Trump, USA, Italia: Come Cambierà la Sanità?

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TTIP, il patto USA-Europa che pone in discussione la nostra attuale sanità, deve ora confrontarsi con la nuova volontà dell’America. Ecco le prospettive.

Hanno scelto. Non è più solo un brand: Trump, il magnate immobiliare,  è il 45’ presidente americano. Ed è un outsider ingombrante.  Avversario indefesso dell’Obamacare, Trump ora tiene fra le mani un’America in fiamme. Ma dall’attico della Trump Tower adesso la vista è più ampia: l’Europa, Bruxelles e anche l’Italia. Perché all’ombra del cielo belga, sul tavolo delle trattative con oltreoceano, c’è da tempo la nostra sanità.

Il TTIP

E’ un accordo. Ma uno di quegli accordi in cui a stringersi le mani sono i continenti.

Il partenariato transatlantico sul commercio e gli investimenti, questo il nome di battesimo del patto dalla sigla “TTIP”, è concepito nel 2013, durante il G8. L’Unione Europea da una parte e gli Stati Uniti dall’altra si sono uniti, durante questo summit mondiale in Irlanda del Nord, nell’intento di creare un nuovo accordo di libero scambio commerciale: un Free Trade Agreement.

In realtà, nonostante ufficialmente il TTIP sia descritto come un Free Trade Agreement, molte sono le differenze con i trattati di libero scambio ortodossi: il TTIP infatti non vorrebbe solo ridurre le tariffe commerciali, come nella natura di ogni trattato di libero commercio, ma anche omogeneizzare tutele, norme e regolamenti per gli investitori.

Questa domanda preoccupa molti: omogeneizzare in che direzione? Perché, per esempio, in Europa e negli Stati Uniti governano principi sul controllo delle merci immesse nel mercato molto differenti. Chi avrà la partita vinta, alla fine? Il principio di precauzione europeo, che agisce a priori bloccando prodotti che potrebbero nuocere, o il principio di evidenza americano, per cui i prodotti sono ritirati dal commercio solo se si dimostra che sono nocivi, quindi a danno compiuto? Omogeneizzare può essere bello, ma guai a minare salute e sanità.

Per chi sentisse la mancanza di un movente, ecco qualche idea: gli analisti geopolitici vi intravedono un tentativo degli USA di frenare l’avanzata finanziaria e commerciale di Cina e di alcuni paesi fra i BRICS (come Brasile, Russia, India), facendo un bel catenaccio da una sponda all’altra dell’Atlantico; c’è chi legge il TTIP come una possibilità per gli investimenti, una piattaforma che possa far schizzare la crescita economica in alto; mentre il rifiuto è spesso argomentato pensando che gli unici avvantaggiati e interessati promulgatori sarebbero gli investitori e le (grandi) imprese trans-nazionali, riferendosi agli affetti di un accordo molto simile, il NAFTA.

Fra tutte queste opinioni, resta un fatto: le trattative sono a porte chiuse, carsiche, sotterranee. Gli stessi rappresentanti politici dei vari Stati dell’Unione Europea sono obbligati a non fotografare né rivelare alcunché sul contenuto delle pagine del trattato che leggono.

Le uniche fonti dirette sono sporadiche dichiarazioni, articoli d’inchiesta, ed il famoso e famigerato TTIP Leaks: Greenpeace infatti ha ottenuto e messo online una decina abbondante di capitoli del trattato, che nonostante siano solo istantanee di un processo ancora in corso di lavorazione, sono tutt’altro che insignificanti.

L’impatto sulla salute

Sono ormai accertati alcuni aspetti discussi nel TTIP: per esempio che abbia un notevole impatto sulla salute. E non è una cosa da poco.

Il TTIP potrebbe incidere in maniera importante sul nostro accesso ai farmaci e sulla nostra assistenza sanitaria. Se avvicinare Food & Drug Administration ed l’Agenzia europea per i medicinali può facilitare la cooperazione nella ricerca farmacologica e unificarne i processi, nel trattato sono previsti anche questi due capitoli degni di nota: uno sulla proprietà intellettuale, ed uno sui diritti commerciali della proprietà intellettuale. Vi si discute un aumento della durata del periodo di durata dei brevetti che, secondo dinamiche ormai note, non comporta altro che un ritardo dell’immissione nel mercato dei generici, il mantenimento di prezzi elevati dei farmaci, ed un sottoutilizzo di questi prodotti da parte di fasce di popolazione economicamente svantaggiate.

Inoltre, nella sezione dell’accordo sui servizi, viene postulata l’apertura dei servizi sanitari pubblici alla concorrenza grazie all’ingresso, all’interno del sistema pubblico, di fornitori di assistenza sanitaria privati. Ognuno faccia le sue considerazioni a riguardo, ma se questo primo aspetto è opinabile, a patto di chiudersi gli occhi di fronte alla letteratura in materia  -dato che sono documentati  gli effetti regressivi di queste scelte-, francamente sdegnosa è invece la clausola “anti arretramento”. Uno Stato, secondo tale clausola,una volta deciso di privatizzare i suoi servizi -anche sanitari-  non potrà più scegliere di fare un passo indietro e renderli nuovamente pubblici.

E se si potesse citare in giudizio addirittura lo Stati italiano? L’ISDS, (Investor to State Dispute Settlement), una nuova forma di risoluzione di contesa legale, lo permetterebbe. Gli investitori stranieri potranno citare in giudizio un intero Stato davanti ad un tribunale internazionale scelto arbitrariamente, anche privato. Non è fantascienza né uno spauracchio: Uruguay , Australia e Philip Morris International lo sanno bene. Potrebbero pagarne le conseguenze anche le pratiche protettive: etichette e pubblicità per esempio, trattati come “ostacoli tecnici allo scambio” (Technical Barriers to Trade, TBT) e quindi cancellati. Senza contare il fatto che già la semplice deregolamentazione potrebbe avvantaggiare queste importazioni, e provocare in seconda battuta un aumento del loro consumo.

Potrebbe suonare curioso, ma questo accordo potrebbe anche rivelarsi un fattore di rischio per l’obesità. L’espressione trova un senso  grazie ad uno studio longitudinale cross-nazionale tra i Paesi più ricchi: si è scoperto che politiche di forte  deregolamentazione portano ad un più veloce aumento sia del consumo di prodotti ultraprocessati, insomma fast food e bevande analcoliche zuccherate, sia della prevalenza di obesità.

Parlando di cibo, c’è poi la clausola sulle misure sanitarie e fitosanitarie: le fonti indicano una possibile deriva della qualità dei prodotti con l’arrivo sul mercato europeo di cibi che ora in Europa possono circolare, ma solo con delle restrizioni- limitazioni che potrebbero cadere.

E alla fine arriva Trump

Sembrava tutto molto divertente ai media americani, la sera del 7 Novembre: una candidata che ormai conosce il mobilio, i trucchi e i riflettori della Casa Bianca a memoria ed un grottesco imprenditore dalla capigliatura aliena, accusato di molestie sessuali, che corrono per la presidenza. La sera dell’8 Novembre l’ironia ha fatto posto all’irrevocabile. Donald Trump è la nuova guida del Paese.

Non c’è molta chiarezza sulle intenzioni di Trump presidente, al momento. Si sa che la politica estera del neo presidente vorrebbe essere caratterizzata da una maggior isolazionismo, con una forte componente nazionalista. Si sa che un suo cavallo di battaglia elettorale è stato l’annientamento dell’Obamacare. Si sanno le parole, i gesti, le scorrettezze e le amenità. Ma non è chiaro il rapporto con l’Europa, le ripercussioni sulle nostre teste.

Davanti alle colonne d’Ercole, c’è chi si profonde in chiamate e dichiarazioni testarde per proseguire le trattative in corso, ma dalla Casa Bianca al momento non risponde nessuno. Trump in effetti ha parlato in campagna elettorale di trattati: carta straccia, con lui a Washington DC- e lui ci è arrivato, nella capitale. Ma era da stracciare pure l’Obamacare, salvo annunciare da presidente neoeletto: “salverò il salvabile”. Quindi?

Con l’ala conservatrice spaccata di fronte ad un uomo che si è imposto in campagna elettorale come alternativa ai suoi candidati migliori, e con l’ala democratica in ginocchio dopo aver sostituito un buon candidato con una pessima sconfitta, il volo del presidente neoeletto si preannuncia imprevedibile. Al momento non è possibile pronosticare niente di certo in riferimento ai negoziati in corso, ma di fronte ai segnali ora a disposizione, il blocco -se non addirittura l’annullamento- dei trattati internazionali in discussione sembra un’ipotesi di spessore. E’ fresca di ieri la notizia delle intenzioni del governo di revisionare in maniera profonda il NAFTA.

È una buona notizia? Magari è solo un’ottima illusione. Ma arrendersi all’evidenza è un modo diverso per sconfiggere la paura: che Trump sia imprevedibile, è un fatto; che le previsioni degli effetti del TTIP sulla nostra salute siano tangibilmente fosche, pure. Pensare che la volontà del nuovo governo degli Stati Uniti d’America non intacchi minimamente lo status quo, è ingenuo. Ora bisogna attendere gli sviluppi- speriamo solo che salute e sanità di tutti rimangano illese.

In caso contrario, reagiremo.

FONTI | articolo originale e bibliografia associatariforma del NAFTA