Ricovero in ospedale ed effetti indesiderati

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Dall’analisi del report annuale sull’attività di ricovero ospedaliero non emergono miglioramenti rispetto al recente passato riguardo gli eventi avversi da ospedalizzazione: aumentano le infezioni ospedaliere e i traumi ostetrici.

Il ricovero ospedaliero è quell’intervallo di tempo che il paziente trascorre in una struttura sanitaria per prestazioni di diagnosi, cura e/o riabilitazione che altrimenti non sarebbero possibili da affrontare a domicilio.

Proprio per questo motivo la sicurezza in ospedale è un fattore che non può (e non deve) essere trascurata per garantire lo stato di salute del paziente.

In realtà, la sicurezza nelle strutture sanitarie deve essere perseguita ma questo non significa che sia sempre raggiungibile come obiettivo.

Vari sono i protagonisti che in tal senso giocano un ruolo fondamentale: l’ambiente ospedaliero stesso, le strumentazioni mediche, lo stato di salute del paziente, la durata del ricovero e la competenza degli operatori sanitari.

In effetti non sempre tutti i fattori di rischio possono essere eliminati ed è per questa ragione (ma non solo) che oggigiorno, a differenza del passato, si assiste ad una politica sanitaria che prende in considerazione il ricovero solo se strettamente necessario.

Questo è visibile anche dal rapporto sulle SDO del 2015. Ciò che traspare è la riduzione dei ricoveri di circa il 2,3% nel giro di un anno, la riduzione del tasso di ospedalizzazione per acuti ed un miglioramento nell’appropriatezza dei ricoveri.

Per quanto concerne i rischi legati all’ospedalizzazione, gli indicatori presi in considerazione sono le infezioni ospedaliere, l’embolia post-chirurgica e i traumi da parto.

Le infezioni ospedaliere per cure mediche o chirurgiche emerse dalle SDO 2015 sono di circa 22.000 casi su tutto il territorio nazionale, circa 4.000 in più rispetto quello osservato nelle SDO 2007. Le infezioni nosocomiali più frequenti sono quelle del tratto urinario seguite poi da quelle delle ferite chirurgiche, delle basse vie respiratorie e dalle sepsi.

La frequenza con cui si mostrano queste infezioni è legata soprattutto alle procedure mediche abitualmente utilizzate quali l’inserzione di cateteri vescicali, operazioni chirurgiche, utilizzo di respiratori ed accessi venosi per somministrazione di terapie endovena.

A questo si aggiunge che quasi il 70% dei batteri coinvolti nelle infezioni ospedaliere sono resistenti ai comuni antibiotici,trattandosi di batteri selezionati dalla pressione farmacologica che nell’ambiente ospedaliero, è massima.

Altro indicatore di rischio apparso in aumento nelle SDO è quello relativo ai traumi da parto naturale.

Con tale nomenclatura si indicano traumi del neonato (tumore da parto, cefaloematoma, frattura della clavicola, danni da forcipe e ventosa, traumi associati a parto podalico) e traumi della madre (lacerazioni vagino-perineali e lesioni del muscolo elevatore dell’ano).

In realtà, non si tratta di valori elevatissimi in termini assoluti (11.626 casi) ma pur sempre con un incremento del 10% rispetto alle SDO 2007.

Per quel che riguarda l’embolia polmonare, l’ostruzione più o meno completa di uno o più rami dell’arteria polmonare da parte di materiale embolico, il rischio aumenta con l’età anche se gli interventi chirurgici sono una delle cause principali. Infatti, la semplice immobilità durante un qualsiasi intervento può provocare la formazione di trombi ed emboli.

Inoltre, il rischio è maggiore all’aumentare del tempo trascorso sotto anestesia generale. Questo evento, sempre secondo i dati delle SDO 2015, in termini assoluti è di 14.607 casi su territorio nazionale, circa 156 casi ogni 100.000 dimessi ed in calo in confronto alle SDO2007.

Sicuramente i dati posso far scattare un “allarme”, tuttavia bisogna sempre valutare il contesto.

L’aumento dell’età media della popolazione, della selettività nei ricoveri, dell’antibiotico-resistenza (in tal senso è già pronto un piano del Ministero della Sanità per combatterla) e dei casi di macrosomia fetale evidenziano una realtà: il paziente ospedalizzato con sempre maggior frequenza è un paziente critico.

Ritornando alla situazione attuale del nostro SSN, dobbiamo tener presente come varie classifiche la pongono tra le migliori d’Europa e del mondo ed infatti gli indicatori di rischio da ricovero negli altri Paesi Europei possiamo definirli pressoché sovrapponibili ai nostri.

Paragonando il ricovero ad un farmaco possiamo dire che sicuramente può presentare degli effetti indesiderati, ma in sua assenza cosa accadrebbe?

Questa non vuole esser una giustificazione quanto più un punto di partenza per poter pianificare e migliorare ulteriormente la situazione attuale.

 “La medicina è soggetta a un continuo progresso e i migliori ospedali del mondo non sono quelli in cui semplicemente si applicano le nuove scoperte, ma quelli in cui le si creano.” – G.W. Pickering

FONTI| Articolo originale, Quotidiano Sanità