Arriva in Africa il vaccino antimalarico

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Malaria

“La prospettiva di un vaccino contro la malaria è una grande novità. Le informazioni raccolte nel progetto pilota ci aiuteranno a prendere decisioni sull’uso più ampio di questo vaccino. In combinazione con i provvedimenti esistenti, un vaccino di questo tipo ha la possibilità di salvare decine di migliaia di vite in Africa.” – Matshidiso Rebecca Moeti, Regional Director di OMS per l’Africa

Il vaccino

Si chiama RTS, S o Mosquirix il vaccino antimalarico che a partire dal 2018 sbarcherà in Ghana, Kenya e Malawi. L’ha annunciato l’OMS alla vigilia del Word Malaria Day: l’obiettivo è di comprovare sul campo l’effettiva efficacia del vaccino al culmine della terza fase di sperimentazione, per stabilirne l’eventuale inserimento tra le attuali strategie di prevenzione.

La malaria e le misure adottate

Con oltre 200 milioni di nuovi casi nel 2015, la malaria è considerata la principale malattia parassitaria dell’uomo. L’infezione si scatena a partire dal morso di una zanzara anofele, vettore del plasmodio responsabile della parassitosi. Nello dettaglio si annoverano cinque specie agenti della malattia nell’uomo: Plasmodium falciparum, P. vivax, P. ovale, P. malariae e P. knowlesi; di queste, le prime due rappresentano la maggiore minaccia, con il più alto tasso di gravi complicanze e morti. La malattia si manifesta tipicamente 10-15 giorni dopo il morso della zanzara con febbre, mal di testa e brividi.

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Di tutti i regimi chemioprofilattici esistenti, nessuno garantisce totale protezione e l’OMS attualmente raccomanda una serie di misure preventive, che includono primariamente un lungimirante controllo sui vettori, mediante l’uso di insetticidi e delle reti LLINs (long lasting insecticidal nets). Non meno importante è il ricorso a terapie farmacologiche profilattiche nei pazienti più vulnerabili, così schematizzate:

  • IPTp, Intermittent Preventive Treatment in pregnancy: riguarda le donne in stato di gravidanza. Ha lo scopo di prevenire mortalità, anemia e altri gravi effetti avversi legati alla malattia.
  • IPTi, Intermittent Preventive Treatment in infancy: profilassi rivolta ai neonati dopo i tre mesi di età, la cui immunità acquisita inizia a diminuire, rendendoli più vulnerabili al P.falciparum. Il trattamento dovrebbe essere somministrato tre volte nel corso del primo anno di vita.
  • SMC, Seasonal Chemoprevention for Children under 5 years of age: l’OMS raccomanda in alcune regioni la somministrazione della profilassi durante la stagione delle piogge, ai bambini di età compresa fra i 3 e i 59 mesi. Tale accorgimento ha dimostrato una riduzione dell’incidenza di circa il 75%.

Sebbene quindi si tratti di sistemi largamente comprovati e di indubbio ausilio, il 43% della popolazione ad alto rischio di incorrere nella parassitosi non risulta protetta dagli insetticidi e, in 20 paesi africani, il 69% delle donne in stato interessante non ha accesso alle tre o più dosi raccomandate del trattamento preventivo (dati riferiti al 2015, ndr).

Gli obiettivi del programma

Da tali presupposti nasce il proposito dell’OMS di verificare sul campo l’effettiva efficacia del RTS, S, il primo vaccino ad aver terminato la fase III di sperimentazione clinica e ad essere stato approvato dall’EMA (European Medicines Agency). La terza fase della sperimentazione è stata condotta tra il 2009 e il 2014 ed ha coinvolto 7 paesi del continente africano. Ecco quindi i punti cardine del programma:

  • A partire dal 2018 verrà valutato il potenziale protettivo del vaccino sui bambini di età compresa fra i 5 e i 17 mesi. Nello specifico l’attenzione sarà rivolta alla verifica della realizzabilità di consegna delle dosi e a comprovare la riduzione delle morti infantili.
  • Il progetto riguarderà Ghana, Malawi e Kenya, 3 dei 7 paesi coinvolti nella fase III. I criteri di scelta si sono basati sul buon funzionamento degli attuali sistemi di prevenzione e sull’elevata incidenza della malattia in queste aree.
  • Il vaccino sarà somministrato tramite iniezione intramuscolare ed ognuna delle tre nazioni coinvolte valuterà le regioni da includere nel progetto pilota, oltre ad effettuare un monitoraggio costante per il potenziale uso su ampia scala del vaccino.

L’eradicazione della malattia

L’Africa sub-Sahariana ha conteggiato dal 2001 più di 663 milioni di casi di febbre malarica e l’attuale sistema di trattamento con insetticidi, ha riportato risultati ottimali, con una prevenzione stimabile del 69% dei casi. Nell’arco degli ultimi 10 anni, l’OMS ha in effetti certificato l’eliminazione della malattia in ben 7 Paesi, tra cui Emirati Arabi, Marocco e Armenia.

Risultati entusiasmanti, a cui si aggiungono le intenzioni dell’OMS di ridurre entro il 2030 l’incidenza di casi e del tasso di mortalità del 90% e di eradicare la malaria in almeno 35 paesi. In un contesto di obiettivi così ambiziosi RTS, S, concludendo la fase III della sperimentazione, rappresenta una vittoria indiscussa e si configura prezioso alleato per il futuro. Let’s close the gap!