Fibrosi Polmonare Idiopatica: la nuova speranza arriva dagli squali

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La fibrosi polmonare idiopatica (IPF) è una malattia cronica e invalidante che si caratterizza per la progressiva perdita della funzionalità polmonare. È definita “fibrosi” in quanto, il tessuto di sostegno che circonda gli alveoli polmonari (parenchima polmonare) viene sostituito da tessuto cicatriziale “fibrotico” e “idiopatico” poiché ad oggi, sebbene sia nota la correlazione con alcuni fattori di rischio come: il fumo di sigaretta (principale fattore conosciuto e accettato), l’esposizioni ambientali a polveri di metallo, legno, carbone e silice; le cause che portano all’insorgenza della malattia non sono ancora conosciute. Per le forme  familiari, una probabile ipotesi è la  predisposizione genetica.

Cenni sulla patologia

Nonostante sia una patologia rara, in Europa si stima un’incidenza di 4,6 –7,4 persone ogni 100.000.
Clinicamente si tratta di pazienti tra i 50-70 anni, con tosse secca e dispnea da sforzo progressiva, nei quali sono caratteristici all’auscultazione i crepitii basali secchi (il tipico rumore a velcro), ippocratismo digitale e all’RX un aspetto a vetro smerigliato.
I test di funzionalità respiratoria saranno alterati con un quadro di sindrome restrittiva ed anomalie nella diffusione alveolare dell’ossigeno.

Il danno, in particolare, è a carico delle cellule epiteliali alveolari di tipo I che, in seguito alla loro distruzione, stimolano la proliferazione delle cellule di tipo II affinchè possano coprire la membrana basale esposta. In condizioni normali queste cellule di tipo II muoiono, lasciando che le cellule rimanenti subiscano un processo di differenziazione per diventare nuovamente cellule di tipo I.
In presenza di condizioni patologiche e di elevate concentrazioni di TGFβ, i fibroblasti si accumulano in queste aree lese e si differenziano in miofibroblasti che secernono collagene e altre proteine.

In passato si pensava che l’infiammazione fosse il primo fattore a determinare la cicatrizzazione del tessuto polmonare. Tuttavia, i risultati più recenti mostrano che lo sviluppo di foci fibroblastici precede l’accumulo di cellule infiammatorie e, di conseguenza, il deposito di collagene.
Tale modello patogenetico viene supportato indirettamente dalle caratteristiche cliniche della IPF, tra cui un’insorgenza insidiosa, la progressione per diversi anni, le esacerbazioni acute, relativamente poco frequenti, e la mancata risposta alla terapia immunosoppressiva.

Le attuali strategie terapeutiche

In passato sono stati utilizzati diversi farmaci ad azione antiinfiammatoria come il pirfenidone o la N-acetilcisteina, ma nessuno ha dato risultati particolarmente soddisfacenti. L’ipotesi di un trapianto polmonare, seppur curativa, è quasi sempre poco applicabile per via dell’età avanzata dei pazienti colpiti.
Ad oggi, quindi, si tratta di una terapia volta al miglioramento del sintomo che prevede l’utilizzo di ossigenoterapia a lungo termine e una specifica riabilitazione polmonare, basata sull’esercizio fisico e sulla cura dell’alimentazione, fino ad arrivare alla cura palliativa con oppiodi.

Le recenti scoperte

Si è accesa una nuova speranza per questi pazienti, grazie a degli studi condotti da alcuni ricercatori dell’Università la Trobe di Melbourne insieme all’azienda AdAlta.
Si tratta di un farmaco sperimentale contenente AD-114, un anticorpo presente nel sangue dello squalo wobbegong del Melbourne Aquarium. Per sintetizzare questa molecola, nessuno squalo è stato ferito o ucciso, poiché basterebbe estrarre un singolo campione di sangue.

“Tale molecola, se venisse iniettata nell’uomo, verrebbe sicuramente respinta. Il nostro trucco è stato quello di creare una molecola simile a quella dello squalo ma compatibile con l’uomo”– dottor Mick Foley, ricercatore.

La Food and Drug Administration questo mese ha designato l’AD-114 come un “farmaco orfano”, questa mossa permette l’ottenimento di agevolazioni fiscali per le aziende che tentano di trovare trattamenti per le malattie. Questa molecola sembra in grado di causare la morte delle cellule responsabili dell’iperproduzione di collagene, arrestando quindi l’inesorabile processo fibrotico che, nel giro di qualche anno, condurrebbe a morte il paziente per insufficienza respisratoria. Le aziende farmaceutiche che intendono utilizzare i soldi per la sperimentazione del farmaco hanno deciso di iniziare la sperimentazione sugli umani dal 2018.

Anche se apparentemente sembriamo lontani dalla risoluzione di questa patologia, l’individuazione di questa molecola costituisce un passo fondamentale nella comprensione dei complessi meccanismi patogenetici della Fibrosi Polmonare Idiopatica. La clinica estremamente invalidante e l’exitus dei pazienti, potrebbero essere rispettivamente migliorata e ritardata attraverso l’impiego di molecole come l’AD-114. Per concludere, non ci resta che attendere i dati provenienti dalla sperimentazione, nei prossimi anni.

FONTI | Incidence and mortality of idiopathic pulmonary fibrosis and sarcoidosis in the UK , Articolo originale