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Prof Roberto Burioni e Domenico Posa

II° Congresso Studentesco MoReMed, UNIMORE, fra i grandi ospiti, il più atteso è lui: il Prof. Roberto Burioni. Professore Ordinario Microbiologia e Virologia Facoltà di Medicina e Chirurgia Università Vita-Salute San Raffaele, Milano è divenuto come David Gilmour per i nostalgici dei Pink Floyd, un idolo fra gli studenti di medicina. Ho avuto la possibilità di porgli alcune domande e, nonostante la mia timidezza iniziale, tutto è stato più facile dopo la rassicurazione del Prof. “Lei è uno studente e mi può far tutte le domande che vuole, è mio dovere risponderle”.

Il contesto accademico è una sorta di torre eburna in cui, classicamente, non ci si avvicinava e da cui non si usciva. Almeno cosi era in passato. Com’è nata l’idea di scrivere sui social network per comunicare un argomento così difficile?

“È nata perché è nata una bambina. Io ho avuto una bambina e questo mi ha portato a toccare con mano la disinformazione che c’era in un campo, cosi importante per tutti, come quello dei vaccini. Quello che mi ha infastidito è il concetto del «voglio sentire un’altra campana», ma non c’è un’altra campana. Chi scende dal quinto piano non deve decidere se buttarsi o utilizzare l’ascensore, perché vuole sentire altre campane. Deve prendere l’ascensore perché altrimenti muore. Io ho trovato intollerabile che la verità scientifica venisse messa sullo stesso piano della menzogna. Mi sono detto «E’ vero Facebook è il tempio, la rete, il pascolo dei somari dove ognuno può parlare». Io nei convegni vengo invitato a parlare di virologia, ma se chiedo di parlare in un convegno di chirurgia vascolare, non mi fanno parlare, perché non ne so nulla. Su Facebook, invece domani potrei cominciare a scrivere di chirurgia vascolare, di ortopedia o di qualunque altra materia. Ho pensato, se scrivono loro posso scrivere anche io. Non mi mancano le conoscenze e mi son detto «vediamo un po’ cosa succede». Ero negli Stati Uniti a lavorare per alcuni mesi in California e diciamo che avevo un po’ più di tempo rispetto a quando sono in Italia. In quella occasione ho cominciato, poi ed è andata com’è andata.”

È evidente che la sua strategia comunicativa sia risultata vincente, perché è riuscito a raggiungere un gran numero di persone, ma non solo. Grazie alle sue informazioni molte “mamme informate” hanno fatto marcia indietro rispetto a quelle che sarebbero potute essere menzogne. Come dovrebbe cambiare in futuro la comunicazione in ambito sanitario, presupponendo che ci sono questi stravolgimenti nel modo di comunicare? Possiamo dire, quindi, che la vecchia comunicazione non funziona più?

“Non funziona più, però io ho basato la mia comunicazione su qualcosa di molto antico: la lezione che io faccio ai miei studenti. Io ogni mattina vado in aula e per due ore faccio lezione ai miei studenti. Ci sono persone che non sanno delle cose e io devo spiegargliele, devo renderle appassionanti, perché la materia è appassionante. La mia materia può essere un elenco telefonico se spiegata male. Io ritengo che messa nella giusta prospettiva sia molto intrigante. Ecco, io sono abituato a spiegare ed ho pensato che dovevo fare la stessa cosa con le persone. Dovevo spiegare. Come dico ai miei studenti, se non capite la colpa è mia. Dovete chiedermi tutto. E lo stesso, se una mamma non capisce, la colpa è mia. Ho realizzato di voler rendere queste cose convincenti e comprensibili per tutti. E l’ho fatto, però ho fatto un’altra cosa. Io sono un professore e nella mia aula non si disturba, quindi nella mia pagina facebook non si disturba. Chi viene per ragliare, io lo sbatto fuori. Ma non sono un esperto di comunicazione, io sono un professore.”

Alcune sue locuzioni sono diventate famose come  “La scienza non è democratica”. Io vorrei farle, invece, una domanda da studente. I professori ci insegnano che attraverso il rigore del metodo scientifico e presupponendo delle ipotesi che abbiano del razionale, qualsiasi evidenza scientifica possa essere messo in discussione. Non crede che ci possa essere il pericolo di un fraintendimento di questa frase?

“Questa frase è uno slogan e come tutti gli slogan si può fraintendere. La scienza non è democratica, sebbene per alcuni aspetti non sia vero perché è la cosa più democratica del mondo. Se arriva un ricercatore dall’università più sperduta del mondo con dei dati convincenti, lui ha ragione ed Harvard avrà torto. La scienza è la cosa più democratica del mondo, anche perché conoscere le cose non prevede scorciatoie. Il figlio del potente ed il figlio del più umile del mondo o studiano o non sapranno nulla. Non c’è un’iniezione a pagamento che consenta di conoscere l’immunologia o l’anatomia o la chirurgia, si studia. La scienza è dunque la cosa più democratica del mondo, ma nella scienza non tutte le opinioni hanno pari dignità. Un conto è l’opinione di chi studia, magari da trent’anni, un argomento e con un certo meritato successo ed un conto è l’opinione di quello che ha consultato trenta minuti Google. In questo caso no, non è democratica. Partiamo dal presupposto che non tutte le opinioni sono necessarie, non tutte le opinioni arricchiscono. Peraltro, concetto accettato nell’ambito dei commenti sportivi. Nessuno commenta una partita di basket se non ne conosce le regole, il commentatore della partita di basket, conosce le regole! Le mie opinioni su una partita di cricket, sport per il quale non conosco le regole, sono del tutto irrilevanti. E’ inutile che io pretenda di parlare, perché non ho nulla da dire. Stabiliamo il concetto che facebook, la rete, ha dato la parola a tutti, ma non tutti hanno qualcosa da dire. Per cui, quando non si ha nulla da dire si deve tacere.”

Ultima domanda, ancora da studente. Lei è un professore inusuale, fuori dagli schemi. Nel tempo è diventato un vero e proprio mito. Coloro i quali sapevano l’avrei incontrata, mi hanno chiesto un suo autografo. Vorrei una riflessione su questo suo “nuovo status”.

“Mi fa sorridere. Ci troviamo tra colleghi, mi fa sorridere il fatto che io sono tanti anni che lavoro, ho pubblicato dei bei lavori sul The Lancet, sul NEJM, ma non mi si è filato nessuno. Ho detto una banalità, i vaccini sono sicuri ed efficaci (che è come dire che due più due fa quattro) e di colpo mi conoscono tutti. Beh, questo forse bisognerebbe chiederlo ad un sociologo, a me personalmente non mi ha cambiato molto, mi considero sempre un professore che per divertimento fa qualcos’altro. Se qualcuno, grazie a me, si è tranquillizzato ed ha vaccinato il figlio o l’ha vaccinato senza aver paura, sono felice che questo sia successo. Non sapevo però di esser diventato un mito, né tanto meno degli autografi.”

Domenico Posa