MoreMED Idea

Vi racconto di un progetto, di un’idea, di una bella storia. 

I giovani, quella classe di per sé martoriata dai pregiudizi di chi, dal gradino degli anni volge lo sguardo in basso alle generazione future, questi giorni hanno gridato al mondo universitario “Il re è nudo”.

Pochi mesi fa lessi fra le mie mail l’invito ad un convegno studentesco nell’Università degli Studi di Modena. Il convegno si presentava come qualcosa di innovativo, sorprendente, ma era pur sempre una mail ed il mio nuovo interlocutore avrebbe potuto esclusivamente avere come fine ultimo edulcorare la descrizione dell’evento. Fui incuriosito, però, dall’ardore che traspariva dalla voce di quei ragazzi entusiasti della loro idea.

Decisi di voler prender parte a questa iniziativa, mi fecero capire che ne valeva la pena. Oggi dico: avevano ragione.

Ho partecipato quest’anno, per la prima volta, al secondo appuntamento del Congresso Studentesco MoReMED. Cosa fosse in realtà non mi era ben chiaro e, stando al discorso di chiusura del Presidente del Congresso, Emiliano Barbieri, MoReMED è innanzitutto una possibilità di crescita per gli studenti delle facoltà mediche e infermieristiche dell’Emilia-Romagna.

MoreMed idea

Il progetto, consapevolmente, affronta la tematica della Medical Education. Letteralmente traducibile come “Educazione in Medicina”, non significa nulla. La Medical Education è la risposta alla vostra insofferenza data dalla precarietà del piano di studi, alla mancanza di idee, alla richiesta di un nuovo metodo di insegnamento che spesso pare obsoleto.

MoReMED è questo: un’idea.

Con il presupposto di promuovere la peer-education, lo studente diviene cultore di un argomento di suo interesse e “professore” con i suoi colleghi, per un giorno. Il convegno ha permesso di esporre agli studenti di medicina e chirurgia, odontoiatria e delle facoltà infermieristiche, un argomento che avesse la peculiarità di essere non di ambito prettamente specialistico e marginale rispetto ai temi mainstream usualmente affrontati a lezione.

La selezione dei candidati è stata rigorosa: ogni singolo team di studenti ha proposto un abstract alla commissione scientifica del MoReMED, la quale ha valutato i lavori decretando i partecipanti.

L’aula era gremita di studenti, i veri protagonisti dell’evento. Organizzato da studenti, tenuto da studenti, ascoltato da studenti. Tutto in nome della cultura. Splendido.

Quante le realtà simili in Italia? Nessuna.

Gli studenti espositori si sono succeduti nel corso di due giornate interamente dedicate al congresso, al termine della quali, una commissione ha giudicato ogni singolo lavoro. Sono stati scelti tre vincitori nelle tre principale aeree mediche: servizi, medicina e chirurgia.

L’università, per due giorni, ha bloccato la propria routine per dar spazio ad un’idea. Studenti e professori hanno collaborato dando vita ad un sinergismo rivelatosi vincente, encomiabile, invidiabile. Certo, è da rimarcare la necessità di frequentare un polo universitario che funga da substrato florido per far emergere idee brillanti. 

Tanti sono stati gli ospiti che in due giorni sono intervenuti. Tutti hanno certamente dato un plus che ha contribuito ad innalzare ulteriormente la qualità dell’evento. La sensibilità mostrata dalle autorità (dal Sindaco di Modena, alla Regione Emilia-Romagna, al Ministero della Salute ed all’Istituto Superiore di Sanità) si è esplicata in una concreta ed attiva partecipazione ed è stata la prova della volontà di investire e credere sulle nuove generazioni.

Il re è nudo. La voce di un bambino che fra la folla adulante rompe l’idillio del sovrano, oggettivamente nudo, è la perfetta metafora. Il bambino, quegli studenti, che “urlano” un’idea e questa, non solo si realizza, ma diviene un modello da imitare. Un modello educativo da osservare e riproporre in quelle realtà ove gli animi sono più assopiti dalla noia, cupi dal grigiore delle fotocopie, spenti dalla routine. 

Servono virtuosismi, è necessario crederci. E’ possibile immaginare un sistema universitario che formi animi coscienti? Alla luce del MoReMED, io dico di si.

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