Marica Romano - Ebola vaccino

L’epidemia del 2013 in Nuova Guinea e Sierra Leone, che ha contato circa 28000 affetti e 11 000 morti, è stata registrata come la più devastante epidemia di Ebola dalla scoperta del virus. Le ricerche acceleratesi a seguito di questo evento si sono finalmente concluse. In un articolo pubblicato lo scorso 23 dicembre sulla rivista The Lancet è stato presentato il nuovo vaccino rVSV-ZEBOV, la cui efficacia è del 70-100%.

Ma cos’è il virus Ebola?

Il virus Ebola è un virus a RNA responsabile di una malattia febbrile ad elevata mortalità. Il virus penetra all’interno di vari tipi di cellule quali endoteliali, parenchimali e macrofagi e ne sfrutta i meccanismi cellulari per trascrizione delle proteine, replicazione del genoma e assemblaggio del virioma.

Ha fatto la sua prima comparsa nel 1976 in Zaire e Sudan causando 550 casi di febbre emorragica. Dopo 20 anni una nuova epidemia in Congo provocò la morte dell’88% dei soggetti colpiti. In entrambi i casi, il diretto contatto con i liquidi corporei dei pazienti affetti e la scarsa igiene delle abitazioni e degli ospedali furono responsabili della diffusione della malattia.

La malattia si sviluppa a seguito di un periodo di incubazione di 3-16 giorni con una sintomatologia simil-influenzale: febbre, cefalea, malessere, mialgie, nausea e vomito. Successivamente si aggiungono diarrea grave, dolore toracico e deficit neurocognitivi. Ma è alla comparsa del rush cutaneo che si accompagnano le caratteristiche manifestazioni emorragiche di mucose e cute.

Esistono terapie efficaci contro l’Ebola?

Ad oggi non è ancora disponibile alcun trattamento virus specifico e la terapia di supporto non si è dimostrata così utile come si sperava. Solo a seguito dell’epidemia del 2013, grazie a un lavoro coordinato dall’OMS con la collaborazione di diversi istituti internazionali, il vaccino è stato realizzato.

Le nuove tecniche di ingegneria genetica hanno permesso la creazione di un virus mutante in grado di  esprimere un gene che codifica per una glicoproteina dell’envelope del virus Ebola. Il VSV (virus della stomatite vescicolare, innocuo per l’uomo), così trasformato, promuove l’instaurarsi di una efficiente risposta immunitaria nel paziente che ha ricevuto il vaccino, tale da contrastare l’infezione da parte del virus Ebola.

Il trial clinico per la sperimentazione del vaccino è stato condotto su circa 12000 pazienti con uno schema definito a “cerchi concentrici” (ispirata alla strategia utilizzata per l’eradicazione del vaiolo): venivano sottoposti al vaccino tutti i contatti più stretti di un nuovo caso e tutti “i contatti più stretti dei contatti”. In questo modo si identificavano tutti i pazienti ad alto rischio per lo sviluppo della patologia.

In una prima fase del test i pazienti sono stati suddivisi in due gruppi composti da pazienti con età uguale o superiore a 18anni: ai primi il vaccino veniva inoculato subito dopo il contatto, ai secondi dopo tre settimane. Dei pazienti appartenenti al primo gruppo nessuno ha riscontrato la patologia; di quelli appartenenti al secondo sono stati riscontrati solo 23 casi.

In una seconda fase, a seguito della riscontrata efficacia, il vaccino è stato somministrato a tappeto non solo agli adulti, ma anche ai ragazzi di età compresa fra i sei e i diciotto anni.

Gli effetti collaterali sono stati minimi: dolore nella zona di inoculo, febbre, mialgie, artralgie e mal di testa. Solo in due casi è stato necessario intervenire per effetti collaterali gravi, comunque rientrati a seguito di assistenza medica.

In conclusione: il vaccino si è dimostrato sicuro ed efficace sia nella immunità diretta dei pazienti a cui era stato somministrato sia in quella definita “di mandria” (sono infatti diminuiti i nuovi casi anche nei pazienti a cui non era stato somministrato il vaccino).

“Di fronte al prossimo focolaio di Ebola non saremo privi di difese” – (Marie-Paule Kieny, assistente del direttore generale per l’Innovazione dell’Oms e tra gli autori principali dello studio)

FONTI: WHO- Ebola disease | WHO- Ebola web | The article| Figure 1

CONDIVIDI
Articolo precedenteCaso Clinico #52
Articolo successivoPerché la meningite fa così paura?
Marica Romano
Sono studentessa di Medicina e Chirurgia presso l'Università degli Studi di Bari. Amo la scienza in ogni sua sfaccettatura ma la medicina occupa una parte privilegiata nel mio cuore e nella mia mente.