L’abuso di cure è dovuto al reddito: le evidenze

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Il reddito è un fattore strettamente collegato con la salute.

La correlazione fra reddito e salute venne assodata già quarant’anni fa, quando, alcuni ricercatori inglesi, pubblicarono il “Whitehall II”, un rivoluzionario studio in grado di evidenziare questo rapporto.

Oggi, assodata tale relazione, emergono nuove evidenze e nuovi dubbi, primo fra tutti: ma con il crescere del reddito, aumenta l’abuso di cure?

Gli studi

Alla base vi è il Whitehall study che, nel decennio 1967-1977, focalizzò l’attenzione degli epidemiologi inglesi, guidati da Micheal Marmot, e dell’intero mondo scientifico sull’importanza della posizione lavorativa nella salute degli individui. Infatti, lo studio evidenziava come dal fattorino alle segretarie, salendo ai top manager non solo diminuiva il tasso di decessi ma la salute mentale e fisica veniva nettamente migliorata. 

Invece, è dello scorso anno un’analisi targata USA che ha connesso i dati derivati dal sistema fiscale americano e i registri dei decessi della Social Security.

I risultati portano alla luce una vecchia conferma e una nuova evidenza. Lo studio conferma che al crescere del reddito si associa una maggior longevità, e, inoltre, emerge che le persone con reddito maggiore ricevono più cure- anzi, fin troppe cure.

L’analisi

La possibilità economica di far fronte a maggiori spese mediche, la maggior aspettativa, le domande di servizi, e un marketing del sistema salute sempre più aggressivo sembrano esporre al rischio di sovra utilizzo di terapie e cure.

Non è un controsenso perché l’eccesso di cure può essere tossico.

In prima analisi, per i sistemi sanitari stessi: basti pensare ai programmi di screening del cancro. Questi, se non sono adeguatamente pensati, rischiano di portare a fenomeni di over-diagnosi e alla dispensazione di trattamenti potenzialmente anche inutili. Soprattutto per quei tumori in cui l’incidenza è sensibile proprio all’intensità dei controlli.

Ci sono tumori che possono presentarsi con forme sub cliniche, indolori, che una sovra utilizzo di esami diagnostici (imaging o test di laboratorio) può falsare la percezione della patologia e sovrastimarla.

Il cancro al seno, il cancro alla prostata, il melanoma e il cancro alla tiroide sono quattro tipi di tumore sensibili proprio all’intensità dell’osservazione.

La loro incidenza varia  cambiando l’intensità dell’osservazione, cioè per esempio la frequenza dei programmi di screening.

Lo prova uno studio che incrocia dati del Censo degli Stati Uniti rielaborandoli con i dati del Surveillance, Epidemiology and End Results program.

Nelle fasce di reddito più alte, a partire già dal 1975, l’incidenza per i quattro tipi di tumore presi in esame cresce molto più di quanto non faccia nelle fasce di reddito più basse.

Eppure a questo aumento di casi non corrisponde nessun aumento parallelo o proporzionale della mortalità.

Anzi, nello stesso lasso di tempo 1975-2013, nelle fasce di reddito più alte la mortalità per i quattro tipi di tumore studiati (cancro alla prostata, al seno, alla tiroide e melanoma) diminuisce ininterrottamente.

Quel test di troppo

Aumentano gli screening, le risonanze magnetiche, sono scoperte anche le anomalie più piccole, crescono i test di follow up e le biopsie. Insomma, si scoprono più casi di tumore.

La diminuzione della mortalità può essere spiegata sia dalla efficacia sempre maggiore delle terapie sia dal maggiore accesso alle terapie.

Oppure può anche essere causata da over diagnosi: secondo questo studio, sono dai 5 ai 10 pazienti per ogni morte il numero delle persone diagnosticate di troppo.

Questo il prezzo dell’equazione “maggiori gli screening, minori i decessi”. Di fatto, la mortalità delle fasce di reddito più alte diminuisce più drasticamente della mortalità delle fasce di reddito più basse: sono le due facce della medaglia, da una parte il sovra utilizzo, dall’altra il maggior accesso alle cure.

Eppure, l’eccessivo ricorso a test può seriamente ledere la persona, portare a trattamenti senza alcun vantaggio e, addirittura, a complicanze chirurgiche.

La transizione da persona a paziente pesa anche sul personale senso di resilienza, fondamentale per la salute. E questo per ogni fascia di reddito interessata da programmi di screening non adeguatamente progettati.

La promozione della salute è una stella polare della medicina moderna. Ma l’adeguata promozione della salute è un orizzonte che a volte si fa lontano. 

Il marketing d’area sanitaria dovrebbe sempre avere coscienza del suo peso nelle scelte, e nella salute, delle persone, mai dimenticarlo. E questo è vero per un sistema sanitario modellato sul “fee-for-service” dove si paga la singola prestazione, come quello americano, che per qualsiasi altro.

FONTI| articolo