La dieta senza glutine per i non celiaci è salutare?

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La dieta priva di glutine sta diventando sempre più popolare tra le persone che non soffrono di celiachia.

La fetta della popolazione che sta rimuovendo il glutine dalla propria dieta  è in aumento e questo sembrerebbe essere associato all’ormai diffusa idea che il glutine sia dannoso per la salute, che porterebbe ad un aumento del rischio di obesità, di sindrome metabolica e di rischio cardiovascolare.

Secondo l’opinione di alcune persone, la dieta gluten-free sembrerebbe apportare benefici alla salute. Ma è veramente così?

Glutine e celiachia

Il glutine è un composto peptidico contenuto in alcuni cereali come frumento, farro, segale, orzo e avena. Questo composto è vischioso ed elastico, è costituito da due classi proteiche: Gluteline e Prolammine.

La prolamina è la responsabile dell’effetto tossico per il celiaco.

La prolamina del frumento è chiamata gliadina, proteine simili con lo stesso effetto sul celiaco, si trovano anche in orzo (ordeine), segale (segaline), farro, spelta, kamut, triticale ed avena.

La celiachia è una malattia autoimmunitaria che interessa principalmente l’intestino tenue di persone che sono geneticamente predisposte alla patologia. È mediata dai linfociti T che reagiscono contro le prolammine, scatenando una risposta immunitaria e provocando danni locali, in più si ha infiammazione della parete intestinale, attivazione dei linfociti B e di conseguenza sintesi degli anticorpi anti-prolammine. Numerosi sono i sintomi, dalla diarrea, steatorrea, perdita di peso e molti altri che variano a seconda del tipo di celiachia e persona. Normalmente il trattamento consiste nell’assumere alimenti privi di glutine in modo da evitare lo scatenarsi della risposta immunitaria contro di esso.

Lo studio

Uno studio americano ha effettuato una ricerca che ha coinvolto persone sane, non affette da celiachia o da altri disturbi cardiovascolari. Lo scopo era verificare se la dieta priva di glutine fosse in qualche modo correlata ad un minor rischio di malattia, in particolare il rischio cardiovascolare.

Questa osservazione partita nel 1986, è durata ben 26 anni, ed ha interessato 64.714 donne e 45.303 uomini, in totale sono stati analizzati quindi ben 2.273.931 anni di diete alimentari e stati di salute! Una curiosità, tutte le persone che hanno partecipato allo studio erano figure sanitarie.

Risultato della ricerca

Alla fine dello studio è risultato che le persone sane che stavano seguendo un regime dietetico senza glutine avevano lo stesso rischio di malattie all’apparato cardiovascolare delle persone sane che avevano un regime dietetico normale.

Il rischio cardiovascolare è stato calcolato tenendo conto degli infarti fatali e non fatali del miocardio rilevati.

I ricercatori hanno poi osservato come le diete prive di glutine apportino un minor contenuto di grano intero, alimento contenente l’endosperma, il germe e la crusca, sostanza che molti studi hanno detto essere in qualche modo protettiva per l’apparato cardiovascolare.

Lo studio non ha esaminato la correlazione tra dieta con glutine e aglutinata in relazione al rischio di obesità, bisogna però aggiungere una precisazione: molti alimenti gluten-free hanno un quantitativo di zuccheri e grassi (ed indice glicemico) maggiori delle loro controparti con glutine.

Scegliere alimenti gluten-free richiede una maggiore attenzione e controllo delle etichette.

Altro fattore da considerare è il lato economico. I cibi senza glutine hanno un prezzo molto più elevato (a volte anche più del doppio) rispetto ai cibi normali. I malati celiaci in Italia ricevono infatti un contributo per l’acquisto di questi alimenti.

Conclusione

Lo studio ha dimostrato come non ci sia alcun beneficio per le persone non affette da celiachia ad assumere cibo privo di glutine.

Ci sarebbe invece il dubbio che queste persone, assumendo meno grano intero, siano meno protette verso malanni cardiovascolari.

I ricercatori si sono esposti riguardo alla loro contrarietà al suggerire un regime dietetico privo di glutine, in persone che non hanno la sensibilità immunologica a questa proteina. La vostra salute non ne migliorerebbe, ma sicuramente il vostro portafoglio sarebbe più vuoto.

 

Fonti | Articolo originale BMJ