Alzheimer e glicemia: individuato il legame molecolare

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Da anni è nota la correlazione tra glicemia alta e Alzheimer: ora gli interrogativi sulla base molecolare di questo legame sembrano essere stati fugati.

Il morbo di Alzheimer è la forma più comune di demenza degenerativa progressivamente invalidante con esordio prevalentemente in età presenile. Il sintomo precoce più frequente è la difficoltà nel ricordare eventi recenti, ma nel giro di poco tempo il quadro peggiora in modo drammatico. Ad oggi decine di milioni di persone ne sono colpite e si stima che ne sarà affetta 1 persona su 85 a livello mondiale entro il 2050.

A più di un secolo dalla sua scoperta e descrizione, da parte dello psichiatra e neuropatologo tedesco Alois Alzheimer, la causa prima della malattia di Alzheimer non è ancora ben compresa. In compenso sempre più aspetti molecolari che caratterizzano questa patologia e le connessioni che essa ha con altri quadri clinici vanno via via chiarendosi.

Non nuova, ad esempio, è la correlazione tra insorgenza di Alzheimer e glicemia alta. A tal proposito un articolo del The Journal of Clinical Investigation sottolinea come elevati livelli di glucosio nel sangue possono aumentare rapidamente i livelli di beta-amiloide, un componente chiave delle placche cerebrali tipiche dei malati di Alzheimer. Nei giovani ratti la presenza di placche amiloidi nel cervello aumenta del 20% quando viene loro raddoppiato il livello di glucosio nel sangue; nei ratti più anziani i livelli di beta amiloide aumentano addirittura del 40%.

Lo studio

Ora, grazie al lavoro degli scienziati dell’Università di Bath e dei colleghi del Centro Wolfson King College di Londra, arriva la possibile spiegazione molecolare della connessione tra glicemia e Alzheimer. Il punto di partenza dello studio è chiaro: i pazienti diabetici hanno un rischio maggiore di sviluppare la malattia di Alzheimer, infatti il glucosio e i prodotti della sua degradazione possono danneggiare le proteine nelle cellule tramite una reazione chiamata glicazione.

La glicazione è il prodotto della reazione tra uno zucchero e una proteina o un lipide senza l’azione catalitica di un enzima. Questa reazione avviene quando le proteine si trovano in un ambiente ad alta concentrazione di zuccheri. I composti glicati sono molto reattivi e vanno incontro a numerosi riarrangiamenti che danno alla luce dei crosslink proteina/zucchero molto eterogenei tra loro ed irreversibili. A volte la glicazione di alcuni residui amminoacidici ne neutralizza la carica, compromettendo l’intera struttura proteica.

Partendo da questi dati di fatto gli scienziati hanno intrapreso lo studio su campioni di cervello di persone con e senza il morbo di Alzheimer tramite una tecnica in grado di evidenziare il grado di glicazione. Ad emergere è stato che nelle prime fasi di sviluppo della malattia di Alzheimer la glicazione causa l’alterazione morfofunzionale di MIF (fattore di inibizione della migrazione dei macrofagi), un enzima che svolge un ruolo nella regolazione dei livelli e dell’azione dell’insulina, oltre che avere un ruolo di primo piano nella risposta immunitaria (da cui il nome). Nel cervello MIF è parte della risposta immunitaria all’accumulo di proteine anomale nel cervello.

Gli scienziati ritengono che l’inibizione e la riduzione di attività di MIF glicata rappresentino il “tipping point”, vale a dire il punto di svolta nella progressione del quadro clinico in corso di Alzheimer: sembrerebbe dunque essere questa la chiave, il collegamento molecolare tra glicemia alta (compresa l’evoluzione in diabete) e Alzheimer.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Scientific Reports, mira a sottolineare a più riprese che MIF  è già stato modificato dal glucosio nel cervello dei soggetti nelle fasi iniziali della malattia di Alzheimer.

Attualmente i ricercatori stanno ricercando dei possibili marker di glicazione nel sangue, con la speranza che questo studio possa in futuro essere di aiuto nella diagnosi precoce di Alzheimer, nonché la base di possibili trattamenti e/o metodi di prevenzione.

A proposito di prevenzione: se fino ad ora lo zucchero era un celebre fattore di rischio per diabete e obesità, da questo momento abbiamo un motivo in più per limitare il consumo di zuccheri raffinati nella nostra alimentazione!

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