Creatività: il segreto è nelle connessioni tra i due emisferi!

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differenze tra emisfero destro e sinistro.

Studi condotti dai prof. Daniele Durante dell’università di Padova e David B. Duson della Duke University hanno messo in evidenza una ricca rete di interconnessione tra i due emisferi encefalici nelle persone dotate di particolare creatività.

Molti sanno che le funzioni cognitive sono svolte con grande maestria e precisione dalla corteccia cerebrale che si distribuisce tra i due emisferi cerebrali tra loro apparentemente separati, fatta eccezione per un fascio di fibre che li collega (corpo calloso) e che promuove il passaggio delle informazioni da un emisfero all’altro.

Ogni parte della corteccia cerebrale è adibita all’elaborazione di stimoli complessi e alla loro risoluzione. È noto come i due sistemi telencefalici non siano perfettamente simmetrici e che in base alle capacità di ogni singolo individuo vi sia lo sviluppo di particolari aree.

Ma è vera la concezione comune secondo cui i creativi abbiamo un maggiore sviluppo del lobo destro e i razionali del lobo sinistro?

Il nostro cervello è formato da miliardi di neuroni che possono interconnettersi tra loro e creare milioni di circuiti adibiti ognuno ad una funzione. In particolare la corteccia pre-frontale e parietale sono collegate tra loro per svolgere funzioni che riguardano l’attenzione focalizzata o l’analisi di problemi complessi; l’elaborazione di immagini e vissuti passati e futuri avviene mediante circuiti che occupano la corteccia pre-frontale, parietale ma anche parte del lobo temporale; con l’ausilio della corteccia insulare e cingolata anteriore il nostro cervello può anche monitorare i flussi di coscienza e gli eventi esterni ad essi. I processi mentali che contribuiscono all’atto creativo, quindi, coinvolgono diverse aree in entrambi gli emisferi del nostro cervello.

Lo studio ha lo scopo di individuare quali siano i rapporti tra la creatività dell’individuo e le connessioni cerebrali dei due emisferi. Sono stati reclutati volontari in età collegiale e in stato di buona salute, in seguito suddivisi in due gruppi: il primo composto da circa 17 soggetti con un alto grado di creatività e il secondo di circa 19 soggetti con un basso grado di creatività.

La creatività dei pazienti è stata valutata mediante uno score i cui punteggi provenivano dallo svolgimento di vari tipi di test: si chiedeva ai singoli di cimentarsi in esercizi di problem-solving, ovvero la capacità di dare più soluzioni possibili ad un quesito; è stato richiesto di trarre il maggior numero di disegni geometrici da delle figure in pochi minuti e di elencare il maggior numero di nuovi impieghi per gli oggetti di uso quotidiano (ad esempio quelli per un mattone o una graffetta). I partecipanti hanno anche compilato un questionario sui loro successi in diversi settori tra cui le arti visive, musica, scrittura creativa, danza, cucina e scienza.

Raccolti i dati, i volontari sono stati sottoposti a test strumentali quali fRMI (functional magnetic resonance imaging) ed EEG (elettroencefalogramma) per poter comporre successivamente delle matrici che mettessero in evidenza quali fossero le aree del cervello maggiormente collegate fra loro. La prima è una tecnica misura l’attività cerebrale mediante l’analisi della variazione del flusso ematico senza l’utilizzo di mezzi di contrasto. La seconda registra l’attività elettrica cerebrale mediante posizionamento di elettrodi.

Sono stata analizzate 68 aree (rispettivamente 34 nel lobo destro e 34 nel lobo sinistro) identificate come i nodi dei network che si voleva studiare e che caratterizzano specifiche aree anatomiche cerebrali.

I risultati: analizzati i dati ottenuti si è potuto concludere che le precedenti teorie, che identificavano il lobo destro come il libro della creatività, non erano del tutto errate. A queste si è aggiunta l’evidenza di una ricca rete di connessioni nell’encefalo dei creativi riguardanti soprattutto la corteccia frontale.

Secondo gli autori, quindi, la differenza rispetto alle precedenti teorie, che identificavano il lobo destro come unica fonte di creatività dell’individuo, sono da ricercare nei diversi modelli matematici utilizzati che pare possano essere superati e unificati grazie a quello proposto in questo studio.

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