Carcinoma Tiroideo: Disponibile in Italia il Lenvatinib

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Colpisce soprattutto persone in età lavorativa tra i 40 e i 50 anni e nel 2016 in Italia sono stimati 15.300 nuovi casi di tumore alla tiroide, numero in costante aumento. Nonostante, in generale, le guarigioni siano elevate (superiori al 90%), per una forma particolare, il Carcinoma tiroideo differenziato e refrattario allo iodio radioattivo, fino ad oggi non erano disponibili nuovi farmaci attivi.

La chirurgia è il trattamento principale. E’ necessaria l’asportazione di tutta la tiroide ma, in casi selezionati, l’intervento può interessare un solo lobo della ghiandola. Dopo l’asportazione della tiroide, il paziente deve assumere quotidianamente l’ormone sintetico che sostituisce la funzione mancante.

Il nuovo farmaco

Oggi una molecola innovativa, il lenvatinib, potrebbe rappresentare una svolta nel trattamento di questa forma particolare di carcinoma.

Lenvima (lenvatinib), una nuova opzione terapeutica destinata a pazienti affetti da carcinoma tiroideo avanzato refrattario allo iodio radioattivo (RR-DTC) è ora disponibile anche in Italia.

Il carcinoma tiroideo avanzato è una patologia difficile da trattare dalla prognosi infausta: lenvatinib rappresenta quindi un progresso significativo per le persone che convivono con l’RR-DTC in Italia. Alle nuove opportunità di cura contro questa neoplasia è dedicato il convegno nazionale “The First Thoughts in Thyroid cancer” a Milano.

Nelle donne under 50 è il secondo tumore più frequente dopo quello del seno e si colloca al quarto posto fra tutte le neoplasie femminili, dopo mammella, colon e polmone” –  Andrea Lenzi, presidente SIE (Società Italiana di Endocrinologia)

Lenvatinib è indicato nel trattamento di pazienti adulti affetti da carcinoma tiroideo differenziato (DTC) (papillare, follicolare, a cellule di Hürthle) e refrattario allo iodio radioattivo (RAI), progressivo, localmente avanzato o metastatico.

“La rimborsabilità di lenvatinib in Italia rappresenta un passo in avanti positivo per le persone affette da carcinoma tiroideo differenziato refrattario allo iodio radioattivo. Fino ad oggi le opzioni terapeutiche a disposizione dei pazienti idonei erano limitate” – Anna Maria Biancifiori, presidentessa dell’Associazione La Lumaca – Onlus (Associazione Umbra Pazienti Affetti da Tumore Tiroideo)

I dati

Nell’analisi primaria di SELECT, uno studio multicentrico, randomizzato, in doppio cieco condotto su pazienti affetti da RR-DTC (392), lenvatinib ha dimostrato una sopravvivenza libera da progressione mediana significativa e mai raggiunta prima di 18,3 mesi rispetto ai 3,6 mesi del placebo. La percentuale di risposta è stata del 64,8% nel gruppo lenvatinib (4 risposte complete, 1,5%) e dell’1,5% nel gruppo placebo. Lenvatinib era associato a un tempo mediano alla risposta oggettiva di 2 mesi. La durata mediana del trattamento era di 13,8 mesi con lenvatinib rispetto a 3,9 mesi per il placebo. La prima riduzione di dose è avvenuta con una mediana di 3 mesi, la dose media di lenvatinib era di 17,2 ml/die.

Con lenvatinib, gli eventi avversi più comuni correlati al trattamento sono stati ipertensione, diarrea, stanchezza, inappetenza, calo ponderale e nausea.

Scoperto e messo a punto da Eisai, è un agente terapeutico molecolare mirato in formulazione orale, caratterizzato da un potente meccanismo di legame che lo differenzia dagli altri inibitori della tirosin-chinasi (TKI). Lenvatinib inibisce simultaneamente le attività di varie molecole differenti, come i recettori del fattore di crescita endoteliale vascolare (VEGFR), i recettori del fattore di crescita dei fibroblasti (FGFR), RET, KIT e i recettori del fattore di crescita derivato dalle piastrine (PDGFR). Questo meccanismo lo rende il primo TKI in grado di inibire simultaneamente le attività chinasiche di FGFR 1-4 e VEGFR 1-3. È stato inoltre scoperto che possiede una nuova modalità di legame per l’inibizione delle chinasi, diversa da quella dei composti esistenti.