Tumore del Pancreas e Metastasi: il Ruolo di TIMP1

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Già nelle fasi iniziali, il cancro del pancreas genera metastasi in altri organi, e in più della metà dei casi a carico del fegato, rendendo questa malattia altamente letale. I ricercatori della Technical University di Monaco di Baviera hanno scoperto nella proteina TMP1, il meccanismo molecolare responsabile della predisposizione del fegato alle metastasi. 

Qualche informazione

L’adenocarcinoma del dotto pancreatico (PDAC) è un tumore biologicamente molto aggressivo, spesso associato a prognosi infausta poiché asintomatico fino agli stadi più avanzati, e cioè fino a quando non si è diffuso oltre il pancreas stesso.

Negli ultimi anni, l’attenzione della ricerca si è focalizzata su una proteina naturale denominata TIMP1. Si tratta di un inibitore tissutale delle metalloproteinasi, con funzione anti-apoptotica e coinvolto inoltre nella proliferazione cellulare.

Lo studio

Il team guidato del biologo prof. Achim Krüger dell’Istituto di Immunologia Molecolare e Oncologia Sperimentale presso l’Università di Monaco, ha indagato le funzioni ancora poco conosciute di TMP1, con risultati importanti pubblicati sulla rivista Gastroenterology.

In laboratorio, i ricercatori hanno scoperto che nei topi geneticamente modificati per sviluppare il cancro del pancreas, i livelli plasmatici di TIMP1 erano notevolmente aumentati durante la progressione della malattia.

L’analisi ha confermato in seguito, che anche i tessuti dei pazienti con cancro del pancreas esprimono alti livelli di proteine TIMP1 rispetto a soggetti sani.

Il meccanismo d’azione

La proteina TMP1, una volta secreta dalle cellule cancerose pancreatiche, viene trasportata dal circolo ematico raggiungendo il fegato. A questo livello, per mezzo del legame con il recettore CD63, TMP1 è in grado di attivare le cellule stellate. Si tratta di cellule normalmente inattive che si attivano quando l’organo risulta danneggiato e iniziano a produrre citochine, chemochine e fattori di crescita, alterando il microambiente epatico. 

“Alla fine del processo si crea una nicchia che fornisce le buone condizioni per la crescita di metastasi, rendendo il fegato suscettibile alle cellule tumorali pancreatiche” – Professoressa Barbara Gruenwald, coautrice dello studio.

Al termine della ricerca è stato ancor più interessante scoprire come TIMP1 fosse già presente in dosi elevate nei tessuti di soggetti con pancreatite cronica e nelle fasi preliminari e benigne di tumore del pancreas.

“Il nostro studio dimostra che questo processo è già avviato molto prima che i tumori del pancreas diventino maligni. In questo modo è possibile spiegare la velocità aggressiva nell’andamento di questo tumore.” – Professor Achim Krüger

I ricercatori stanno lavorando sulle modalità per prevenire il legame tra CD63 e TIMP1 prima che le cellule tumorali possono sfruttare questa nicchia. La sfida, in questo sforzo, sta nel permettere alla proteina TIMP1 di poter eseguire ugualmente funzioni importanti. Conclude il professor Achim Krüger: “Sopprimere semplicemente TIMP1 causerebbe effetti secondari seri, poichè le cellule tumorali potrebbero spargersi più aggressivamente ad altre parti del corpo, in assenza di questo inibitore di proteasi. Quindi stiamo cercando di trovare una sostanza che possa mantenere l’effetto inibitorio di TIMP1, ma impedendo la sua associazione al recettore CD63“.

Diagnosi

L’adenocarcinoma pancreatico è il più frequente tra i tumori a carico del pancreas, in quanto rappresenta circa l’85% dei casi, e il termine “cancro del pancreas” viene talvolta utilizzato per riferirsi solo a questo tipo. Gli adenocarcinomi hanno origine nelle cellule che costituiscono la porzione dell’organo deputata alla produzione di enzimi digestivi.

Le indagini utili a diagnosticare un tumore al pancreas sono:

• Esami di funzionalità epatica

• Marcatori tumorali (Ca 19.9 o GICA)

• Ecografia addome con mezzo di contrasto

• TAC addome

• Risonanza Magnetica addome + Colangio-RM

• Ecoendoscopia

• PET

Nelle neoplasie localmente avanzate o metastatiche occorre procedere con l’agoaspirato per via ecografia o ecoendoscopica (ossia mediante l’ausilio di una sonda ecografica posizionata per via endoscopica nello stomaco e nel duodeno) con lo scopo di ottenere una diagnosi istologica che permette di utilizzare il farmaco chemioterapico più appropriato.

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