Aborto: Trump blocca i fondi alle associazioni

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Aborto: Trump blocca i fondi alle associazioni
Aborto: Trump blocca i fondi alle associazioni

Dopo gli squilli di tromba inaugurali, ora si fa sul serio: il neo presidente americano è all’opera, ed il 23 Gennaio ha reintrodotto la “Mexico City Policy”. Lo zio Sam chiude seccamente il portafoglio: niente più finanziamenti alle ONG (ndr. “Organizzazioni Non-Governative”) di tutto il mondo che promuovono, permettono e praticano l’interruzione di gravidanza. Poche le eccezioni, molte le critiche. C’è chi deve correre ai ripari, OMS compreso.

Il bavaglio globale

Non è un’idea di Trump. La “Mexico City Policy”, una specie di norma che regola il finanziamento americano diretto alle ONG, ha dieci anni per gamba. E’ stata introdotta da Reagan nel 1984, e da allora funziona come una cartina al tornasole: ogni presidente neo eletto la disabilita o la riconferma, a seconda della propria visione in tema di aborto. Bush e Trump, a cavallo dell’elefantino repubblicano, l’hanno confermata, il primo nel 2001 e il secondo pochi giorni fa. Obama invece, anno 2009, e prima di lui Clinton nel 1993 (entrambi in sella all’asinello democratico) l’hanno eliminata.

Gli attivisti non sono andati tanto per il sottile: e così il provvedimento si è presto fregiato del titolo di “Global Gag Rule”, ossia regola del bavaglio globale. Effettivamente, l’impianto della legge è molto particolare. Il nocciolo della questione è chiaro: noi, Stati Uniti d’America, non vogliamo che i nostri fondi siano usati da nessuno per favorire queste pratiche se fatte sotto la prospettiva di “family planning”.
E siccome le tasche d’America sono larghe e ne spuntano i 9,5 miliardi destinati al sovvenzionamento delle agenzie e ONG estere, si capisce perché si parla di quote importanti dei budget di molte associazioni. Private di questi soldi, molte associazioni annaspano (insieme alla tutela della salute delle donne!).

Le poche eccezioni e la regola

Quest’anno hanno deciso di imprimere una svolta al provvedimento. All’inizio si parlava solo di aborto, ancora nel 1983, alla sua prima firma, poi nel 2001 si è parlato del “family planning” più in generale, penalizzando anche le associazioni che distribuivano informazioni sugli anti-concezionali.

Il testo appena firmato invece prevede che siano ritirati e bloccati tutti i fondi a tutte le ONG straniere che abbiano programmi che prevedano o provvedano all’interruzione di gravidanza, a prescindere che usino i fondi USA per questi programmi o per altri. E non importa nemmeno se nel paese o territorio dove opera la ONG l’aborto è totalmente legale. Il prezzo per ri-accedere al finanziamento? Abbandonare i propri obiettivi riguardo l’interruzione di gravidanza.

La grandinata di polemiche, in realtà piuttosto contenuta da questa parte dell’oceano, è dovuta a quei due “tutti”: con questa formulazione della Mexico City Policy, non importa se una ONG usa i soldi americani per programmi centrati sull’aborto o invece per altro, o se riceva anche separatamente soldi per programmi diversi, magari per HIV, tanto per fare un esempio. I fondi USA sono infatti erogati secondo diverse corsie preferenziali: ci sono i fondi per l’assistenza familiare, ma anche per altri aspetti dell’assistenza sanitaria. Il semplice fatto di avere nei propri programmi e attività l’interruzione di gravidanza, blocca tutto quanto.

Blocca perciò anche i fondi per HIV-AIDS, per la battaglia contro Zika ed Ebola, contro la malaria e la tubercolosi, blocca i fondi per sostenere la salute della donna e del bambino.

In ogni caso, la legge non proibisce l’informazione e il sostegno a donne che hanno già deciso da sole di effettuare un aborto, o che siano state vittime di violenza, di stupro, di incesto. O nel caso in cui la gravidanza metta in pericolo la vita. Ma proibisce sempre le campagne di informazione finanziate col dollaro americano- che va da sé, sono per natura mirate ad uno spettro che comprende anche le persone indecise o digiune di informazioni.

In Europa e ovunque

L’Europa è accigliata, e non solo lei in realtà: IPAS, un’organizzazione internazionale che si occupa di salute della donna, ha fatto sapere che le donne di più di 40 paesi al mondo ricevono servizi possibili grazie al finanziamento degli Stati Uniti. Non sono pochi e sono importanti: il 13% della mortalità materna in tutto il mondo è dovuto proprio ad aborti non sicuri.

In più, nel Bollettino dell’Organizzazione Mondiale della Salute del Settembre 2011 è stata pubblicata un’analisi quantitativa sull’impatto della Policy nell’Africa Sub-Sahariana, nell’arco di tempo 1994-2008: sono risultate delle forti correlazioni fra la messa a regime del provvedimento, e l’aumento degli aborti.

Nonostante l’impossibilità di dare un verdetto definitivo, la conclusione degli autori è che decurtando i fondi delle associazioni e ONG si scatena una effetto a cascata: ne risentono i programmi sull’aborto, quanto quelli sulla contraccezione. E alla fin fine, venuti meno i mezzi per distribuire ed educare alla contraccezione, come anche quelli per educare e praticare l’interruzione di gravidanza, il numero degli aborti incrementa.

L’impatto della Mexico Policy Act potrebbe incrinare seriamente l’asse della cooperazione e azione per la salute globale.

I Fondi Americani e l’OMS

E’ una soffiata del New York Times, scagliata nel panorama tuonante dell’opinione pubblica americana- e ginevrina. Un’ulteriore implementazione indiretta della Mexico City Policy. Un taglio trasversale a settori e agenzie delle Nazioni Unite, fatti salvi quelli a scopi bellici, e che discrimina anche in base al supporto di programmi che provvedono o informano riguardo l’aborto.

Insomma, l’OMS alza già la guardia: nella bozza del decreto “Auditing and Reducing U.S. Funding of International Organizations” ottenuto dal quotidiano americano, è contenuta una ghigliottina al budget, già risicato, dell’agenzia. Gli Stati Uniti sono lo stato membro che contribuisce con la quota maggiore, 304 milioni $, seguiti dall’Inghilterra. Ed entrambi stanno esprimendo perplessità e intenzioni di contenimento della spesa.
Significherebbe il ridimensionamento della miriade di programmi, enti, obiettivi, utilità e compiti dell’OMS. E presto sentiremmo il peso delle mancanze.

I tre candidati alla guida dell’agenzia, l’etiope Tedros Adhanom, l’americano David Nabarro e la pakistana Sania Nishtar, in lizza per la poltrona più alta, prossima all’assegnazione nel Maggio venturo, si sono affrettati a esporre intenzioni e visioni in conferenza stampa.

Eppure per l’Oms, organizzazione che galleggia in un limbo, stretta fra la sua burocrazia leviatanica e il pragmatismo dei suoi obiettivi specifici, la lotta per il budget è una compagna di vecchia data.

Ma una stretta all’ossigeno così, anche se solo pronosticata, mette in allarme.

FONTI | Mexico City Policyarticolo1New York Timesarticolo 2budget OMSreport budgetarticolo3; articolo4articolo5articolo6