Nola Pronto Soccorso situazione in Italia
Una foto descrive in maniera ottimale lo stato in cui versano i pronto soccorso in Italia.

Una foto semplice, scattata da un cellulare, descrive con crudele realtà lo stato in cui versano i pronto soccorso in Italia. L’immagine diventata virale su tutto il web è di quelle che rievoca un ospedale da campo in qualche zona di guerra e non quello di un comune pronto soccorso, quello di “Santa Maria della Pietà” di Nola. Lo scatto incriminato riprende un operatore sanitario mentre presta soccorso a due signore distese sul pavimento della struttura in mancanza di posti letto e barelle.

All’inevitabile sdegno generale è seguita la sospensione temporanea dei tre dirigenti medici da parte dell’Asl. La responsabile dell’Asl Napoli 3 Sud tuttavia ha voluto sottolineare come alla base di tutta questa situazione ci sia stato un malfunzionamento a livello dell’assistenza territoriale prima che dell’ospedale in questione.

A prescindere da chi dovrà assumersi le colpe di tutto ciò, oggettivamente due sono le vittime: i pazienti lesi nella loro dignità e l’intero personale sanitario che, dall’opinione pubblica, sarà inglobato (ingiustamente) nella parte marcia del sistema.

Partendo dalla definizione di primo soccorso e dal giuramento di Ippocrate, si può notare come i medici abbiano esclusivamente operato secondo i principi guida della loro professione.

 “Si intende per primo soccorso anche l’assistenza che viene data in strutture provvisorie in presenza di situazioni critiche, nell’attesa di trasportare il paziente in centri sanitari più adeguatamente attrezzati”

 “Giuro di prestare assistenza d’urgenza a chi ne abbisogni” – Giuramento di Ippocrate

Sorge una domanda: se i medici hanno semplicemente fatto ciò che è di loro competenza e non è stato il malfunzionamento dell’ospedale in questione a portare questa situazione, chi e cosa ha condotto ad un simile stato?

Il problema del sovraffollamento dei pronto soccorso è un problema, ormai cronico del Paese, che col passare degli anni si manifesta in maniera sempre più accentuata. Basti pensare che la permanenza media in barella è di oltre 24h in molti ospedali, con punte di alcuni giorni, a fronte di standard di 4-6h in altri paesi con sistemi sanitari ad accesso universale. Una situazione, questa, che non può garantire sicurezza, efficacia delle cure e rispetto della dignità personale.

I pronto soccorso accolgono ogni anno più di 20 milioni di italiani. Un numero che mette a dura prova la tenuta e la capacità di offrire un servizio all’altezza della situazione se sommato ai tagli dei posti letto (3,5/1000 abitanti) e del personale (più di 20.000 unità negli ultimi anni), all’assenza di un filtro a livello territoriale che riduca gli ingressi inutili in pronto soccorso (circa 6 milioni ogni anno) e al nostro malcostume misto ad ipocondria che ci porta al pronto soccorso anche per un banale raffreddore.

Le responsabilità quindi devono essere ricercate dapprima in una classe politica priva di competenze e poi nella mancanza di strategie volte a intercettare le problematiche e a risolverle. Il personale sanitario, fatto tendenzialmente da persone che non nascondono di vergognarsi di far parte di questo sistema, deve essere visto più come una vittima sacrificale in quanto costretto, pur di compiere il proprio dovere, a modalità di lavoro pessime e scoraggianti.

Diverse potrebbero essere le soluzioni e forse, l’intero SSN, dalla sua rete di strutture alle competenze, dovrebbe essere ripensato nell’ottica della creazione per la popolazione valide alternative al ricorso agli ospedali.

Fonte | simeu.it/cri.itwww.istat.itwww.corriere.itnapoli.repubblica.it