Steatosi epatica: non è una condizione (solo) per vecchi

gli stili di vita attuali e lo sviluppo della steatosi epatica nei bambini.

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Steatosi epatica

Gli stili di vita attuali innescano condizioni patologiche considerate solo un decennio fa tipiche dell’adulto.

Il titolo dell’articolo prende spunto dal romanzo di Cormac McCarthy non a caso. Entrambi parlano infatti di deriva, ma mentre il libro si sofferma sulla deriva morale del genere umano, quest’articolo vuole porre l’accento sulla deriva degli stili di vita della società odierna e delle sue conseguenze.

Proprio per questo motivo, l’attuale generazione di bambini rischia di essere la prima dal dopoguerra con un’aspettativa di vita inferiore a quella dei propri genitori. Nei reparti di pediatria si assiste ad un continuo incremento di bambini con condizioni patologiche considerate, solo un decennio fa, tipiche dell’adulto.

Tra le condizioni in aumento nella popolazione pediatrica compare sicuramente la steatosi epatica non alcolica (NAFLD). La prevalenza si attesta intorno al 12% nella popolazione pediatrica generale, fino a raggiungere il 70% nei bambini affetti da obesità.

Ad oggi è la causa principale di malattia epatica cronica nei bambini ed adolescenti.

Con NAFLD s’intendono uno spettro di condizioni caratterizzate dall’accumulo di grasso nel fegato con interessamento di almeno il 5% degli epatociti, in assenza di consumo di alcool in anamnesi. All’interno delle NAFLD possiamo poi distinguere la NAFL, reversibile e contraddistinta solo da steatosi, e la NASH che invece presenta un quadro di steato-epatite (flogosi, fibrosi, necrosi) più o meno grave sino a raggiungere quadri di irreversibilità di cui la cirrosi ne è la massima espressione.

Presenta una patogenesi multifattoriale, tuttavia nella maggior parte dei pazienti è manifestazione della sindrome metabolica in cui il “primum movens” risulta essere per l’appunto uno scorretto stile di vita (scarsa attività fisica, introito energetico eccessivo, diete sbilanciate dal punto di vista dei macronutrienti) che quindi induce insulino-resistenza, dislipidemia ed obesità.

Negli ultimi anni studi hanno mostrato come spesso l’insorgenza e la gravità della NAFLD e della sua evoluzione siano correlati con polimorfismi a singolo nucleotide di specifici geni come LPIN1, PNPLA3, SOD2, IRS-1, KLF6, IL-6, TNF.

In tal senso è stato creato un test genetico in grado di ricercare polimorfismi a carico di quattro di questi geni (KLF6, PNPLA3, SOD2, LPIN1) valutandone così il rischio di sviluppare forme gravi di NAFLD.

Numerosi sono i mezzi per arrivare ad una diagnosi di NAFLD. Partendo da misurazioni antropometriche (BMI, circonferenza vita) e valutazione delle transaminasi, utilizzati nello screening, si giunge ad esami strumentali quali l’ecografia epatica, il fibroscan, la TC, la RMN e l’1H-MRS. Infine, in specifici casi, è utilizzabile anche la biopsia epatica.

Pertanto, da quello che si può evincere, la mancata o tardiva diagnosi spesso non è associata a carenza di mezzi quanto alla superficialità e alla cultura popolare che non riconoscono nel sovrappeso una condizione da correggere nel bambino e quindi da porre sotto l’osservazione del pediatra. Fattori, questi, che si sommano ad assenza di sintomi e segni clinici evidenti della NAFLD.

A tal riguardo è bene sottolineare come la NAFL, se non diagnosticata e/o non trattata nel tempo, possa indurre alterazioni anatomico-funzionali irreversibili a carico del fegato. In tal senso la NAFL può aggravarsi già nell’adolescente in una steato-epatite non alcolica (NASH) alterando in modo definitivo la funzionalità dell’organo oltre che predisporre all’epatocarcinoma.

In realtà ad essa sono associate non solo alterazioni epatiche ma anche a livello cardio-vascolare; quali: l’ipertrofia ventricolare sinistra, la disfunzione diastolica ventricolare ed un aumentato rischio aterogeno. Nei bambini obesi la severità istologica dell’epatopatia è in relazione con la gravità dell’OSAS, indipendentemente dal BMI e dalla circonferenza vita. Infine, nei bambini con NAFLD, è stata osservata una maggior prevalenza di pre-diabete e DM2.

Ad oggi nessun farmaco permette il completo recupero del danno ed infatti numerose sono le ricerche in tal senso. A tal proposito una ricerca italiana, condotta dal Prof. Nobili, ha mostrato come la somministrazione di DHA e vitamina D per 6 mesi abbia indotto miglioramenti dei parametri metabolici.

La terapia quindi è fondata su interventi comportamentali. La terapia medica nutrizionale (diete a basso indice glicemico) ed un’attività fisica costante ad oggi rappresentano le migliori soluzioni. Purtroppo l’aderenza a lungo termine ad un corretto stile di vita risulta però essere una chimera (solo il 15% circa).

Da tale quadro emerge quindi come gli attuali stili di vita siano terreno fertile per tutte le patologie croniche e cardio-vascolari caratterizzanti il nostro secolo di cui la NAFLD nel bambino può esserne considerata uno dei campanelli d’allarme.

In tal senso risulterebbero efficaci strategie volte a ridurre i casi non diagnosticati di NAFLD e campagne di sensibilizzazione per i genitori. Emerge inoltre come enormi passi devono esser ancora fatti in termini di promozione e rafforzamento degli stili di vita salutari, obiettivo che si potrà raggiungere solo attraverso la cooperazione di figure professionali complementari. Investire nei bambini significa prevenire le malattie in età adulta.

“Cose piccole. Cose che non noteresti neppure. Passano di mano in mano. La gente non ci fa caso. E poi un giorno si fanno i conti. E dopo niente è più come prima.” – (Non è un paese per vecchi – C. McCarthy)

 

FONTI|

  1. NASPGHAN Clinical Practice Guideline for the Diagnosis and Treatment of Nonalcoholic Fatty Liver Disease in Children: Recommendations from the Expert Committee on NAFLD (ECON) and the North American Society of Pediatric Gastroenterology, Hepatology and Nutrition (NASPGHAN)Miriam B. Vos, Stephanie H. Abrams, z§Sarah E. Barlow, Sonia Caprio, Stephen R. Daniels, Rohit Kohli, Marialena Mouzaki, Pushpa Sathya, Jeffrey B. Schwimmer, Shikha S. Sundaram, and Stavra A. Xanthakos. (JPGN 2017;64: 319–334)
  2. NAFLD in Children: A Prospective Clinical-Pathological, Study and Effect of Lifestyle Advice. Valerio Nobili, Matilde Marcellini, Rita Devito, Paolo Ciampalini, Fiorella Piemonte, Donatella Comparcola, Maria Rita Sartorelli, and Paul Angulo.
  3. The Prevalence of Non-Alcoholic Fatty Liver Disease in Children and Adolescents: A Systematic Review and Meta-Analysis. Emma L. Anderson, Laura D. Howe, Hayley E. Jones, Julian P. T. Higgins, Debbie, A. Lawlor, Abigail Fraser, MRC Integrative Epidemiology Unit at the University of Bristol, Bristol, United Kingdom, School of Social and Community Medicine, University of Bristol, Bristol, United Kingdom, Centre for Reviews and Dissemination, University of York, York, United Kingdom

Per approfondire| Sindrome metabolica: http://www.idf.org/metabolic-syndrome/children