sala parto, violenza ostetrica e malpractice #bastatacere

Quando i virtuosismi medici e l’imperizia sanitaria mettono a rischio la salute della partoriente e del nascituro, possiamo parlare di violenza ostetrica, un grave problema di salute pubblica globale.

Per violenza ostetrica si intende una categoria di abusi compiuti da un operatore sanitario e subiti da una donna, durante il periodo compreso tra la gravidanza ed il puerperio (includendo le cure pre e post-natali, il travaglio, il parto e l’allattamento).  

Essa include ogni forma di patologizzazione e quindi medicalizzazione dei processi naturali del parto e le procedure (molto spesso rudi ed invasive) che mancano del consenso informato o dell’autonomia decisionale della paziente.  

Il termine racchiude ancora, tutta una serie di possibili maltrattamenti psicologici, negligenza, rimproveri e disinformazione che hanno conseguenze sulla cura e quindi sulla salute della partoriente.

Alcune delle procedure di cui molto spesso si abusa sono i parti cesarei.

L’Italia presenta la più alta percentuale di cesarei a livello europeo con quasi il 40%, seguita dal Portogallo con il 33%, mentre negli altri paesi si registrano valori inferiori al 30%, che scendono al 15% in Olanda. Inoltre, analizzando ulteriormente la percentuale italiana, si rileva una spiccata variabilità su base interregionale con valori tendenzialmente più bassi al Nord e più alti al Sud: si va dal 24% in Toscana e in Friuli-Venezia Giulia al 60% in Campania.

Evidentemente molto spesso si ignorano le indicazioni specifiche per cui un parto cesareo è da preferirsi ad uno naturale (presentazione podalica, placenta previa, macrosomia fetale, alcune malattie infettive …) effettuando interventi non necessari che comportano maggiori rischi per la donna (oltre che conseguenze sulle tasche del Sistema Sanitario Nazionale).

Un’altra procedura molto discussa nel contesto delle pratiche ostetriche spesso abusate è l’episiotomia. L’episiotomia è l’incisione chirurgica del perineo atta ad allargare il canale del parto. Oggi è ormai diventata un intervento routinario per facilitare il parto per via naturale ma bisogna anche qui considerare i possibili e sgradevoli effetti collaterali (disagi posturali, incontinenza, disturbi sessuali). Proprio come per qualsiasi procedura infatti, anche l’episiotomia risulta indicata in particolari situazioni (sofferenza fetale durante il transito nel canale del parto, testa del bambino troppo voluminosa, perineo rigido …).

In Italia viene effettuata nel 60% dei parti (l’OMS raccomanda di mantenersi intorno al 5%) rappresentando quindi una tecnica assai diffusa non solo nei casi di necessità.

Nella rassegna delle pratiche ostetriche di cui si abusa viene contemplata anche la manovra di Kristeller. Essa consiste in una serie di spinte a livello addominale (in corrispondenza del fondo dell’utero) con lo scopo di facilitare l’espulsione della testa fetale. A fronte della sua  possibili gravi conseguenze (rottura dell’utero) e del dolore causato, questa rimane una delle pratiche più cruente che ancora oggi viene utilizzata in sala parto nonostante sia vietata, se non in casi di distocie eccezionali.

A fronte di quanto detto, si evince che un’assistenza ostetrica impropria può essere causa di emergenze, complicazioni e lasciti psico-emotivi che hanno un impatto negativo sulla salute della donna.

Dal 4 al 19 Aprile è stata lanciata sui social una campagna presto diventata virale, dal titolo #BastaTacere. Questa ha permesso di raccogliere numerosissime testimonianze di donne che hanno subito abusi verbali, psicologici e pratiche mediche non necessarie, in sala parto. Tra le storie emergono racconti segnati negativamente dall’esperienza del parto e che riportano umiliazioni, mancanza di riservatezza, il rifiuto di offrire un’adeguata terapia del dolore, trascuratezza, mancanza di sensibilità per il lutto peri-natale, pressioni psicologiche …  La campagna è legata alla proposta di legge “Norme per la tutela dei diritti della partoriente e del neonato e per la promozione del parto fisiologico” depositata l’11 marzo 2016 da parte dell’On. Adriano Zaccagnini.

Al momento in Italia non esiste una raccolta ufficiale di dati sulla violenza ostetrica. L’osservatorio OVOitalia (Osservatorio sulla Violenza Ostetrica italiana) è nato al termine della campagna #BastaTacere proprio con la finalità di raccogliere informazioni, per rendere visibile il fenomeno della violenza nei reparti di maternità, ancora poco conosciuto e con l’esigenza di monitorare l’incidenza degli episodi che costituiscono questo tipo di violenza sanitaria ai danni delle donne. Proprio sul sito dell’osservatorio è disponibile un questionario utile per la raccolta di dati relativi al fenomeno. Da questi emerge che il 48,2% (su 1063 risposte raccolte in due giorni) del campione ha ricevuto abusi e mancanze di rispetto in sala parto. Molte donne riportano inoltre dei disturbi post-traumatici da stress, vaginismo ed effetti sull’avvio e la durata dell’allattamento.

Quella vista è però solo la punta di un iceberg che rimane nascosto e che poco si conosce per poterlo valutare a pieno nella sua interezza. Risulta invece chiara l’importanza di un periodo tanto naturale quanto delicato per la vita delle donne e dei loro cari. Pertanto risulta fondamentale approfondire, monitorare ed analizzare su più livelli (formativo – nelle università, sanitario, politico e sociale), il fenomeno della violenza ostetrica, al fine di rendere meno traumatica e più positiva possibile, l’esperienza del parto.

Fonte | Report USAID sulla violenza ostetricaRevisione sistematica evidence-based sulla violenza ostetricaDichiarazione OMSOVOItalia e report #BastaTacere.