Il tumore al seno ed una prova diagnostica insolita

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Con soli sei mesi di formazione, una coppia di pastori tedeschi è riuscita ad individuare con una precisione del 100% il cancro al seno, fiutando un pezzo di stoffa!

Il progetto Kdog

Interessante e curioso è il recente annuncio di un gruppo di ricercatori di una tecnica semplice, non invasiva ed economica che potrebbe rivoluzionare la diagnosi del cancro soprattutto nei paesi poveri dove purtroppo l’accesso alla diagnostica è spesso una chimera.

Il fulcro del progetto Kdog è essenzialmente questo: cani opportunamente addestrati possono “fiutare il cancro al seno” da un pezzo di stoffa che è stato a contatto con il seno di una donna malata. Semplice, non invasivo, economico ma soprattutto sorprendentemente efficace!

I primi risultati rivelano infatti che con soli sei mesi di formazione, una coppia di pastori tedeschi è riuscita a individuare con una precisione del 100% il cancro al seno. Lavorando sul presupposto che le cellule del cancro emanano sostanze odorose percepibili dal fiuto canino, il team ha raccolto campioni (pezzi di benda che le pazienti avevano tenuto sul seno interessato da cancro) da 31 pazienti affette da cancro.

I protagonisti di questa eccezionale sperimentazione sono stati i pastori tedeschi Thor e Nykios, addestrati per 6 mesi a distinguere le bende cancerose da quelle non-cancerose grazie ad una formazione basata sul “gioco e ricompensa”.

Trascorso il lungo periodo di addestramento, i ricercatori hanno utilizzato 31 bende da pazienti diverse. Per ogni test è stata utilizzata una benda da una paziente affetta da cancro e tre campioni da donne senza cancro. Ogni benda è stata posta in una scatola con un grande cono dove i cani potevano introdurre il naso a turno: nel primo turno, i cani hanno rilevato 28 delle 31 bende-cancerose con un tasso di precisione del 90%, il secondo tentativo ha fatto registrare il 100% di precisione.

Questa è stata solo la fase iniziale del progetto Kdog il cui prossimo passo sarà uno studio clinico con più pazienti e altri due cani. Inoltre, in prospettiva futura, potrebbe essere testata la capacità dei cani di individuare altri tipi di cancro grazie al loro straordinario fiuto. Il team ritiene che un giorno, i cani potrebbero essere sostituiti da macchine “sniffing”  dedicate all’analisi di campioni che le persone lontane dalle cliniche potrebbero inviare via posta senza dover essere fisicamente presenti.

Cenni sul tumore della mammella

Il carcinoma della mammella è la più comune neoplasia maligna non cutanea delle donne ed è seconda solo al cancro del polmone come causa di morte. Il rischio di morte da tumore della mammella nelle pazienti in cui questo con diagnosi avvenuta dal 1994 si è gradualmente ridotto dal 30 al 20%. Questa diminuzione è da attribuirsi sia allo screening mammografico (verso il quale bisogna spronare le donne fin da giovane età!) sia alle terapie più efficaci.

A livello epidemiologico l’incidenza di tumore della mammella è da quattro a sette volte più elevata negli USA e in Europa rispetto agli altri paesi, ma i tassi sono in crescita in tutto il mondo e si stima che nel 2020 circa il 70% dei casi sarà riscontrato nei Paesi in via di sviluppo. Questo cambiamento nell’incidenza probabilmente è conseguenza dell’adozione dello stile di vita occidentale, che include meno gravidanze e più tardive, e minore allattamento.

A parte il sesso femminile (il tumore colpisce le donne nel 99% dei casi), i maggiori fattori di rischio sono connessi a fattori ereditari, all’esposizione per l’intera vita a estrogeni e, in misura minore, a fattori ambientali o legati allo stile di vita.

A livello istopatologico c’è da dire che oltre il 95% dei tumori maligni della mammella è rappresentato da adenocarcinomi che originano dapprima nel sistema dutto-lobulare come carcinomi in situ; al momento della diagnosi clinica, la maggioranza (almeno il 70%) si è già aperto un varco nella membrana basale invadendo lo stroma. È logico che anticipare il più possibile il momento della diagnosi di tumore maligno, in quei casi in cui la prevenzione sia stata insufficiente o inefficace, rappresenta la chiave di volta per approcciarsi alla malattia con maggiori possibilità di successo terapeutico.

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