Rischi ambientali e salute dei bambini: un problema reale

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Rischi ambientali e salute dei bambini: un problema reale.
Rischi ambientali e salute dei bambini: un problema reale.

Noi non abbiamo ereditato il mondo dai nostri padri, ma lo abbiamo avuto in prestito dai nostri figli e a loro dobbiamo restituirlo migliore di come lo abbiamo trovato” – R. Baden Powell.

Questa frase sarebbe perfetta come motto di una società utopica. Nella nostra società invece poco, o comunque non abbastanza, è stato fatto in questo senso.
Dal punto di vista ambientale ci troviamo di fronte ad un vero disastro
e se pur numerosi sono stati gli interventi politici (convenzione di Barcellona, protocollo di Kyoto, convenzione di Minamata, convenzione di Stoccolma) i risultati sono limitati.

I “dati” del problema inquinamento

Basti pensare che circa il 92% della popolazione mondiale, compresi miliardi di bambini, vivono in aree con livelli di inquinamento atmosferico che superano i limiti dell’OMS. Per questo motivo ogni singola persona deve essere sensibilizzata a tal proposito. Ci riguarda da vicino e in particolar modo riguarda i bambini, ancor prima che essi nascano, andando ad influenzare il loro normale sviluppo e predisponendoli a numerose patologie in età adulta.

I bambini, a causa del loro sistema immunitario ancora non completamente efficace, dei loro organi ancora in via di sviluppo e dei loro comportamenti, sono infatti maggiormente esposti ai contaminanti ambientali e alle conseguenze associate. In tal senso è importante anche il ruolo della madre in quanto molti contaminanti ambientali riescono ad agire sia nel corso della vita intra-uterina che durante l’allattamento.

Sicuramente (e purtroppo) bisogna fare un distinguo sulla base dello sviluppo socio-economico dei vari Paesi. A tal riguardo è emerso come la situazione nei Paesi in via di sviluppo sia più critica rispetto ai Paesi del “Nord del Mondo”. Questo è dovuto a problemi legati alla reperibilità di acqua potabile, alla scarsità di controlli nelle catene produttive e di smaltimento rifiuti oltre che alla piaga dello sfruttamento minorile.

Di cosa parliamo esattamente?

Affezioni respiratorie ed intestinali, tumori, disturbi mentali e neurologici, anomalie congenite ed alterazioni del sistema endocrino sono le principali condizioni associate alla contaminazione dell’ambiente.

Le affezioni respiratorie, polmonite ed asma in primis, ma anche faringite, laringite, sinusite e otite media, sono le condizioni maggiormente associate all’esposizione di contaminanti ambientali. Il particolato e il fumo passivo a tal riguardo risultano essere i principali fattori predisponenti.

In particolare nei paesi “in via di sviluppo”, circa il 10% delle morti dei bambini con età inferiore ai 5 anni è dovuta a malattie diarroiche, di cui ben circa la metà di esse è causata dalla contaminazione delle acque.

Si stima inoltre che circa il 17% dei tumori in età infantile sia dovuto a fattori ambientali. Non possiamo non citare in questo frangente situazioni italiane quali la “terra dei fuochi” e la città di Taranto in cui i tumori infantili hanno un’incidenza di circa il 30% superiore alla media nazionale.
I tumori infantili più frequenti sono leucemie, linfomi e cancro al cervello. A tal proposito tra le associazioni supposte ci sono le radiazioni ionizzanti, l’uso smodato di pesticidi, il benzene e il fumo passivo.

Danni fin dentro l’utero…

Condizioni neonatali quali ritardato sviluppo intra-uterino, basso peso alla nascita, prematurità, sepsi e asfissia neonatale sono stati associati a madri esposte durante la gravidanza ad alti livelli d’inquinamento atmosferico, fumo passivo (ndr. anche di terza mano) e prodotti chimici inseriti nel gruppo degli interferenti endocrini (ftalati, bisfenolo A). Questi ultimi sono una corposa classe di sostanze chimiche che interrompono il normale funzionamento del sistema endocrino. Sono presenti in prodotti di uso quotidiano, come lattine e scatolette di cibo, pesticidi, prodotti alimentari e cosmetici. Oltre ad essere causa delle condizioni neonatali prima citate, vi è una limitata evidenza di associazione tra queste sostanze e il disturbo da deficit di attenzione, l’autismo, il criptorchidismo e l’ipospadia.

Negli ultimi anni inoltre sempre più studi hanno osservato come l’esposizione dei bambini all’inquinamento atmosferico, ai prodotti chimici di nuovo uso (ritardanti di fiamma, plastificanti, pesticidi) e al fumo passivo, giochino un ruolo negativo nelle anomalie congenite, nei disturbi mentali e neurologici (disturbo da deficit di attenzione, autismo, ritardo mentale) e nelle malattie cronico-degenerative che poi si presentano in età adulta (obesità, diabete mellito di tipo 2, Parkinson).

Un problema “futuro”

Il problema è globale e sicuramente i lunghi periodi di latenza tra l’esposizione a tutti questi contaminanti ambientali e la manifestazione degli effetti sulla salute, nonché la complessità dei fattori di rischio delle patologie croniche, rendono gli studi di difficile esecuzione. D’altro canto, solo la conoscenza di questi legami, seguiti da interventi di natura politica, controlli ferrei per il rispetto delle normative e campagne di sensibilizzazione ci permetteranno di affrontare efficacemente il futuro.

FONTI | The impact of the environment on children’s health (WHO)Atlas on children’s health and the environment (WHO).