MoreMed ansia da congresso

Ciao a tutti, sono Francesco Giaroni, studente di medicina del VI anno dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Mi ero proposto di scrivere per parlare della scorsa, e prima, edizione del Congresso Studentesco MoreMED.

A proposito INSERTO PUBBLICITARIO: se ne era già parlato qui (link allo scorso articolo) del MoReMED che si terrà a Modena il 4-5 aprile 2017. In breve è un evento organizzato da studenti di medicina per tutti gli studenti di area medico-sanitaria, i quali presenteranno davanti ad una platea di colleghi e professori argomenti medici di frontiera e mai trattati dal nostro corso di studi. Si alterneranno esposizioni di importarti ospiti, come il dott. Roberto Burioni, nostro ospite quest’anno, e tanti altri.

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Che si diceva? Ah si, mi era stato chiesto di spiegare qualcosa in generale, ma allo stesso tempo di andare appena più sullo specifico rispetto allo scorso articoletto.

MoreMed LocandinaMa poi mi son chiesto: ma a quanti gliene fregherà qualcosa? Pochi probabilmente, e a quei pochi allora gli dirò il mio, direttamente. La mia visione è stata parziale, non l’ho organizzato ma ho partecipato presentando, e non vorrei fare torto a nessuno dimenticando qualcosa di importante.

Vi dico quello che pensavo seduto in sala prima di parlare, per la prima volta, davanti a una platea:

“L’ANSIA. A parte il fatto che c’è caldo e la cravatta mi strozza, che poi la cravatta? Scherziamo? Nel senso va bene che non posso presentarmi in pigiama però la cravatta, che poi aumenta anche l’ansia. Si ma quanta gente c’è? Mi han detto sono in 500, grazie eh per tranquillizzarmi “se fai una figura da cioccolataio la fai davanti a 500 persone”. Eh dai però.

Mi scordo qualcosa, sicuro. Vado lì, davanti a tutti e tac, vuoto, ci scommetto, come ad Anatomia uno che dai però il decorso del trigemino che domanda oscena, sì ma adesso non c’entra. O non mi vanno le slides, che ci ho provato centomila volte a farle partire su quel computer ma la legge dei grandi numeri è sempre lì dietro l’angolo che aspetta con l’ombrello e vien scritto file non supportato e io che prendo a testate il muro e il presentatore e al posto della laurea mi danno un anno senza condizionale per aggressione. O i congiuntivi, lo sento, sbaglio i congiuntivi. Vabbè quelli li sbaglio anche quando non sono teso.

Calmati Francesco, ho provato il discorso davanti allo specchio, davanti alla abat-jour, in bicicletta al semaforo che quella signora mi guardava come fossi scappato da un TSO anche se tutti i torti non li aveva visto che la frase “trattiamo dell’utilizzo dell’ipotermia in pazienti con arresto cardiocircolatorio” l’ho detta decisamente ad alta voce. Però era convincente. Credo. Però anche questi che parlano son bravi, o quello di ieri lui era davvero carico, dovrei parlare così e togliermi il vizio alla Mentana di dire eeeeeh ogni tre parole. Questi han quasi finito, fan cenno di prepararci e che ansia, calma calma, il peggio che può capitare? Che mi ceda la cintura e mi caschino le braghe. No la cintura è solida. I capelli sono a posto? Ah no, di quelli ne ho pochi, posso non preoccuparmene. Come inizio? Buongiorno a tutti. Troppo classico forse, magari qualcosa di più colloquiale, bella per tutti voi regà no decisamente no, però un bell’inizio, richiamare l’attenzione tipo Festivalbar. Ma ti rendi conto cosa stai pensando? ok vada per il buongiorno a tutti. Allora, niente cambi, ci siam messi d’impegno, è da gennaio che ci siamo dietro, il prof. ci ha seguito ci ha ascoltato presentarla, ci ha corretto, so quello che devo dire e mo’ vado là e dico tutto con calma chiaro che poi secondo me è anche interessante, se poi non lo è si arrangiano perché io c’ho l’ansia. Ecco tocca a noi, buono Francesco, siamo al MoreMED mica alla Mayo Clinic, sei un pisquano e quelli a guardarti sono studenti. E prof. Ma soprattutto studenti. Tra l’altro non male la ragazza là a destra, e dai però concentrazione. Le slides, oggesù che sollievo vanno. Ok mi guardano. E mo’? Ah giusto posso iniziare, era buongiorno a tutti, no?

Poi il blackout, non ricordo tanto, se non che è andato più o meno tutto liscio.

Però, ammetto, una cosa stupenda. Mi sa che quest’anno ci riprovo.