Demenza e città metropolitane

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Metropoli

Un recente studio condotto da diversi ricercatori canadesi e pubblicato sul Lancet ha dimostrato un’associazione tra il vivere in zone densamente trafficate ed un aumento del rischio di sviluppare demenza di circa il 7-11%, evidenziando un nuovo ed importante fattore di rischio.

Demenza, malattia di Parkinson e sclerosi multipla sono tra le tre più importanti malattie neurodegenerative dell’uomo, sia per gravità che per incidenza e prevalenza, costituendo un impegno sanitario ed economico gravoso per lo Stato, ma anche psicologico ed emotivo per le famiglie dell’ammalato. Pur avendo meccanismi eziopatogenetici differenti, tutte le condizioni condividono (almeno negli stadi avanzati) il declino cognitivo, l’immobilità, la perdita della vita sociale e relazionale, la completa dipendenza da un “caregiver”.

La relativa carenza di presidi farmacologici in grado di modificare la prognosi di questi pazienti rende fondamentale la completa comprensione dei fattori di rischio modificabili. Questo potrebbe. da un lato diminuire l’incidenza delle patologie, dall’altro aprire nuovi scenari ed arricchire le informazioni sui meccanismi sottili che regolano l’insorgere della malattia.

Evidenze precedenti

Lo studio di Framingham ha già messo in evidenza il ruolo dell’inquinamento nella diminuzione della quantità di sostanza bianca, cioè gli assoni mielinizzati che conducono i segnali elettrici da una regione all’altra dell’encefalo, ma nessuno aveva incluso l’influenza sulla malattia di Parkinson e demenza.

Metodo

I partecipanti, reclutati nel 2001, erano tutti adulti tra i 20 e i 85 anni, residenti in Ontario per più di 5 anni e senza evidenza di malattia di base. Il campione è stato suddiviso in due coorti, in base alla maggiore probabilità (per età) di contrarre la malattia specifica:

  • Coorte sclerosi multipla (soggetti di età compresa tra 20-50 anni, con una media di circa 36 anni), composta da 46,7 milioni di persone per anno di osservazione, di cui il 50% uomini, 17% abitanti in ambienti rurali, 2% diabetici e 7% con ipertensione.
  • Coorte demenza-malattia di Parkinson (età compresa tra 55-85 anni, con una media di circa 67 anni), composta da 20,1 milioni di persone per anno di osservazione.

Sono poi stati poi imposti dei criteri diagnostici che hanno dimostrato una sensibilità tra il 78 e l’80% ed una specificità tra il 99-100%.

Per includere la variabile “traffico”, e quindi la maggiore o minore esposizione agli agenti inquinanti, sono state definite 5 differenti “distanze”, ovvero:

  • residenti a meno di 50 m dalle strade principali,
  • residenti tra i 50-100 m
  • residenti tra 101-200 m
  • residenti a più di 300 m

Si sono infine utilizzati degli strumenti indiretti per valutare il peso dei fattori di rischio per malattie neurodegenerative, dello status socioeconomico, dell’incidenza regionale delle singole patologie e dei valori medi dei principali inquinanti oggetto di studio: il PM2,5 (circa 9,7 μg/m3) e ossido di azoto (NO2, circa 15,4 ppb).

Tutti i partecipanti sono stati seguiti giorno per giorno, dal 1 aprile 2001 fino ad eventi definiti come end point cioè:

  • Diagnosi di malattia neurodegenerativa
  • Morte
  • Raggiungimento del 12 marzo 2012

Risultati

Lo studio si è protratto per diversi anni e ha portato a risultati interessanti, in particolare ha dimostrato che i soggetti che vivono a distanze inferiori ai 50 m hanno una probabilità di circa  7-11% più alta di sviluppare demenza rispetto a chi vive a più di 300 m, con un incremento graduale da questi ultimi verso i primi. I dati ottenuti si sono rivelati resistenti anche alla variazione dei fattori di cui prima, quali status socioeconomico, fattori di rischio, regione specifica urbana e altri. Inoltre le evidenze si sono rivelate consistenti solo per la demenza; malattia di Parkinson e sclerosi multipla non hanno avuto particolari aumenti di incidenza. Tutto ciò lascia intendere che valori elevati di NO2 e PM2,5 potrebbero avere un ruolo patogenetico concreto.

Ipotesi avanzate

I meccanismi specifici con cui agirebbero gli agenti inquinanti menzionati non sono ancora chiari e saranno meritevoli di altre indagini, ma i ricercatori hanno avanzato delle ipotesi che vedrebbero come principali fattori trigger nello sviluppo della malattia:

  • L’infiammazione sistemica
  • Lo stress ossidativo a cui sarebbero sottoposti i neuroni
  • Le condizioni promuoventi la precipitazione di frammenti di peptide Aβ (alla base della patogenesi della malattia di Alzheimer)
  • L’aumento della permeabilità della barriera emato-encefalica

Queste considerazioni sono state fatte in seguito ad esperimenti su modelli murini esposti alle medesime concentrazioni di tossici ambientali, in cui si è ritrovato, all’autopsia, sostanze residue degli inquinanti nel tessuto cerebrale, suggerendo un passaggio polmone-sangue-cervello.

Curiosamente anche il rumore del traffico, quindi l’inquinamento acustico, potrebbe contribuire allo sviluppo di declini cognitivi, principalmente attraverso disturbi del ritmo sonno-veglia.

Limiti dello studio

Nonostante l’imponente mole di accorgimenti per rendere il più oggettiva e razionale possibile la ricerca, si sono evidenziate alcune criticità:

  • Alcuni casi di malattia non sono stati diagnosticati per cui si avrebbe una sottostima del reale impatto;
  • Assenza di informazioni circa eventuali trattamenti che i pazienti potevano star sostenendo;
  • Alcuni errori dovuti all’ampiezza del campione circa l’esposizione personale agli inquinanti;

Conseguenze potenziali

L’inquinamento sta diventando uno dei protagonisti tra i fattori di rischio di moltissime patologie: fino ad ora era accertato il suo ruolo nelle malattie del sistema respiratorio e cardiovascolare, ma oggi queste nuove evidenze sperimentali metterebbero in luce anche i danni al sistema nervoso. Il primo pensiero è sicuramente che se gli effetti sul SNC sono così importanti in città non particolarmente inquinate come l’Ontario, le conseguenze potrebbero essere drammatiche in aree urbane più complesse.

FONTI | Articolo 1, Articolo 2