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Fonte Immagine | uppa.it

Basta pronunciare la parola “meningite” per provocare un malcelato panico in qualsiasi tipo di interlocutore. Poco importa che la temutissima infezione provochi un ridotto numero di decessi rispetto ad esempio al meno temuto diabete mellito o alle malattie cardiovascolari in generale. L’eccessiva paura di un evento improbabile non è appannaggio delle malattie: basti pensare all’ansia di volare e la tranquillità con cui ci mettiamo al volante, che dati alla mano estremamente più pericoloso.

La paura, per quanto per definizione non razionale, non è inspiegabile. Ci sono alcuni punti su cui l’ansia comune fa leva, dove la soggettività percepita dall’individuo è in realtà comune a tutti – o quasi – e quindi oggettivabile.

  1. L’epidemiologia ristretta. L’evento è estremamente improbabile e per questo estremamente temuto in un connubio di “sfortuna” e solitudine nella malattia che nessuno si sente in grado di affrontare.
  2. Colpisce frequentemente i bambini, culturalmente ed ovviamente considerati fascia protetta e patrimonio umano della società. La morte di un bambino è sempre percepita come più grave e contro l’ordine naturale delle cose. In aggiunta, l’ansia è giustamente contagiosa nei genitori.
  3. Spesso non si agisce finché non è troppo tardi. La malattia è assolutamente confondibile in prima istanza con una banale influenza. Avere la diagnosi di meningite dopo il semplice esordio di febbre è un evento fortunato e spesso dovuto ad abitudini allarmistiche. Inoltre, a posteriori, si innesca il meccanismo soggettivo di rimpianto – “se avessi…” – sebbene l’evento a priori non fosse assolutamente prevedibile.
  4. È una malattia acuta, che per definizione provoca più ansia di un evento cronico, anche se “cronico” spesso non vuol dire a migliore prognosi.
  5. L’alta mortalità, fino al 50% dei casi. Questo fa percepire la meningite come una sentenza e non una malattia.
  6. La contagiosità.
  7. I media. Ultimo fattore ma decisamente il determinante perché se le altre componenti sono delle costanti, l’attenzione dei media è una variabile decisamente in crescita nell’ultimo periodo. Non è obiettivo dell’articolo entrare nel dolo o nella necessità di sensazionalismo che sembra imperare nell’editoria contemporanea, ma l’abilità delle testate nel far leva sul terrore comune è ormai evidente e non trascurabile. Non è c’è un nessuna epidemia in atto se non quella mediatica, perché dati alla mano nel 2016 non ci sono aumenti significativi assoluti o relativi dell’incidenza.

Non è consono affermare che non è giusto avere paura della meningite, perché la patologia fa paura e non rimedio semplice alla problematica della percezione. Però si può sicuramente asserire che non c’è nessuna epidemia in atto se non quella mediatica, perché dati alla mano nel 2016 non ci sono aumenti significativi assoluti o relativi dell’incidenza.

Fonti: (1) epicentro.iss.it; (2) iss.it; (3) epicentro.iss.it