Il papilloma-pseudovirus: possibile ruolo tumoricida nell’intestino

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Il papilloma-pseudovirus: possibile ruolo tumoricida nell'intestino
Il papilloma-pseudovirus: possibile ruolo tumoricida nell'intestino

Indurre l’immunità adattativa tumore-specifica può risultare un effetto antitumorale per diversi tumori maligni. D’altro canto, non è ben noto se l’attivazione dell’immunità innata possa portare ad un effetto tumoricida diretto.

Uno studio condotto dall’Università di Chicagosviluppa un approccio immunoterapico orale a base di papilloma pseudovirus (PSV) che mostra un effetto tumoricida nell’intestino.

Lo studio

Il dipartimento di Scienze della Salute, Divisione Microbiologia e Immunologia, della Stritch School of Medicine, ha condotto la propria analisi su topi con mutazione nel gene Apc (topi Apc Min/+) che per questo sviluppano polipi adenomatosi intestinali, un tipo di tumore benigno che riguarda soprattutto il piccolo intestinoQuesti topi, rappresentano un modello animale per la poliposi adenomatosa familiare umana, nella quale si sviluppano più di 60 polipi benigni in tutto l’intestino in 5 mesi, e alcuni di questi polipi possono eventualmente progredire in adenocarcinomi.

Sono stati considerati topi a 14 settimane di età, quando avevano già sviluppato numerosi polipi a livello dell’intestino tenue.

Gli pseudovirus adoperati appartengono ad un gruppo di piccoli di virus a Dna, e sono stati lo strumento per indurre la risposta immunitaria contro i tumori nei topi Apc Min / +.

Nello studio pubblcato recentemente su Nature, si è ipotizzato che, trattando i tumori delle mucose e dei tessuti linfoidi, PSV possa suscitare immunità innata antitumorale e adattativa per sradicare tumori dell’intestino di topi privi di Apc. E’ stato compreso un ‘shell’, chiamato anche particella simile a virus (VLP), che è costituito da papillomavirus autoassemblati con una proteina virale L1 e un plasmide non virale che è confezionato all’interno del VLP.

Per verificare questa ipotesi, è stato introdotto un antigene tumore-associato, antigene carcinoembrionario umano (CEA), in tumori intestinali di Apc Min / + topi.

L’introduzione di un antigene tumore-specifico consentirebbe di selezionare i ruoli di immunità innata contro antigeni tumorali specifici e dell’immunità adattativa nella regressione del tumore.

I risultati mostrano che il PSV sradica i tumori intestinali di Apc Min / + topi tramite l’attivazione dell’inflammasoma NLRP3 e AIM2, che porta alla regressione del tumore.

Dopo tre cicli di immunizzazione, con 2 settimane di intervalli tra ogni immunizzazione, abbiamo determinato l’efficacia antitumorale di VLP contando il numero di polipi intestinali 2 settimane dopo l’immunizzazione finale. VLP ha drasticamente ridotto il numero complessivo di tumori intestinali.

In particolare, polipi che erano> 3 mm di diametro sono stati completamente sradicati dopo l’immunizzazione. Inoltre, la splenomegalia, una delle caratteristiche prognostiche correlate alla progressione del tumore intestinale, è stata invertita dall’immunizzazione con VLP. 

Sorprendentemente, con sole tre dosi di VLP si è quasi triplicata la durata di vita dei topi.

Tuttavia i ricercatori si sono chiesti se PSV potesse compromettere la funzione di barriera intestinale, con conseguente aumento della traslocazione di microbi intestinali che promuovono l’infiammazione e lo sviluppo della malattia infiammatoria intestinale.

A tal motivo, lo studio ha indagato come la permeabilità intestinale fosse compromessa dopo immunizzazione con PSV o VLP. Quantificando i livelli di albumina fecale, un indicatore di permeabilità intestinale, prima e dopo il PSV o VLP, i risultati mostrano come la funzione di barriera intestinale non sia influenzata dalla vaccinazione.

Lo studio espande la nostra attuale conoscenza circa l’immunoterapia nel cancro che, oltre ad immunità adattativa, mostra come l’attivazione di percorsi immunitari innati sia in grado di produrre un’attività antitumorale efficace, aprendo a scenari per lo sviluppo di un approccio simile nelle patologie tumorali.

Immunità innata e immunità adattativa:

L’immunità innata è la prima risposta immunitaria che il corpo umano attua in caso di infezione da parte di microbi ed è più rapida dell’immunità adattativa, dal momento che si scatena nel giro di poche ore dall’infezione a differenza dei giorni della seconda. Si tratta di un insieme di meccanismi biochimici di difesa cellulare volti a prevenire, a combattere e a distruggere gli agenti infettivi che penetrano a livello tessutale. È presente in tutti gli organismi pluricellulari. Possiede una specificità limitata alla possibilità di riconoscere molecole o parti di molecole espresse da una classe di agenti infettivi.

L’immunità adattativa è una risposta immunitaria caratterizzata dal suo adattamento a ciascuna infezione ed è generalmente più efficace e più specifica dell’immunità innata, seppure impieghi più tempo di quest’ultima per agire. Si divide a sua volta in immunità umorale e in immunità cellulo-mediata. Le cellule che agiscono in questo tipo di risposta immunitaria sono i linfociti B e T.

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