La potenza del digiuno: la fast mimicking diet

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digiuno

Il digiuno è una pratica di astensione dall’alimentazione praticata da millenni, in special modo nell’ambito religioso e spirituale. In questi casi ha la funzione di purificare il corpo e lo spirito, attraverso la privazione del cibo.

In medicina, sono numerosi gli studi che evidenziano una correlazione positiva tra digiuno e salute del nostro organismo. E’ documentato come una elevata e continua assunzione di calorie tenda ad accorciare l’aspettativa di vita. Si è osservato come tagliare del 40% il consumo di calorie che giornalmente assumiamo (che in molti casi sono già maggiori di quelle consigliate) abbia un effetto positivo sulla longevità dell’individuo, ed è associato ad un rischio minore di sviluppo di certe patologie (cardiovascolari, tumorali, metaboliche) con un incremento anche delle performance cerebrali. Il digiuno è utilizzato anche come metodo per alleviare gli effetti indesiderati della chemioterapia.

Un team di ricercatori, utilizzando il digiuno su topi affetti da diabete di tipo 1 e di tipo 2, è stato in grado di invertire i processi metabolici delle beta-cellule, ripristinando parzialmente la produzione di insulina.

FMD Fast Mimicking Diet (Dieta mima-digiuno)

Un team di ricercatori provenienti da università di vari paesi, tra cui l’Italia, ha sviluppato una speciale dieta, chiamata FMD che sta per Fast Mimicking Diet (Dieta mima-digiuno), attraverso due modelli:

Il primo è il modello 5-2. Prevede 5 giorni a settimana in cui l’alimentazione è libera, senza cioè restrizioni di alcun tipo, abbiamo poi due giorni che non devono essere consecutivi, in cui si attua l’FMD e si assumono tra le 725-1090 Kcal, in questi giorni però si fa una dieta con precise percentuali di carboidrati, grassi insaturi e proteine, con alimenti ben specifici creati appositamente per rispettare queste percentuali. Le ricerche fatte hanno mostrato dopo 3 mesi, un abbassamento del volume di grasso corporeo, della glicemia ed insulina nel sangue. E’ stata evidenziata anche una riduzione di incidenza del tumore del 45% ed un aumento delle abilità mentali, in particolare la memoria, con la creazione di un maggior numero di connessioni neurali nell’ippocampo.

I benefici del modello 25-5

Il secondo modello è il 25-5. Prevede 25 giorni di dieta alimentare libera, più 5 giorni consecutivi di FMD.

Sulla rivista Science Translational Medicine è stata pubblicata una ricerca effettuata su un campione di persone (100 individui), lo scopo era di effettuare una misurazione precisa dei benefici e dei possibili effetti contrari di questo particolare modello di FMD. Sono stati creati due gruppi, uno di controllo che non avrebbe seguito nessun regime alimentare particolare, l’altro avrebbe seguito il modello FMD 25-5. I gruppi erano composti da individui eterogenei tra di loro, di differenti etnie e anche con stati di salute diversi, persone sane e persone affette da diverse patologie.

I parametri metabolici presi in considerazione e controllati di volta in volta sono:

  • Peso
  • BMI
  • Volume assoluto del grasso corporeo
  • Volume assoluto del grasso del tronco (grasso pettorale + sottoscapolare + addominale)
  • Percentuale della massa magra
  • Circonferenza del girovita
  • Glicemia a digiuno
  • Concentrazione ematica IGF-1 (Insulin-like growth factor 1)
  • Pressione arteriosa sistolica e diastolica
  • Concentrazione ematica trigliceridi
  • Concentrazione colesterolo (HDL/LDL)

Nei giorni di libera alimentazione i pazienti hanno consumato in media circa 2200 kcal al giorno, mentre nei giorni di FMD, nel primo giorno era previsto un consumo calorico di 1100 kcal (11% proteine, 46% grassi, 43% carboidrati), gli altri giorni di FMD dal 2° al 5° giorno un consumo calorico di 717 kcal (9% proteine, 44% grassi e 47% carboidrati). E’ importante sottolineare che la percentuale di grassi si riferisce unicamente all’utilizzo di grassi insaturi.

I risultati

Le persone che hanno effettuato questa dieta per 3 cicli di FMD, quindi per 3 mesi, hanno avuto notevoli benefici, evidenti già a partire dal 1° ciclo di FMD. I partecipanti hanno perso in media 2,5 kg, il BMI si è abbassato di circa 1 punto, è calato il grasso corporeo e quello del tronco con una diminuzione anche del girovita, è invece incrementata la percentuale di massa magra. C’è stato un calo della pressione arteriosa sistolica in media di 4,5 mmHg e di quella diastolica, così come si è registrata una riduzione di colesterolo LDL. Tuttavia il dato che più che colpito i ricercatori è stato l’incredibile decremento di IGF-1.

In individui che avevano parametri metabolici fuori dal range fisiologico i risultati sono stati più accentuati rispetto ai soggetti sani, in più in questi soggetti malati, è stata riscontrata anche una diminuzione di trigliceridi ematici, della proteina C reattiva e della glicemia a digiuno.

E’ importante riportare anche il fatto che non è stato riscontrato nessun effetto collaterale, tranne che in pochissimi casi, in cui è stato riportato qualche caso di stanchezza e fatica. Gli esperti quindi si sentono di consigliare questo approccio dietetico anche a persone anziane, con la forte raccomandazione di eseguire questa dieta dietro stretto controllo medico.

Conclusioni

Oltre ai numerosi benefici elencati, questo approccio alimentare ha anche un grado di drop-out minore rispetto alle diete tradizionali. Queste, infatti, prevedono il pesare costantemente tutti gli alimenti, comportando una minore compliance da parte del paziente,  con grado di drop-out che varia dal 30 al 40%. Nel caso della FMD il drop-out rate è stato del 25%di cui il 10% delle persone che hanno lasciato appartenevano al gruppo di controllo.

Per concludere in bellezza, una ricerca pubblicata su Cell ha dimostrato come questa dieta sia in grado di riprogrammare le cellule beta del pancreas a produrre di nuovo insulina, e diminuire l’insulino-resistenza. Sottoponendo una cavia ad una FMD per 4 giorni alla settimana si può arrivare alla riattivazione di Ngn3 un gene attivo nel feto del topo, importante per lo sviluppo del pancreas. Questo esperimento è stato fatto anche in cellule pancreatiche donate da un donatore affetto da diabete di tipo 1 ed anche in questo caso è stato
evidenziato l’incremento dell’attività di Ngn3 e l’aumento della sintesi di insulina. Il tutto potrebbe suggerire l’utilizzo della FMD per diminuire l’impatto metabolico del diabete,
diminuendo quindi l’utilizzo di farmaci e le complicanze a lungo termine per milioni di pazienti affetti da questa patologia.

FONTI | Articolo 1 , Articolo 2 , Paper scientifico Science , Articolo 3 , Paper scientifico Cell