C’è una correlazione fra metalli pesanti e autismo

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Metalli pesanti e autismo: c’è una correlazione
Metalli pesanti e autismo: c’è una correlazione

L’autismo

Già al solo sentirla, la parola “autismo” suscita preoccupazione: sebbene in epoche non troppo lontane sia stato azzardato l’improprio accostamento con i vaccini (ampiamente smentito dalla comunità scientifica), siamo ancora ben lontani dall’aver compreso i vari meccanismi genetici ed ambientali che sono alla base dell’insorgenza di questo disturbo.

I disturbi dello spetto autistico, secondo le più recenti definizioni, derivano da un’alterazione dello sviluppo che coinvolge vari aspetti: abilità di comunicazione, di socializzazione, comportamenti inusuali (ripetitivi o stereotipati) e un’alterata capacità immaginativa.

La ricerca medica attualmente, grazie anche alle recenti scoperte (come la diagnosi tramite liquido cerebrospinale e sangue), concentra gran parte dei suoi sforzi per facilitare l’iter diagnostico.

Comprendere e fornire il massimo supporto a chi convive con questo disturbo è la priorità assoluta: basti pensare che in un solo anno negli Stati Uniti è passati da 1 caso diagnosticato su 88 bambini nel 2016 a 1 caso diagnosticato su 68 bambini nel 2017 (fonte CDC, Center for Desease Control).

La conferma di questa priorità arriva con un nuovo studio, ad opera dei ricercatori della Icahn School of Medicine al Mount Sinai di New York e pubblicato sulla rivista Nature Communications.

In questo studio i ricercatori hanno trovato una correlazione tra l’insorgenza dell’autismo e concentrazioni di metalli pesanti all’interno dell’organismo del bambino nel periodo prenatale e postnatale (e no, i vaccini non c’entrano un bel niente).

Lo studio sui…denti!

Alla base di questo studio vi sono delle conoscenze maturate da precedenti ricerche: i nostri denti sono una sorta di libro che contiene la nostra storia prenatale e postnatale, ciò a cui siamo stati esposti (durante i mesi della gestazione e i primi anni di vita) è contenuto nella dentina, una particolare sostanza che, proprio al di sotto dello smalto, avvolge i nostri denti e trattiene queste informazioni.

Da qui l’intuizione: come dal tronco di un albero tagliato è possibile risalire alla sua età, così scavando nella dentina dei denti da latte caduti ai bambini è possibile risalire a quali sostanze sono stati esposti sia nella vita prenatale che nella vita postnatale.

Utilizzando dei laser particolari, i ricercatori sono riusciti a “scavare” nella dentina e osservare cosa contenevano.

Metalli pesanti e autismo: c’è una correlazione
Il metodo laser utilizzato per analizzare la dentina Mount Sinai Health System

I bambini che presentavano un disturbo dello spettro autistico avevano nella dentina una concentrazione maggiore di metalli pesanti (come il piombo, lo zinco e il manganese) maggiore rispetto ai bambini che non lo presentavano.

Il metodo

Oltre agli straordinari risultati di questa ricerca, gli studiosi sono riusciti per la prima volta a fare una dicotomia abbastanza importante: studiare gli effetti ambientali causanti l’insorgenza dell’autismo scevri da qualsivoglia intervento genetico.

Per riuscirvi i ricercatori hanno reclutato nello studio diverse coppie di gemelli omozigoti (e quindi con stesso patrimonio genetico) e analizzato i loro denti.

I risultati sono stati sorprendenti: nelle coppie dove un solo individuo sviluppava un disturbo dello spettro autistico, all’interno della dentina i livelli di alcuni metalli pesanti erano elevatissimi, mentre nei denti del gemello i livelli di questi stessi elementi non superavano determinati livelli.

I ricercatori hanno osservato dei cambiamenti rilevanti nella concentrazione di tre particolari metalli pesanti: piombo, zinco e manganese.

Le concentrazioni maggiori di piombo erano presenti nel periodo immediatamente successivo alla nascita.

Per quanto riguarda lo zinco invece, nei bambini con un disturbo dello spettro autistico i livelli erano inferiori nel periodo prenatale rispetto al gemello, subivano poi un’impennata nel periodo immediatamente successivo alla nascita.

Discorso a parte per il manganese: sia nel periodo prenatale che postnatale i livelli di questo metallo erano nettamente inferiori nel bambino che ha poi sviluppato l’autismo rispetto al suo gemello.

Grazie a questa ricerca, è stato finalmente possibile dimostrare che l’insorgenza dell’autismo non è unicamente a carattere genetico, ma dipende anche da fattori ambientali. Se futuri studi confermeranno i risultati di questa ricerca, sarà necessario porre l’attenzione sugli stili di vita e sui luoghi che le future mamme frequenteranno.

FONTE | Fetal and postnatal metal dysregulation in autism