Ibernazione: il Nuovo Elisir di Lunga Vita

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È di poche settimane la notizia riportante la storia di un’adolescente inglese vittima di cancro, che ha richiesto ed ottenuto il consenso dai tribunali britannici al congelamento del proprio corpo. Comprensibili e drammatici scampoli di speranza di guarigione futura di una ragazzina, la cui storia regala stimolanti interrogativi e toglie il velo ad una realtà, quella dell’ibernazione, a tratti ancora largamente ignota.

Il mondo della criogenesi, tra ideologie e business

Se si avesse la forza di vestire i panni di una quattordicenne messa di fronte alla consapevolezza di morte certa, non sarebbe difficile comprenderne il rifiuto e la relativa, estrema, richiesta di essere congelata, nel disperato auspicio di tornare a vita nuova, magari anche fra un centinaio di anni.

A deciderne le sorti e a scrivere l’epilogo dell’insolita e triste vicenda, è stato il giudice Peter Jackson, che in definitiva ha accolto la richiesta della piccola, sostenuta dalla madre ed osteggiata dal padre. Il corpo è stato dunque affidato agli Stati Uniti, il Paese ospitante due delle tre importanti società di crionica del mondo; di queste, è la fondazione Alcol a vantare il maggior numero di “iscritti”, di contro ad un più datato Cryonics Institute. Si aggiunge infine la KryoRus, in Russia, di più recente costituzione. Le tre organizzazioni, insieme, ospitano 377 ibernati e si sono assicurati una lista di 2000 futuri assistiti. 

L’antifona è ampiamente predittiva: se fino a ieri discutere di ibernazione umana era un po’ come addentrarsi in una dimensione fantascientifica, di pertinenza prettamente cinematografica e romanzesca, oggi si offrono opportunità concrete ed un vero e proprio business, con costi che oscillano dai 30mila ai 200mila dollari per ogni singola prestazione. Attualmente, gli States si confermano per la loro connotazione liberista, essendoo il primo paese a garantire tale diritto e detenendone il monopolio. La restante parte del mondo al momento si avvale unicamente di sistemi volti ad incentivare le informazioni e l’assistenza necessaria ai pazienti.

La situazione in Italia

“La crionica, anche nota come ibernazione umana, criopreservazione o biostasi, è la pratica di preservare a basse temperature il corpo di pazienti terminali, dopo la morte legale, nella speranza che future tecnologie ne permettano un giorno il ritorno in vita.” – AIC, Associazione Italiana per la Crionica

Mentre in Europa si assiste ad una lenta sensibilizzazione al fenomeno, nel nostro Paese la situazione appare ancora decisamente incerta ed inadeguata, come afferma sul suo sito la stessa AIC, che cercando di informare quanto più è possibile la popolazione generale, si prefigge anche l’onerosa modifica di uno status legale asfittico e carente come quello italiano. In effetti, non solo risultiamo impreparati da un punto di vista legislativo, ma a mancare è anche quella rete di supporto indispensabile a favorire assistenza e trasporto oltreoceano del paziente. In Italia c’è un ulteriore ostacolo: l’obbligo legale, per poter disporre del corpo, di un periodo di osservazione di 24 ore postume all’arresto cardiaco; dettami che chiaramente si rendono inconciliabili alle rigide tempistiche della procedura di ibernazione. Ad oggi un italiano intenzionato a sottoporsi alla procedura dovrà quindi necessariamente morire in Arizona o Michighan, dove risiedono le due società di crionica.

La tecnica

Da un punto di vista strettamente tecnico, è necessario premettere che la morte si manifesta con il deterioramento del corpo e soprattutto delle strutture cerebrali. Ad oggi l’obiettivo ultimo della biostasi è quindi quello di preservare lo stato vitale del cervello umano, garantendo un futuro ripristino di tutte le sue funzioni. La procedura in sé ha inizio immediatamente dopo l’arresto cardiaco: si dichiara la morte legale e si assicura una costante ventilazione polmonare ed ossigenazione cerebrale del paziente. Successivamente si fa ricorso agli accorgimenti farmacologici necessari per scongiurare complicanze, quali ischemie, edemi, instabilità cellulari, ulcere emorragiche e, naturalmente, infezioni batteriche. Dopodichè si può procedere al congelamento vero e proprio (al cui scopo viene sfruttato l’azoto liquido, toccando così temperature intorno ai -190°C)

Controversie etiche

Quello che al momento viene definito un progetto ambizioso è sottoposto a sciorinamenti di pareri dicotomici vari: da una parte gli scettici e dall’altra gli avvinti. La criopreservazione, oggi, si affaccia ad un’epoca che vede non solo la possibilità, seppur difficoltosa, di accedere ad un servizio offerto da società di rilevanza mondiale, ma anche il ben più importante sostegno ideologico da parte di intere reti di organizzazioni della tecnica dell’ibernazione (che purtroppo mancano ancora in Italia). Questo tipo di supporto spazia, per citarne alcuni esempi, dalla Cryonics Europe e la Danish Cryonics Support Group, fino alla Albin & Son, agenzia di pompe funebri inglese che offre servizi crionici in Europa.

Questo sostegno internazionale, seppur appena nato, rappresenta il segno inconfondibile di un valido incoraggiamento all’iniziativa, che si propone di perseguire un obiettivo finale attraverso associazioni come l’AIC, le quali si definiscono “fautori della longevità estrema” e “sognatori di vite senza data di scadenza”.

E se invece si trattasse molto più verosimilmente del vezzo fantasioso ed inquietante di qualche personalità istrionica, incatenata al rifiuto del nostro tempo mortale? Loro si difendono da tali accuse definendosi gli unici consapevoli del nostro destino di morte, a cui noialtri ci arrendiamo come vittime in trance e si schierano, dunque, in prima fila per escogitare “un’alternativa concreta, aldilà delle promesse metafisiche delle religioni”.

JS

Di lei conosciamo solo le iniziali, JS. Non sappiamo quanta paura deve aver avuto, nè quanto coraggio le sia servito per ottenere il permesso di ibernarsi, nè cosa si aspetta di ritrovare al suo risveglio. JS forse si sveglierà tra qualche centinaio di anni, o forse no. JS forse riaprirà gli occhi e rinascerà in un mondo che non assomiglierà neanche più tanto a quello di ora. JS forse ricorderà che cosa le è successo, o forse no. JS forse riuscirà ad ottenere la cura in cui tanto spera, o forse no. Ma la cosa più importante è che, in uno scenario del tutto fantascientifico, in cui tutto finisce bene, JS si sveglia, ricorda tutto, e trova la cura per il suo male. JS quindi si ritrova sola, centinaia di anni lontana dal suo mondo, con il cervello di una quattordicenne ed il DNA pluricentenario, senza una famiglia e senza legami se non il contratto con l’azienda di crionica. Chi aiuterà JS a reinserirsi in società? Quanto le mancheranno la sua mamma ed il suo papà, che tralaltro proprio non voleva che lei facesse questa cosa.

Le domande scientifiche sono tante, ma forse le implicazioni etiche sono di più. Noi non sapremo mai come andrà a finire questa storia, ma magari JS, tra centinaia di anni, sorriderà nel leggere queste parole… o forse no.