Cara redazione,

Sono un professore universitario del corso di Laurea di Medicina e Chirurgia. Non voglio dirvi che materia insegno, nè voglio dirvi dove lo faccio. Diciamo che sono un professore qualunque e forse potrei essere proprio il tuo docente. Le lezioni sono ricominciate e già le vostre facce iniziano ad assumere quella espressione provata e sofferente di esseri umani costretti ad ascoltare qualcuno per ore.

Sono qui a scrivervi oggi per chiedervi: vi siete mai chiesti com’è essere dall’altra parte?

Noi siamo quelli che arrivano in aula, anche quando è  semi deserta come capita spesso a fine corso, ma nonostante questo blateriamo per ore mandando avanti le nostre slide. Noi siamo quelli che non vogliono darvi i 10 minuti di pausa. Noi siamo quelli che vi consigliano 3 testi diversi e vi consigliano di approfondire da tutti quanti i libri. Noi siamo quelli che poi all’esame: “Che stronzo quel prof, è solo un frustrato!”

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Per costruire dei medici migliori bisogna formare dei medici migliori.

Parafrasando una celebre frase che forse qualcuno di voi ha sentito già: “E se la cura per il cancro fosse nella testa di qualcuno che in questo momento non sta ricevendo un’adeguata istruzione?”

Noi come professori potremmo mettercela davvero tutta o, forse, io e qualche mio collega non lo stiamo facendo per davvero? Noi come professori potremmo aggiornarci sulle ultime teorie di insegnamento, imparare cos’è il Problem Based Learning, cosa il Bed-Side Learning, insegnare con l’Evidence Based Medicine e trovare un modo per fare degli esami pratici con il metodo OSCE (Objective Structured Clinical Exam).

Insegnare, o come mi piace definirlo di più, EDUCARE è un percorso, è processo, formativo. In questo processo siete anche voi che dovete metterci del vostro, e dare il vostro contributo. É firmare un ‘contratto’ di impegno con noi, assieme a noi. Firmarlo vuol dire stimolarci e chiederci di più. Esigere di più vuol dire fare al meglio il vostro dovere da studenti. Non mi interessa (solamente) creare studenti con conoscenze, mi interessa creare una futura generazione medica che utilizzi le sue conoscenze con coscienza critica e lungimiranza.

Il nostro dovere è quello di formarvi sul Sapere – Saper fare – Saper Essere.

Chiedetevi: quanto le vostre università riescono in questo intento ? Quanto esse non siano invece solo dei meri esamifici, rimandando al post laurea l’aquisizione di tutte quelle ‘skills’ pratiche e etico-comportamentali?

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Sento molto spesso ragazzi che iniziano le loro frasi con “all’estero…”. Eh sì, all’estero.

Ma in Italia? Non è un paese che ti regala cose l’Italia. Purtroppo in Italia alcune cose te le devi guadagnare, conquistare, lottare. Hai un’idea bella per il tuo corso di studi? Vieni a parlarmi,vieni da me e dimmi come migliorarlo! Lavoriamo INSIEME in questo processo formativo.

Per farlo però non possiamo improvvisarci pedagogisti. Non possiamo improvvisarci tuttologi. Ci vogliono competenze. E volete sapere qual è la cosa bella delle competenze? Che esse possono essere acquisite. Non chiedono altro che una cosa alla base: la curiosità. L’essere curiosi.

Buffo pensare che ‘curioso’ deriva etimologicamente dalla parola ‘cura’ no? Detto a degli studenti di medicina non dovrebbe essere cosa da poco.

Insegnare oggi più che mai è diventata una sfida. É un equilibrio tra fattori diversi quali tempistiche, quantità di ‘sapere da condividere’, budget basso che non consente di essere ‘avanguardisti’ e creare per esempio un laboratorio di simulazione di practical skills. Ma è una sfida che noi docenti accettiamo tutti i giorni. La vera domanda che io e i miei colleghi dovremmo porvi è “Come posso aiutarti ad essere un medico migliore?”. E la risposta la possiamo trovare solo insieme.

Io e molti miei colleghi come me sono qui disposti a mettersi in gioco. Voi studenti avete un enorme potere, se vi attivate per davvero per cambiare le cose. Non credete sia forse il tempo di svegliarsi?

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