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Caso

Carla ha 25 anni, neo-mamma e con una storia clinica particolare.

La ragazza, infatti, ha vissuto una gravidanza poco serena in quanto nell’ultimo trimestre ha sviluppato eclampsia caratterizzata da convulsioni non responsive in acuto al trattamento classico con Solfato di Magnesio, ma trattate nel corso dell’accesso convulsivo con barbiturici.

Questo decorso della gestazione l’ha condotta al rifiuto psicologico dei medici ed a limitare quanto più possibile il ricorso ai camici bianchi, anche per patologie inerenti al piccolino.

Pochi mesi dopo il parto, a metà Gennaio, la situazione di Carla sembra essersi ripristinata. Le convulsioni sono terminate ed il piccolino sta bene, sennonché si accorge di avere una fastidiosa faringodinia, escreato mucoso maleodorante e placche sulle tonsille.  Decide dunque di curarsi da sé e si auto-somministra degli antibiotici che le erano stati prescritti prima della gravidanza.

Dopo due giorni di assunzione, la patologia non migliora, così ne incrementa la dose.

Ad una settimana dalla prima presentazione clinica, la faringodinia aumenta, l’escreato è rimasto mucopurulento e si è aggiunta un tosse produttiva ad un senso di lieve costrizione toracica.

Nello stesso tempo, però, Carla nota che il proprio bambino prende, nel corso della giornata, sempre meno latte, la cute è più fredda e le labbra sono lievemente cianotiche. Non dà peso sin da subito alla vicenda. Circa al quarto giorno il bambino inizia a vomitare e, poiché le cose sembra peggiorino, Carla decide di portare il bambino dal pediatra. Il medico nota, oltre ai sintomi prima detti e peggiorati, uno strano colore della cute, flaccidità muscolare e ipotensione.

La patologia di Carla è la stessa del piccolino? Cosa può essere successo?

Diagnosi: Intossicazione infantile da amfenicoli o  Sindrome del Bambino Grigio

La sindrome del Bambino Grigio è una patologia che si manifesta a seguito di inappropriata somministrazione di amfenicoli in soggetti con un sistema metabolico epatico non pienamente sviluppato. Tali molecole hanno la capacità di passare nel latte e devono dunque essere evitate in corso di allattamento.

La soluzione del caso è la seguente: Carla ha semplicemente avuto un’infezione delle alte vie respiratorie e, per contrastarla, ha pensato bene di autosomministrarsi il primo antibiotico disponibile. La patologia non è pero migliorata in quanto, evidentemente, il patogeno non ne era sensibile, anche a dosi più alte, o la terapia non era appropriata.

Questo ha comportato da un lato la progressione della malattia di Carla, dall’altro l’intossicazione del bambino.