CSI e gialli ci hanno insegnato che da un cadavere si può risalire all’assassino. Vediamo cosa succede al corpo umano dopo la morte.

La scienza che si occupa dello studio della morte e le successive modificazioni del corpo (fenomeni cadaverici) è detta tanatologia.
L’importanza della tanatologia è da ascriversi alle sue finalità penali (intervento di terzi, epoca e dinamica), civilistiche (successioni ereditarie), mediche (trapianto d’organi) e deontologiche (eutanasia).

“Al contrario dei vivi, quando i morti parlano non mentono.” – (Donald “Ducky” Mallard, NCIS)

Fenomeni cadaverici

Fenomeni abiotici

I fenomeni abiotici immediati, come la mancanza di respiro o di attività cardiaca e la perdita di coscienza, non sono accertamenti sicuri di morte.

Bisogna aspettare 15 ore per dichiarare il decesso, tempo necessario perché comincino i fenomeni abiotici consecutivi

Raffreddamento

Il raffreddamento è dovuto al fatto che cessa la termoregolazione, per cui la temperatura del cadavere va ad equilibrarsi con quella dell’ambiente. Nelle prime 3-4 ore dopo la morte la perdita di temperatura è limitata dalla vita residua (0,5 gradi/ora), ma dopo già 6-8 ore abbiamo una perdita di 1 grado/ora. Entro le 18-24 ore si raggiunge la temperatura ambientale (min 11 – max 30).
C’è un ampio margine orario di variazione per l’influenza di diversi fattori intrinseci (temperatura iniziale , peso, età) ed estrinseci (vestiti e coperte, immersione nell’acqua, umidità e ventilazione).

Rigor mortis

La rigidità cadaverica (o rigor mortis) è un meccanismo biochimico ancora non ben chiarito: appena il soggetto muore c’è un iniziale rilassamento e poi comincia una contrattura, non attiva, che interessa tutti i muscoli. Inizia a livello mandibolare e facciale, perchè la rigidità è tanto più accelerata quanto più il muscolo è utilizzato, seguendo poi con una progressione cranio-caudale. Insorge in 2 o 3 ore, si stabilizza in 36-48 ore, si risolve con la stessa progressione circa nelle 72-84 ore.

Anche il cuore va incontro a rigidità e da qui deriva tutta la parte romanzata che riguarda il “cuore di pietra” che veniva storicamente correlato ad una caratteristica nefandezza della persona.

Sono coinvolti anche i muscoli lisci e ritroviamo la cute anserina, ad esempio negli annegati, a causa della rigidità dei muscoli erectores pilorum.

Disidratazione

La disidratazione si evidenzia soprattutto a livello oculare: l’occhio rimane aperto, c’è una perdita di liquidi e traspare in pigmento sottostante, con un opacamento corneale.

Livor mortis

Le macchie costatiche (o livor mortis) sono molto importanti: il cuore è fermo e il sangue si deposita nelle parti più declivi formando queste macchie di colore rosso venoso (perché non c’è più ossigeno). Questo fenomeno comincia 3-4 ore dopo la morte e dopo 15 ore le macchie sono già completamente formate.

Un aspetto molto importante è il fenomeno della migrazione delle macchie ipostatiche: è dato dal fatto che il sangue scende verso la parte declive quindi, se il cadavere viene spostato, la colonna ematica migra, quindi si rendono evidenti nella nuova parte declive. Tutto questo però avviene entro le 12 o 14 ore dalla morte, dopo le macchie ipostatiche non si spostano più per la fissazione dell’emoglobina nei tessuti.

Il riscontro di macchie ipostatiche non declivi indica uno spostamento del cadavere diverse ore dopo la morte. Inoltre ogni posizione descrive un tipo di morte, per esempio l’impiccamento presenta “macchie a mutande”, l’annegato assume una “posizione a lottatore” e si riscontrano macchie nella parte anteriore del soma.

Fenomeni trasformativi

Con la putrefazione vi è la decomposizione dei tessuti ad opera dei germi, che provocano una fermentazione putrida dei tessuti con formazione di gas dovuta a organismi aerobi e anaerobi, in genere residenti dell’organismo.

La putrefazione si sviluppa in 4 fasi:

  1. Cromatica – comincia con la classica macchia verde nella zona in cui si trovano più germi, quindi nel cieco. La macchia è verde perché c’è idrogeno solforato che deriva dalla proteolisi fatta dai germi. La macchia verde non rimane ferma, ma si diffonde attraverso i vai venosi superficiali, con il tipico reticolo putrefattivo.
  2. Enfisematosa – la produzione di questi gas conferisce al cadavere un aspetto gigantesco, tale da renderlo difficilmente riconoscibile.
  3. Colliquativa – i tessuti cominciano a colliquare diventando sempre più molli fino alla consistenza poltigliosa che tende a diventare fluida. Inizia circa in 3-6 mesi.
  4. Riduzione scheletrica.

Il processo di putrefazione viene influenzato da diversi fattori, quali la temperatura (ottimale a 37°C, mentre se si abbassa la putrefazione rallenta fino ad arrestarsi) e l’umidità.

 

Fonte | Cicognani Fallani Pelotti, Medicina Legale

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