Transgender: rivoluzioni in arrivo per il diritto alla cura

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Cresce la sensibilità riguardo la salute e il benessere delle persone transgender. Non è nuovo il tema, ma è recente la volontà di rivoluzionare, rinverdire e rinnovare l’approccio dell’assistenza sanitaria alle minoranze di genere. Ed anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità dice la sua.

I numeri nel mondo

Sono 25 milioni in tutto il mondo, lo 0,5% della popolazione globale: persone che vivono un variabile grado di incongruenza di genere, cioè una discordanza fra il sesso assegnatoli alla nascita ed il loro sentirsi appartenenti ad un genere differente. Facile la confusione con l’orientamento sessuale, che invece rispecchia chi ci attrae, e non come ci sentiamo.

Le necessità assistenziali sono molto specifiche, e la legislazione a riguardo è disegnata dal fuoco di dibattiti sempre più polarizzati. Le persone transgender infatti necessitano di terapie ormonali, ad esempio analoghi del GnRH come soppressori della pubertà, ma anche di terapia chirurgica con procedure cross-sex mascolinizzanti o femmilinizzanti. In più, le evidenze dimostrano un’elevata presenza di patologie sessuali, mentali ed anche di salute riproduttiva.

Solo per citare un esempio, secondo uno studio nazionale australiano, al 56% delle persone transgender è stata diagnosticata depressione nel corso della vita, una cifra 4 volte superiore alla valore della popolazione generale.

La violenza

E ce n’è molta. Uno studio nazionale USA ha riversato nell’alveo della comunità scientifica numeri importanti: il 35% dei soggetti con incongruenza di genere dai 5 ai 18 anni è stata vittima di violenza. Il 12% ha subito violenza sessuale. Presenze costanti sono la stigmatizzazione, la discriminazione, fino all’assalto nei luoghi di lavoro, subito dal 6% dei soggetti.

Le tre sfide dell’OMS

Il bollettino OMS del Febbraio 2017 indica alcuni sentieri, tre per la precisione, tre sfide della salute pubblica globale gettate con consapevolezza nel cerchio sempre più stretto che vede dibattere animatamente i vari decisori politici.

L’ICD

Primo, e dall’impatto molto forte sia sotto ai soffitti delle aule magne della comunità scientifica che sotto al cielo di ogni giorno per le persone transgender, la revisione dell’ICD. L’International statistical classification of diseases and related health problems (ICD-11) è uno strumento utilizzato a livello internazionale per settare l’accesso alle cure, concettualizzare le condizioni di salute, trattamenti e risultati.

Si passerebbe, nelle intenzioni dell’agenzia, da una definizione di “Transessualismo” come descrizione dell’identità transgender all’interno della categoria di “Salute mentale e disordini”, ad una di “Incongruenza di genere nell’adolescenza e nell’età adulta” sotto al dominio “Condizioni relative alla salute sessuale”. Fra le speranze e gli obiettivi della proposta, si crede che nel tempo questo possa ridurre nel pensiero collettivo la predisposizione a stigmatizzare la transessualità, oltre a permettere nuovi orizzonti di studio e ricerca.

L’HIV

Lo stigma della sieropositivitò dei transgender, dove la prevalenza dell’AIDS è 49 volte quella della popolazione generale, volta l’occhio di bue sulla salute riproduttiva. La risposta dell’OMS è la Consolidated guidelines on HIV prevention, diagnosis, treatment and care for key populations dove una serie di indicazioni programmatiche e linee di buona condotta perimetrano un nuovo approccio del mondo della sanità alle persone con incongruenza di genere. Si parte dalla prevenzione della violenza di genere, fino ad arrivare al training del personale sanitario. Il ventaglio di conseguenze è ampio, e vuole dar ossigeno ad un tema spesso soffocato nel puro stigma.

L’agenda

Ultimo ma fondamentale contributo, l’Agenda for Zero Discrimination in Health Care, lanciata nel 2016 da organi delle Nazioni Unite fra cui l’OMS, e che vuole portare all’attenzione del mondo politico un tema, quello dell’incongruenza di genere, per cui i dibattiti stagnano nell’immobilità, mentre i bisogni si fanno sempre più impellenti. Primo obiettivo: la partecipazione della comunità transgender alla definizione dei suoi bisogni legislativi e di salute.

Al motto di “nessuno lasciato indietro”, oggi forse, per la tutela della salute delle minoranze di genere, ci sono movimenti tellurici in arrivo.

FONTI | WHO bullettinarticolo 2