Tubercolosi: Nuove Molecole Efficaci nella Cura

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Una nuova classe di molecole potrebbe essere alla base di un nuovo farmaco per il trattamento della TBC, che solo nel 2015 nel mondo ha causato un milione e mezzo di morti, di cui 350 in Italia.

Trattamento e nuove prospettive

La difficoltà di eradicazione dei batteri all’interno del granuloma, lo sviluppo di ceppi resistenti agli antibiotici e la non facile diagnosi di una tubercolosi latente, rendono complesso l’approccio terapeutico a questa malattia. Proprio per questo motivo la ricerca non si ferma, pur dovendo fare i conti con i soliti problemi di fondi economici spesso inadeguati.

In questo contesto rientra la scoperta di una nuova classe di molecole che potrebbe essere alla base di un nuovo farmaco per il trattamento della tubercolosi. A sostenerlo due ricerche pubblicate sulla rivista scientifica “ACS Infectious diseases”, il giornale di riferimento dell‘American Chemical Society sulle malattie infettive. Le nuove molecole sono dotate di una potente azione antitubercolare e inibiscono con grande efficacia Guab2, un enzima coinvolto nella sintesi delle basi pirimidiniche costituenti il DNA, impedendone quindi la sintesi e causando la morte del batterio stesso.

Al di là dell’elevato valore scientifico di questa scoperta è importante sottolineare come il lavoro abbia richiesto uno sforzo multidisciplinare e culturale eccezionale, così come degno di nota è stato lo spirito collaborativo, che tra ricercatori e industrie farmaceutiche non è sempre scontato.

La dedizione dei ricercatori coinvolti e il supporto finanziario della Comunità Europea, del National Institute of Health statunitense e della Bill & Melinda Gates Foundation  hanno consentito di raggiungere questo traguardo, assai promettente per il futuro anche per la rete di collaborazioni che ha generato: infatti oltre all’Italia (gruppo di biochimica del Dipartimento di Scienze del Farmaco dell’Università del Piemonte Orientale) la ricerca è stata svolta in Sud Africa, Regno Unito, Stati Uniti, Svizzera, Ungheria e Francia.

La TBC

La tubercolosi (TBC), è una malattia infettiva causata da vari ceppi di micobatteri.  Interessa solitamente i polmoni, ma può colpire anche altre parti del corpo. Si trasmette per via aerea attraverso goccioline di saliva emesse con la tosse secca. La maggior parte delle infezioni che colpiscono gli esseri umani risultano essere asintomatiche, cioè si ha un’infezione latente. Circa una su dieci infezioni latenti alla fine progredisce in malattia attiva, che, se non trattata, uccide più del 50% delle persone colpite.

I sintomi classici sono una tosse cronica con espettorato striato di sangue, febbre di rado elevata, sudorazione notturna e perdita di peso. L’infezione di altri organi provoca una vasta gamma di sintomi. La diagnosi si basa sulla radiografia del torace, un test cutaneo alla tubercolina, esami del sangue e l’esame microscopico e coltura microbiologica dei fluidi corporei. Il trattamento è difficile e richiede l’assunzione di antibiotici multipli per lungo tempo. La resistenza agli antibiotici è un problema crescente nell’affrontare la malattia. La prevenzione si basa su programmi di screening e di vaccinazione con il bacillo di Calmette-Guérin.

Si ritiene che un terzo della popolazione mondiale sia stata infettata con M. tuberculosis, e che statisticamente, ci sia una nuova infezione al secondo.

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Chi la causa?

Mycobacterium tuberculosis è il bacillo responsabile della tubercolosi nell’uomo. Si tratta di bacilli immobili, non sporigeni, aerobi obbligati, caratterizzati dalla lenta crescita (ogni 16-20 ore), da una parete ricca di acidi micolici e da un DNA con elevato contenuto di guanina e citosina (60-70%)

Può resistere a deboli disinfettanti e sopravvivere in uno stato disidratato per settimane. In natura, il batterio può crescere solo all’interno delle cellule di un organismo ospite, ma l’M. tuberculosis può essere coltivato in vitro.

L’infezione tubercolare inizia quando i micobatteri raggiungono gli alveoli polmonari, dove attaccano e si replicano all’interno dei macrofagi alveolari. I batteri vengono raccolti dalle cellule dendritiche, che non permettono la loro replicazione ma che possono trasportare i bacilli ai linfonodi mediastinici locali. L’ulteriore diffusione attraverso il flusso sanguigno si dirige verso i tessuti e gli organi più distanti, dove lesioni secondarie di TBC si possono sviluppare negli apici polmonari, nei linfonodi periferici, nei reni, nel cervello e nelle ossa. Ogni parte del corpo può essere influenzata dalla malattia, che tuttavia raramente colpisce il cuore, i muscoli scheletrici, il pancreas e la tiroide.  La tubercolosi è classificata come una delle condizioni infiammatorie granulomatose. Macrofagi, linfociti T, linfociti B e fibroblasti sono le cellule aggredite che formano il granuloma, con i linfociti che circondano i macrofagi infetti.

I batteri non vengono sempre eliminati all’interno del granuloma, ma possono diventare dormienti, e svilupparsi in infezione latente. Un’altra caratteristica dei granulomi della tubercolosi umana è lo sviluppo di necrosi, cioè della morte delle cellule, al centro dei tubercoloma.

Se i batteri della TBC riescono ad accedere al flusso sanguigno da un’area di tessuto danneggiato, si diffondono nell’organismo e creano molti focolai di infezione, tutti con l’aspetto di piccoli tubercoli bianchi nei tessuti. Questa grave forma di tubercolosi è molto diffusa nei bambini e negli anziani, ed è chiamata tubercolosi miliare. I pazienti con la TBC disseminata hanno una mortalità del 20% circa, persino con un trattamento intensivo.

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