Caso Clinico #55

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caso clinico pronto soccorso

Caso Clinico

Giunge in pronto soccorso paziente di sesso maschile dell’età di 26anni, fumatore.
Riferisce dolore addominale diffuso e intenso in fossa iliaca dx, alvo chiuso a feci e gas, febbre.

Nell’anamnesi sono presenti episodi di dolore addominale acuto alleviato dall’evacuazione, diarrea cronica, calo ponderale dovuto a minore ingestione di cibo per timore di accentuare il dolore post-prandiale, astenia e artralgie, disuria, stomatite aftosa ed episodi di eritemi di tipo nodosi.

All’ E.O. vi è una massa palpabile in fossa iliaca dx e positività al segno di Rovsing.
Le indagini di laboratorio mostrano: VES e PCR elevate, Leucocitosi, piastrinosi, anemia e ipoalbuminemia.

Il paziente effettua una diretta dell’addome d’urgenza. Qual è la diagnosi differenziale?

La Diagnosi è: MORBO DI CROHN

All’esame radiologico effettuato con mezzo di contrasto baritato si potrà osservare la presenza di una stenosi dell’ileo terminale, livelli idroaerei, inspessimento delle pliche e ulcere aftoidi con tipico assetto “a selciato romano”.
E’ una patologia facente parte del gruppo delle malattie infiammatorie croniche intestinali (IBD). La sua incidenza, che si stima essere da 2,2 a 14,3 casi per 100 000 persone/anno ,è in forte aumento soprattutto nell’età pediatrica. Il picco di incidenza è stimato tra i 15 e i 30anni di età e tra i 60 e gli 80anni di età.
L’agente eziologico responsabile della malattia non è ancora del tutto chiaro ma si pensa che la patogenesi sia dovuta a una risposta inappropriata del sistema immunitario mucosale deficitario dei controlli soppressori dell’infiammazione che, in questo modo, può cronicizzare. Una aumentata attivazione dei linfocii CD 4+ porta a una eccessiva produzione di citochine pro-infiammatorie e all’attivazione di altre cellule quali macrofagi e linfociti B in grado di incrementare il danno.
Una combinazione tra fattori ambientali e genetici potrebbero innescare il meccanismo infiammatorio: una dieta ricca di grassi e proteine animali, ma anche una predisposizione familiare (i parenti dei pazienti affetti hanno una maggiore possibilità di sviluppare la malattia) e genetica. Secondo alcuni le IBD potrebbero essere la conseguenza di una risposta immunitaria nei confronti di microrganismi endogeni commensali all’interno dell’intestino.
La patologia può interessare l’intero apparato digerente in maniera segmentale, ma più frequentemente può presentarsi come una ileocolite. La sintomatologia è per lo più cronica con dolore addominale, alterazioni dell’alvo e sintomi da malassorbimento a cui possono associarsi manifestazioni extraintestinali come eritema nodoso, spondiliti e artriti periferiche, uveiti e congiuntiviti, steatosi epatica, nefrolitiasi, osteoporosi, trombosi e patologie cardiache e pneumologiche. A volte la malattia può esordire acutamente con sintomi che ricordano quelli di una appendicite acuta.
Non esiste una terapia che consenta una regressione definitiva della malattia. Attualmente i farmaci più utilizzati sono antibiotici (utili soprattutto per prevenire le recidive dopo resezione ileale) e aminosilicati, corticosteroidi e immunosoppressori per modulare la risposta infiammatoria. La terapia chirurgica non è consigliata a meno che non insorgano complicanze quali stenosi e perforazioni intestinali.