Infarto miocardico: scoperta una proteina con possibile ruolo protettivo

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Un nuovo studio, condotto dagli scienziati del centro di ricerca del King’s College London, ha rivelato un possibile uso della proteina naturale Dickkopf (DKK3) come una nuova terapia per arrestare l’accumulo di materiale grasso all’interno delle arterie e proteggere dall’infarto e dall’ictus causati da aterosclerosi.

 Infarto miocardico

Con il termine di infarto miocardico si intende un focolaio di necrosi coagulativa dei cardiomiociti, provocata da ischemia prolungata, susseguente ad una inadeguata perfusione del miocardio per squilibrio fra richiesta e offerta di ossigeno.

Le stenosi coronariche epicardiche di natura aterosclerotica rappresentano il substrato più frequente dell’ischemia miocardica. Se la stenosi provoca una riduzione del lume maggiore dell’80% il flusso coronarico, in assenza di circoli collaterali, diventa insufficiente già a riposo. Altre cause di infarto coronarico, seppur meno frequenti ma comunque possibili, sono alterazione strutturale del microcircolo coronarico, lo spasmo coronarico e  la trombosi coronarica sub occlusiva (ischemia sub endocardica) o occlusiva (infarto trans murale), trombosi che spesso è la conseguenza della complicazione di una placca aterosclerotica.

Ma come già detto è l’aterosclerosi il substrato principe dell’infarto miocardico.

La formazione della placca aterosclerotica (che oltre a determinare la semplice “stenosi” può complicarsi causando fenomeni trombotici) dipende dalla presenza di uno stimolo aterogeno, di varia natura, in grado di danneggiare la funzione delle cellule endoteliali e di determinare una maggiore permeabilità capillare a cui consegue l’accumulo subintimale di LDL.

Le LDL costituiscono, nel loro insieme, quello che è tipicamente noto come colesterolo cattivo, poiché si tratta di quelle particelle lipoproteiche, ricche in colesterolo, che vanno a rifornire i vari tessuti del nostro corpo.

Un loro aumento (per un paziente che ha avuto un infarto o un soggetto diabetico devono stare sotto il livello di 70 mg/dL secondo le ultime linee guida) può essere dannoso: infatti, le LDL che si accumulano nel sub endotelio vanno incontro ad ossidazione con formazione di oxLDL.

Queste ultime vengono fagocitate senza feedback negativo dai macrofagi che, in questo modo, si ingrandiscono sempre di più fino a diventare cellule schiumose: queste costituiscono il cuore lipidico della placca aterosclerotica.

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Gli studi

Negli ultimi anni, gli scienziati si sono occupati in modo approfondito dei meccanismi alla base dell’aterosclerosi: ad esempio, nel 1997 è stato scoperto, sulle cellule endoteliali, il recettore LOX-1 che permette loro di internalizzare le oxLDL. Poco dopo, è stata scoperta un’isoforma di splicing del gene di tale recettore (la loxina) che avrebbe un ruolo protettivo poiché forma dimeri inattivi con LOX-1.

Un ruolo protettivo sembrerebbe averlo anche la proteina  Dickkopf (DKK3).

I ricercatori, attraverso l’analisi di campioni di sangue, raccolti da 574 persone in cinque anni, hanno misurato i livelli di DKK3. Da questo studio è emerso che le persone con più elevati valori di DKK3, hanno meno probabilità di sviluppare l’aterosclerosi e presentano, inoltre, minore probabilità di insorgenza di accidenti cerebrovascolari.

Quello che rende significativa questa scoperta è che la minore incidenza di eventi cerebrovascolari è statisticamente indipendente da variabili di confondimento come ipercolesterolemia e ipertensione.

Gli scienziati, approfondendo gli studi, hanno scoperto che topi geneticamente carenti della proteina DKK3  presentano , anche, piastrine aterosclerotiche più grandi e meno stabili di quelle che la proteina potrebbe produrre.

In altre parole, la carenza di questa proteina va a influenzare negativamente il destino della placca aterosclerotica che, più facilmente, evolverà in una placca instabile,  caratterizzata da un cappuccio fibroso sottile, un nucleo lipidico grande e un abbondante infiltrato infiammatorio con alta probabilità di fessurazione associata a trombosi.

Inoltre, i topi carenti di DKK3 riescono di meno a riparare l’endotelio per ricoprire i loro vasi sanguigni danneggiati: questo suggerisce che la DKK3 è in grado di proteggere contro l’aterosclerosi, aiutando la riparazione del rivestimento endoteliale, al primo segno di danno, prima che i depositi grassi possano accumularsi.

 Conclusioni

Le prospettive più interessanti emerse da questi studi sono:

utilizzare un semplice test del sangue per trovare persone apparentemente sane che possono essere a  rischio di attacco cardiacoaumentare i livelli della proteina DKK3 così da proteggere le persone dagli accumuli grassi che possono causare danni cerebrovascolari.

FONTE| 2017-07-protein-heart.html