Ovaria: quando l’omosessualità diventa malattia

Rimedi omeopatici e bufale: "curare" la tendenza omosessuale attraverso l'ovaria.

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Sono le 7:30 di una classica mattinata di studio. Stai sorseggiando il tuo caffè, mentre ancora assonnato dai un’occhiata alle novità del giorno. Tra le notizie che ti danno la sveglia ce n’è sempre una che ha il potere di arrestare il cadenzato moto perpetuo del tuo indice sullo screen del tablet.

All’improvviso quel momento arriva, e questa volta a bloccarsi non è solo il tuo dito scorri-notizie: in commercio c’è un rimedio omeopatico che può curare l’omosessualità! O meglio, le tendenze lesbiche, come specifica l’articolo. Non essere sciocco! Non andare subito nel panico e rifletti un attimo. È evidente che non ti sei ancora svegliato. Allora pensi: “sarà un’altra trovata geniale di Lercio”. Subito ti viene da sorridere.

E no! È tutto vero! Il buongiorno te l’ha dato il sito di divulgazione Butac – Bufale un tanto al chilo. La pagina ha infatti denunciato qualche giorno fa la pubblicizzazione online di suddetto prodotto da parte di una parafarmacia Romagnola, il cui sito sarebbe autorizzato dal Ministero della Salute (come previsto dalla legge).  Non sappiamo se si tratti di un grottesco caso isolato, o di un inquietante ritorno al passato. Ciò che conta è che le denunce da fare, per una volta, non riguardano tanto l’omeopatia ma, ben più gravemente, cosa si prefigge di curare! E per di più, che a farsene promotori siano dei rappresentanti di scienza.

Le millantate proprietà curative di Ovaria

L’omeopatico in questione si chiama Dr. Reckeweg R20 ed è disponibile in compresse o in gocce da 22 mL. Nell’introduzione al prodotto si legge: “rimedio omeopatico per dare sostegno, stimolo e regolazione delle funzioni endocrine femminili. Indicato in caso di disturbi del climaterio.” Tra i vari componenti, il correttivo al comportamento omosessuale sarebbe apportato da Ovaria, le cui indicazioni sono:

“Irregolarità mestruali, disturbi del climaterio, deficit di memoria, depressione, disturbi funzionali delle ghiandole, complesso di inferiorità, criptorchidismo, enuresi notturna, impotenza, frigidità femminile, tendenze lesbiche, oligo e azoospermia, congestioni.”

Nella composizione qualitativa del prodotto si legge “Ovaria suis D12”, il che vuol significare che la sostanza Ovaria è stata diluita 12 volte in un rapporto soluto/soluzione pari ad 1:10. A tal proposito, si ricordano le leggi dell’omeopatia: a maggiore diluizione corrisponde maggiore potenza del rimedio!

E non è tutto: R20 vanta la risoluzione di una fantasiosa moltitudine di disfunzioni endocrine, che vanno dall’obesità al sottopeso, dal morbo di Addison al mixedema e così via. Insomma, una vera e propria panacea. Di seguito la miracolosa formulazione:

Glandulae Suprarenales suis D12, Glandula Thymi suis D12, Hypophysis suis D12, Ovaria suis D12, Pancreas suis D12, Thyreodinium suis D12, Acqua purifica in 10 mL. Alcool 36% Vol – 18.0 Idrato – 17.3 Anidro.

L’omosessualità nella letteratura scientifica

Di strada ne è stata fatta da quando essere gay equivaleva ad un tabù, una condizione di vergogna e da cui nascondersi. Uno status per cui si rischiava l’interdizione nosocomiale e, dunque, l’inevitabile e conseguente emarginazione sociale ed anche familiare. Sono infatti innumerevoli negli archivi dei manicomi italiani referti di donne nubili, tacciate di quella “inaccettabile esuberanza sessuale” e considerate una vera e propria aberrazione della società.

La risposta ufficiale dal mondo scientifico arriva nel 1952, quando il DSM – Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders – cataloga l’omosessualità fra i disturbi sociopatici di personalità, per poi dichiararla anni dopo una deviazione sessuale, alla stregua di pedofilia e necrofilia. Si dovrà attendere il ‘73 per una prima, significativa rimozione dal manuale, ed infine il 17 maggio 1990 per la totale cancellazione.

A tal proposito si propone un breve e funzionale video di OggiScienza, che ripercorre le principali tappe del lastricato percorso dell’omosessualità nella letteratura medica.

Quali responsabilità ha la comunità scientifica?

Quel 1973 diede l’incipit ad una vera e propria rivoluzione socio-culturale, basata sull’unanime certezza scientifica che l’omosessualità non è una deviazione sessuale, un disturbo da temere e stigmatizzare. È a partire da quell’ufficialità che iniziò il lento percorso di integrazione di intere comunità di esclusi. È da lì che si sono costruiti quei primi sforzi idealistici di società unita, che oggi permettono di sostenere il delicato dialogo tra istituzioni e popolazione sui diritti omosessuali.

Questo lungo cammino di civiltà pone le sue fondamenta sulle risposte della scienza, che per definizione stessa non può costituirsi di opinioni e pareri democratici. L’onerosa responsabilità della comunità scientifica, l’unica scevra di interessi politici, la rende promotrice di gran parte dei dinamismi sociali e non le si può concedere simili propagande di disinformazione.

Fonti: Butac, OggiScienza

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Daniela Rossetti
Redazione Farmacista, laureata presso l'Università degli studi "Gabriele d'Annunzio" di Chieti. "Nella sua accezione più ampia, considero la Medicina come la più umanistica delle scienze; in futuro mi auguro pertanto di offrire un piccolo e dedito contributo alla comprensione ed al miglioramento della condizione umana".