono le evidenze. E’ stato pubblicato pochi giorni fa uno studio promosso dalla Regione Puglia e sostenuto dalla Asl di Taranto, da Arpa Puglia e Ares Puglia, in collaborazione con il Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio, che dimostra il nesso causa-effetto fra le emissioni del complesso industriale dell’Ilva e il danno alla salute per la popolazione residente.

Taranto, Massafra e Statte: questi i tre comuni situati nell’area di Taranto dove si sono indagate le ripercussioni delle emissioni ambientali che derivano dai complessi industriali presenti nella zona. Parliamo dell’impianto siderurgico dell’llva, le raffinerie di petrolio Eni, l’impianto elettrico EDISON e le attività minerarie e dell’arsenale della marina militare. Lo studio ha valutato i danni delle sostanze tossiche emesse sulla salute della popolazione residente.

Sono stati analizzati gli effetti delle esposizioni ambientali e occupazionali sia sulla mortalità che sulla morbosità della popolazione, considerando l’insorgenza di patologie o il decesso.

Già esistevano studi che evidenziavano l’aumento di mortalità dei residenti soprattutto per alcune forme tumorali e per le malattie cardiovascolari e respiratorie – ad esempio lo studio epidemiologico dell’area di Taranto condotto nell’ambito dello studio nazionale SENTIERI. Ma lo studio epidemiologico promosso dalla Regione ha preso in esame nello specifico l’associazione tra inquinamento prodotto dalle emissioni industriali di ILVA e la mortalità, i ricoveri ospedalieri e l’incidenza dei tumori nell’area.

Fumo, alcol e attività fisica sono risultati fattori di rischio personali incapaci di spiegare lo stato di salute della popolazione. Invece, grazie all’esame simultaneo del quadro ambientale e della mortalità per quartiere nel periodo 2008-2014, si è potuta osservare una sincronia fra l’andamento delle sostanze presenti nell’ambiente e la mortalità. Esiste una relazione tra la contaminazione ambientale e la salute dei residenti nell’area di Taranto.  Addirittura, per le malattie cardiorespiratorie questa relazione appare con una latenza temporale breve.

I dati

La coorte sotto esame è costituita da 321’356 persone, residenti tra il 1 Gennaio 1998 e il 31 Dicembre 2010 nei comuni di Taranto, Massafra e Statte, alcune accertate come ex lavoratori nell’impianto sia come operai che come impiegati. L’esposizione a PM10  (il particolato nell’aria)  e SO2  (anidride solforosa) è associata ad aumento della mortalità per cause naturali, tumori, malattie cardiovascolari e renali. Effetti del SO2 sono un incremento del +9% della mortalità, nello specifico +17% della mortalità per tumore polmonare e +29% per infarto del miocardio. Tra i bambini di età 0-14 anni sono osservabili eccessi per le patologie respiratorie. E gravidanze con esito abortivo sono associate all’esposizione ad SO10 .

Per le attività lavorative si è misurato un aumento di mortalità per tumore allo stomaco (+41%) e della pleura (+72%) tra gli impiegati in siderurgia; mentre i lavoratori meccanici manifestano mortalità superiore alla popolazione generale, con eccessi per tumore del polmone (+27%) e bronco pneumopatia cronico costrittiva (+36%). I lavoratori qualificati come operai presentano aumenti di mortalità per tumore alla pleura (+107%) e al rene (+151%). L’analisi dell’incidenza tumorale ha evidenziato una relazione fra esposizione all’ambiente e tumore del polmone, della mammella e del rene.

Molti i deceduti entro il 2013, il 97 %, a cui è stato possibile attribuire la causa di morte: si tratta per il 37.9% di malattie cardiovascolari e del 30.9% di tumori.

Ultimo ma fondamentale il dato sulla produttività dell’ILVA relazionata all’andamento dell’inquinamento da emissioni e all’andamento della mortalità. L’andamento è speculare: l’aumento della produttività del complesso industriale nel biennio 2010-2012 corrisponde ad un aumento positivo dei tassi di mortalità, mentre il declino produttivo 2013-2014 corrisponde una riduzione sia dell’inquinamento che della mortalità.

Nell’area è misurato un incremento percentuale del rischio di mortalità pari a 4 % (per la mortalità naturale)  ad ogni incremento di 10 microg/m3 della variazione del PM10 industriale, e dell’8.74% per la mortalità per malattie respiratorie.

Visti i dati, la regione Puglia ha emesso una nota in cui sottolineava la possibilità di un guadagno in termini di salute a seguito di interventi di prevenzione ambientale. Questo perché la latenza temporale fra esposizione ed esito sanitario è breve: agendo sull’esposizione e l’inquinamento, il guadagno per la salute può essere quasi immediato.

Visti i dati, speriamo si muova qualcosa. Delle sane politiche di salute, per esempio.

FONTI | lo studiola risposta della politica