“Brain drain”: lo smartphone ridurrebbe le capacità cognitive

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La sola presenza del cellulare, spento o acceso che sia, è sufficiente a ridurre le nostre abilità e performance cognitive.

È quanto risulta da uno studio pubblicato sulla rivista Journal of the Association for Consumer Research. Il team di ricerca dell’Università del Texas di Austin (USA), guidato da Adrian Ward, ha indagato sui possibili effetti deleteri, sulle funzioni cognitive, derivanti non solo dall’uso eccessivo dei cellulari ma anche dalla loro mera presenza nelle vicinanze dei soggetti esaminati.

L’avvento della telefonia mobile è stato senz’altro fonte di nuove risorse comunicative, di connessioni più facili da realizzare, di un più rapido flusso di informazioni e di una maggiore produttività lavorativa ed economica, ma allo stesso tempo può essere in grado di causare conseguenze negative sulle principali abilità cognitive.

I ricercatori parlano di “fuga del cervello” facendo riferimento alla netta riduzione della performance cognitiva e della capacità di concentrazione associata alla sola presenza del cellulare.

Un po’ di dati

Si stima che ogni individuo utilizzi il proprio cellulare in media 85 volte al giorno, anche nei momenti più impensabili: al risveglio, prima di andare a dormire e persino durante la notte.

L’ampia disponibilità dei cellulari ha introdotto nella nostra esistenza in un vortice di connessioni virtuali attraverso le quali ci si ritrova magicamente, e con disarmante facilità,  catapultati da un angolo all’altro del mondo.

Si tratta di un livello di connettività inconcepibile fino ad un decennio fa, ma ormai considerato da tutti indispensabile. Tant’è che il 91% della popolazione riferisce di non uscire di casa senza il proprio cellulare.

Non solo. Ben il 46% afferma di non poter vivere senza questo inseparabile mezzo di comunicazione.

Lo studio

Due esperimenti sono stati condotti allo scopo di testare l’ipotesi in base alla quale la sola presenza del cellulare possa ridurre le abilità cognitive.

Ai partecipanti allo studio (548, dei quali il 53,3% donne e il 21,1% uomini) è stato chiesto di svolgere al computer una batteria di test cognitivi, al fine di valutare la loro capacità di concentrazione e di elaborazione dei dati in diverse condizioni di “esposizione” al loro dispositivo mobile.

  • Primo gruppo: cellulare posizionato sulla scrivania, dunque vicino al soggetto esaminato e a portata di mano, ma con il display in giù in modo da non poter essere controllato;
  • Secondo gruppo: cellulare collocato in tasca o nella borsa, quindi nelle vicinanze ma fuori dalla portata immediata;
  • Terzo gruppo: il cellulare si trova in un’altra stanza.

A tutti i soggetti è stato chiesto di predisporre il cellulare in modalità silenziosa, per evitare distrazioni dovute a chiamate o ad altri tipi di notifiche.

Nella seconda fase dello studio, ai partecipanti, ancora suddivisi nei tre gruppi, è stato somministrato un questionario di autovalutazione incentrato sul loro personale livello di “dipendenza da smartphone, al fine di capire quanto essa incidesse sugli indici cognitivi.

Risultati ed interpretazione

Esperimento 1: la funzione cognitiva è stata valutata attraverso due parametri:

  • Working Memory Capacity (WMC);
  • Functional Fluid Intelligence (Gf).

Gli autori dello studio hanno evidenziato una corrispondenza inversa tra la vicinanza del cellulare al soggetto esaminato e i due indici: più aumenta la prima più diminuiscono i secondi.

Nel corso di tale fase, inoltre, è stato chiesto ai partecipanti con quale frequenza pensassero ai loro cellulari (“pensiero cosciente”). Nonostante la maggior parte avesse riferito di essere concentrato sullo svolgimento dei test, gli indici cognitivi sono risultati comunque compromessi in rapporto alla posizione del cellulare, indipendentemente, dunque, dai contenuti della coscienza.

Esperimento 2: i partecipanti con una “dipendenza da smartphone” di grado alto o moderato hanno conseguito i punteggi più bassi, ma solo quando il cellulare era in tasca, nella borsa, oppure sulla scrivania, dunque nel proprio raggio d’azione.

Non è stata rilevata nessuna variazione nei risultati laddove il cellulare fosse spento o con il display in giù.

Implicazioni e prospettive future

Il dato in base al quale i punteggi restano uguali a prescindere che il cellulare sia acceso o spento, con il display rivolto verso l’alto o verso il basso, suggerisce che la capacità di concentrazione non dipende dall’arrivo di notifiche, messaggi o chiamate. La presenza del dispositivo nel proprio campo visivo va ad inficiare le performance cognitive in quanto fornisce al soggetto una distrazione: i partecipanti allo studio, anche se consapevolmente impegnati nell’esecuzione dei compiti assegnati, hanno dimostrato, in base ai punteggi ottenuti, di essere inconsciamente “attratti” dalla vicinanza del cellulare e dalle ampie possibilità di connessione che esso fornisce.

La mente cosciente non sta pensando allo smartphone, ma il processo che richiede a se stessi di non pensare a qualcosa utilizza alcune delle proprie limitate risorse cognitive” – Adrian Ward, leader del team di ricerca

Il tentativo del  soggetto di non pensare al possibile uso del cellulare gli sottrae abilità e risorse fondamentali per il corretto espletamento delle funzioni cognitive.

I giovani adulti, il 92% dei quali possiede uno smartphone, rappresentano la categoria maggiormente a rischio di effetti deleteri a lungo termine sulle funzioni cognitive.

La disponibilità dei cellulari nelle aule scolastiche può minare sia l’apprendimento che la performance nei test.

Ricerche future potrebbero focalizzarsi su come bambini, adolescenti e giovani adulti possano essere inficiati dalla presenza di strumenti tecnologici nell’ambiente scolastico o lavorativo.

FONTI | Articolo originale, Articolo smartphone, Immagine in evidenza.